Se le vittorie dei tecnici europei in Sudamerica si possono contare quasi sulle dita di una mano, quelle degli allenatori sudamericani occupano uno spazio ben maggiore nella storia dei club europei. Il primo americano a conquistare un successo fu Conrad Ross, nel 1934, in Francia con il Sochaux. Nato in Uruguay, fu il primo calciatore straniero a essere ingaggiato nel campionato brasiliano dalla Portuguesa.

 

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Dopo un breve periodo nella Juventude, si trasferì in Francia nel Club Français dove - leggenda racconta - abbia giocato per qualche mese con Helenio Herrera, altro personaggio del quale parleremo più avanti.

Prima di conoscere l’allenatore della grande Inter, il percorso temporale ci impone di raccontare la storia di Luis Carniglia, calciatore argentino di buon livello che cercò fortuna anche in Europa. Iniziò ad allenare il Nizza, medesimo club con il quale aveva concluso la propria carriera da giocatore. E vinse il titolo al primo colpo - nel 1957 - tanto da attirare l’attenzione del Real Madrid.

Nella capitale spagnola resta soltanto due anni, il tempo di conquistare una Liga e due Coppe dei Campioni; ciò non basta per placare l’ira del presidente Santiago Bernabeu che lo allontana dal club castigliano per aver lasciato in panchina Ferenc Puskas nella finale del 1959 contro i francesi dello Stade Reims. Approda in Italia, e vince una coppa delle Fiere con la Roma, ma non è la stessa cosa.

Quando - nel 1964 - arriva a Milano sulla panchina dei rossoneri, dall’altra parte c’è Helenio Herrera che ha appena conquistato la prima Coppa dei Campioni della storia dell’Inter; l’avvento dell’allenatore argentino rappresenta uno spartiacque per il ruolo di allenatore, c’è un prima, e un dopo: da quando c’è Herrera, la figura del tecnico diventerà primaria all’interno di un club.

Herrera è maniacale nella preparazione atletica, conosce alla perfezione pregi e difetti degli avversari, sa motivare i suoi uomini come pochi. “Classe+Preparazione, Atletica+Intelligenza=Scudetto”. I cartelli, appesi nello spogliatoio della squadra ebbero un loro effetto. Il doppio successo consecutivo in Coppa dei Campioni nel 1964 e nel 1965 hanno regalato imperitura gloria a un personaggio singolare, che aveva già incantato la Spagna vincendo per due volte la Lega con l’Atletico Madrid e altrettante con il Barcellona, aggiungendo alla bacheca catalana anche due Coppa del Re.

Nello stesso periodo, sulla panchina della Juventus arriva il paraguaiano Heriberto Herrera, subito etichettato come “Habla Habla” stravagante soprannome per gettare discredito sull’allenatore sudamericano rispetto a Helenio Herrera, identificato con la sigla vincente HH. La Juventus di quelle stagioni fu una squadra operaia, il tecnico - inviso alla piazza per aver avallato la cessione di Omar Sivori - riuscì in ogni modo a conquistare uno scudetto e una coppa Italia.

Dall'El Ingeniero al Cholo

Negli anni più recenti, un altro allenatore sudamericano ha scritto gloriose pagine di storia del calcio europeo: Manuel Pellegrini. Spende la propria carriera da calciatore come arcigno difensore dell’Universidad de Chile, e due anni dopo (1988) inizia con lo stesso club la sua avventura come tecnico. Il tecnico cileno - dopo aver vinto diversi titoli in Sudamerica, tra i quali spiccano quello con il San Lorenzo e il successivo con il River Plate - approda in Europa.

Nella Liga spagnola esalta le qualità del Villarreal e richiama l’attenzione del Real Madrid dove - tuttavia - non riesce a portare a casa alcun titolo. Vive l’apice della propria carriera al Manchester City dove in tre stagioni vince una Premier League (2014) da favorito per le scommesse calcio e due Coppe di Lega. Il cammino nelle coppe Europee invece non è esaltante, così i proprietari del City ingaggiano Pep Guardiola lasciando andare l’allenatore cileno.

Vincere in Europa non è affatto semplice, nel corso degli ultimi decenni gran parte dei tecnici sudamericani hanno speso parte delle loro carriere nel Vecchio Continente, senza raggiungere traguardi sportivi significativi: da Marcelo Bielsa a Felipe Scolari, da Vanderlei Luxemburgo al Real a Carlos Bianchi, hanno fallito tutti la loro missione.

Vanderlei Luxemburgo in Spagna!

A questo punto, l’Helenio Herrera del ventunesimo secolo non può che essere Diego Pablo Simeone; scovato da Romeo Anconetani nella cantera del Velez e acquistato dal Pisa per un miliardo e mezzo di vecchie lire. Il centrocampista sa farsi valere: va in Spagna e trionfa con l’Atletico Madrid, torna in Italia, gioca nell’Inter, vince nella Lazio. Poi torna in Argentina per chiudere la carriera da giocatore, iniziandone una altrettanto gloriosa da allenatore. Vince due titoli con l’Estudiantes e River Plate, fa la gavetta al Catania, torna in patria quando a chiamarlo è la squadra del cuore: il Racing.

Ma il richiamo dell’Europa è forte, e quando lo contatta l’Atletico Madrid, non esita a fare nuovamente la valigia. Sulla panchina dei colchoneros - dal 2012 - ha vinto una coppa de Re, una Supercoppa di Spagna, una straordinaria Liga nel 2014, due Europa League e due Supercoppe Europee. 

*Le immagini dell'articolo, entrambe distribuite da AP Photo, sono di Jon Super e Bernat Armangue.

Sull'autore
Di
simone pieretti

Giornalista, scrittore, innamorato di futbol. Scrive per trasmettere emozioni e alimentare sogni. Il calcio è una scienza imperfetta: è arte, è musica, è poesia. E' un viaggio nel tempo che ci fa tornare bambini ogni qual volta diamo un calcio a un pallone.

 

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