Sarà ancora Scozia-Inghilterra, come al solito, come sempre. La sfida accenderà i prossimi Europei con le due squadre nello stesso raggruppamento, e sarà come riavvolgere il nastro, come tornare al principio, al quel 30 novembre 1872, giorno della prima partita della storia del calcio Mondiale disputata a Glasgow e riconosciuta come tale dall’Uefa e dalla Fifa.

Tutti i giocatori scozzesi provenivano dal Queen's Park, la squadra inglese convocò alcuni dei calciatori dello Sheffield Wednesday - il club più antico della storia del calcio - dell'Hertfordshire Rangers, del Notts County, degli Harrow Chequers, dell'Oxford University, dal Cambridge University, del Crystal Palace, del Barnes Club e del 1st Surrey Rifles, formazione dei volontari dell’esercito britannico che prese parte alle prime edizioni della FA Cup, giocando a Flodden Road, nel loro quartier generale di Camberwell.

In realtà, le cronache del tempo anticipano l’evento di un paio di anni, quando - tra il marzo del 1870 e il febbraio del 1872 - a Londra vennero disputate 5 partite “internazionali” tra la inglese e una selezione di calciatori scozzesi residenti a Londra. Ma quelle partite non sono mai state ufficializzate dagli organi calcistici istituzionali, perché la squadra scozzese era formata da calciatori residenti unicamente nella città di Londra.

L’impresa della Scozia ai danni della Serbia, ottenuta ai calci di rigore al Marakanà di Belgrado vale un nuovo confronto nella fase finale degli Europei: - l’ultima volta accadde 24 anni fa, e come al solito gli scozzesi giocarono alla morte. Inglesi in vantaggio con Shearer, leggero predominio della formazione allenata da Terry Venables, ma i fiori di Scozia non disdegnano di offendere, a modo loro.

Manca meno di un quarto d’ora quando l’arbitro indica il dischetto in area inglese: rigore per la Scozia. Dagli undici metri, si presenta McAllister. Ma Seaman respinge il tiro, mantenendo la porta immacolata. Il tempo di andare dall’altra parte, e lo scenario offre un capolavoro shakespeariano; sul palcoscenico di Wembley sale Paul “Gazza” Gascoigne: l’ex talento della Lazio riceve il lancio di Darren Anderton sulla trequarti, fa un pallonetto col sinistro sull’accorrente Hendry, poi - al volo - calcia di destro superando Goram.

La folla impazzisce, Gazza si sdraia sul prato, dove mette in scena un’esultanza simulando la dentist’s chair: letteralmente sarebbe “la sedia del dentista”, strumento che molti giocatori inglesi avrebbero utilizzato durante una tournée asiatica per accogliere i sinuosi corpi di alcune geishe accompagnando l’idillio amoroso con delle sane bevute ad alto tasso alcolico. Tutto questo, alla vigilia dell’Europeo del 1996.

Tutto questo riportato fedelmente - con tanto di documentazione fotografica - dai tabloid britannici. Per le quote calcio, l'Inghilterra, dopo il Belgio, è la seconda favorita per Euro 2020!

Football’s coming home

l’Inghilterra torna a organizzare un evento calcistico di portata internazionale a trent’anni distanza dal Mondiale del 1966 vinto contro la Germania. Ma questa volta manca l’happy end, gli Europei li vincono i tedeschi.

 

I confronti internazionali tra le squadre britanniche sono stati - da sempre - motivo di grossa rivalità tra le opposte fazioni, con gli inglesi a farla da padrone, e le altre nazionali pronte a cercare il loro giorno di gloria, magari a Wembley, nel tempio del calcio mondiale. Ma non serve il grande stadio, o il grande evento per accendere gli animi, e far scorrere quella sana passione calcistica insieme agli immancabili fiumi di birra.

Che sfida in Galles

E allora, prendete nota, e rimettete l’orologio perché fra poche ore andrà in scena un altro derby britannico, magari meno nobile di Inghilterra-Scozia, certamente non meno sentito. Spostiamo l’ago della bussola verso Ovest, andiamo a Cardiff ed entriamo al Cardiff City Stadium: lo stadio è deserto, i seggiolini sono vuoti e resteranno vuoti, ma all’ingresso in campo delle Nazionali di Galles e Repubblica d’Irlanda la passione sarà immutata.

Il meraviglioso tifo gallese!

La sfida di Nations League richiama anche l’attenzione dell’Italia che avrà modo di sfidare i gallesi nella terza giornata della fase a gironi dei prossimi Europei.

Ma per andare all’Olimpico di Roma c’è tempo, noi restiamo dentro al Cardiff City Stadium, dove si celano numerose storie di calciatori e talenti indimenticati. Se cerchiamo talenti in maglia rossa, col dragone stampato sul petto, non è difficile risalire a Gareth Bale; dopo aver segnato uno dei gol più belli della Champions League, è caduto in disgrazia, ha svuotato l’armadietto di Valdebebas ed è tornato al Tottenham, nel club che lo aveva rivelato al mondo.

Ancor meno propizio è il momento che vive il ct gallese Ryan Giggs, arrestato proprio nel novembre 2020 per violenza domestica nei confronti della fidanzata. Al momento l’ex campione del Manchester United è in libertà vigilata, ma la federazione gallese lo ha esonerato dai prossimi impegni in attesa che chiarisca davanti al giudice la propria posizione: contro l’Eire sarà Robert Page a guidare la nazionale.

Sull’altra panchina ci sarà Martin O’Neill, che porta in dote la meravigliosa favola del Nottingham Forest, le due Coppe dei Campioni vinte da giocatore con la maglia biancorossa, e l’esempio poco virtuoso ma decisamente efficace di Brian Clough. Il tecnico irlandese nella prossima sfida dovrà fare di necessità-virtù; all’andata l’Eire riuscì a mantenere fino al novantesimo un risultato equilibrato, tanto quanto il ruolino dei confronti diretti tra le due selezioni che vedono sette successi del Galles, sei affermazioni degli irlandesi e cinque pareggi.

L’incontro di Cardiff appare in salita per gli irlandesi, ci fosse Roy Keane in mezzo al campo, sarebbe tutto diverso: ma quei tempi, sono passati un pezzo.

*Le immagini dell'articolo, entrambe distribuite da AP Photo, sono di Michel Spingler e Frank Augstein.

Sull'autore
Di
simone pieretti

Giornalista, scrittore, innamorato di futbol. Scrive per trasmettere emozioni e alimentare sogni. Il calcio è una scienza imperfetta: è arte, è musica, è poesia. E' un viaggio nel tempo che ci fa tornare bambini ogni qual volta diamo un calcio a un pallone.

 

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