Spigoloso, ruvido e diretto. Non ha voluto nascondere nulla Michael Jordan nella serie “The Last Dance”, prodotta da ESPN e distribuita a livello mondiale da Netflix. Un appuntamento fisso la domenica sera in America e il lunedì per il resto del Mondo. La possibilità di conoscere segreti, curiosità e retroscena dell’ultima, leggendaria stagione di MJ ai Bulls.

La guida sportiva quotidiana di 888sport!

Un’idea nata dal produttore di NBA Entertainment Andy Thompson, e recepita all’inizio della stagione 1997/98 quando il proprietario dei Campioni NBA Jerry Reinsdorf e il coach Phil Jackson hanno dato l’ok alla realizzazione delle riprese “dietro le quinte”.

Il tutto, ovviamente, sotto la regia e la volontà di Michael Jordan. Assoluto protagonista della serie, e vero monopolizzatore della scena. Si analizza la carriera e la situazione contrattuale di Pippen, l’arrivo di Rodman a Chicago e il rapporto molto conflittuale, che meriterà un articolo a parte, con il gm Jerry Krause

Il consenso di MJ

La gestione della data d’uscita è stata lasciata direttamente allo stesso Jordan che non riceverà un solo dollaro dai diritti relativi alla messa in onda, avendo destinato i proventi ad iniziative di beneficenza.

Avere il consenso del campione alla messa in onda della serie è stato sicuramente il passaggio più complicato per ESPN. Sono stati tre i grandi registi ai quali MJ ha detto no nel corso degli anni, Spike Lee, appassionato di basket compreso! È stato quindi MJ a decidere di pubblicare la stagione della leggenda nel 2020, anche se precedentemente era prevista l’uscita per il mese di giugno. Avrà svolto sicuramente un ruolo fondamentale in tal senso la carica di Commissioner, attualmente ricoperta da Adam Silver, tra i promotori delle riprese nel 1997.

La sospensione della stagione NBA ha convinto ESPN e Netflix ad anticipare, con numeri da record, l’uscita al 19 aprile in America, il 20 aprile per il resto del Mondo. In Italia nessuna serie è stata più vista sulle piattaforme streaming!

L’accordo tra i due colossi dell’intrattenimento televisivo è nell’ordine dei 20 milioni di dollari, secondo l’esperto Bill Simmons: un importo clamoroso se pensiamo all’anno di registrazione delle riprese. Il materiale realizzato comprendeva oltre 500 ore di girato ed un’opera di post produzione che si presentava clamorosamente complicata, con una corsa contro il tempo per consegnare le puntate finali.

La scelta del 2020 coniuga una straordinaria strategia di marketing alla possibilità di far conoscere alla nuova generazione cosa è stato Michael Jordan per lo sport mondiale. La lettura pubblicitaria trova conferme nel quinto episodio della serie, quando MJ ricorda la sua ultima partita al Madison Square Garden.

In quell’occasione Jordan tornò ad indossare le sue prime Jordan Air 1 e realizzò 42 punti contro i Knicks. Nel giro di 24 ore dall’uscita dell’episodio in USA il prezzo delle Jordan Air 1 è raddoppiato, vista l’enorme richiesta scatenata proprio da “The Last Dance”. Il collezionista Jordy Geller è riuscito, attraverso la famosa agenzia Sotheby', a vendere un paio di Air Jordan I, usate durante la stagione 1984-85, alla cifra record di 560.000 dollari!

C’è un lato più sensibile e meno legato all’aspetto puramente economico. I tanti flashback all’interno della serie e la descrizione della carriera di MJ danno la possibilità di rivivere l’impatto di Jordan nella cultura degli Anni Ottanta e Novanta. L’esplosione del marchio Nike grazie alle sue straordinarie prestazioni, la trasformazione della scarpe da basket in sneakers ricercate da qualsiasi ragazzo.

La voglia di distaccarsi dal contesto politico per concentrarsi solo sul mondo del basket. La decisione di presentarsi “umano” parlando delle polemiche del 1993 per la sua gita ad Atlantic City tra gara-1 e gara-2 delle Finali di Conference a New York, entrambe vinte a sorpresa per i pronostici NBA dai Knicks! Il tutto ha reso molto più accessibile ai giovani un’icona che fino a un mese fa apparteneva soprattutto alla generazione degli anni ottanta e novanta. 

Curiosità

Pippen, descritto nella serie come il 122° giocatore per stipendio della Lega, nella sua carriera NBA ha guadagnato, ovviamente ci riferiamo solo ai compensi strettamente sportivi, più di Jordan, grazie alla sottoscrizione di due contratti all’indomani del clamoroso sesto titolo. Paradossalmente è la seconda parte della carriera dell'ala da Arkansas ad averlo reso ricco con le firme con Houston per 11 milioni e la stagione successiva, un quadriennale con Portland da 65 milioni complessivi!

Il materiale girato è stato conservato, rectius, blindato, per 19 anni negli uffici del futuristico Replay Center NBA di Secaucus, New Jersey.

Adam Silver, responsabile della NBA Entertainment nel 1997 ed attuale Commissioner della Lega, viene inquadrato nel primo episodio, davanti all’albergo parigino che ospitava, sotto prenotazioni con falsi nomi, i Bulls. 

Tra i registi che hanno ricevuto un secco rifiuto di Jordan c'è anche il simpatico Danny Devito!

*L'immagine di apertura è di John Swart (AP Photo).

Sull'autore
Di
Ermanno Pansa

Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

Amante degli incontri ricchi di gol, collabora quotidianamente con il blog di 888sport, per il quale rappresenta una costante fonte di idee.

Articoli Correlati
Il basket tricolore rallenta la crescita!

Equilibrio in campo e nei numeri

Come scommettere sul basket

I fattori decisivi

NBA G-League: ve la raccontiamo con Christian Giordano

Ricerca e sviluppo nella G-League

Le più belle notti italiane in Eurolega!

La serata di Tel Aviv

Saranno famosi: la NCAA parla italiano

L'Italia nel College Basketball!