Chi ha detto che la "finale secca" sia più emozionante di quella andata e ritorno. C'era un tempo in cui l'ultimo atto Coppa Uefa, oggi Europa League, era strutturato al meglio dei 180': 90' nello stadio di una contendente e i restanti 90' nella "tana" dell'altra. E' stato così fino alla stagione 1996-97: procedura inattuabile nel calcio di oggi in mano allo show business? Evidentemente sì, ma vi possiamo assicurare che, anche con le "regole classiche", ci si è divertiti.

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Eccome. Allo stadio e incollati agli schermi delle tv. Per questo, abbiamo selezionato 3 tra le finali andate-ritorno più pazze della cara, vecchia Coppa Uefa. Meriteranno, naturalmente, un capitolo a parte, le imprese granate del 1992!

1980-81
Ipswich Town-AZ Alkmaar 3-0
AZ Alkmar-Ipswich Town 4-2

A Portman Road va in scena il primo atto di una finale tra due squadre che non sono mai state insignite nell'albo d'oro delle competizioni europee. Da una parte l'Ipswich Town di Bobby Robson, che in casa sono stati capaci di battere il temibile Widzew Łódź (peraltro "giustiziere" di Juventus e Manchester Utd) e il Saint-Étienne (che fino ai quarti aveva segnato la bellezza di 23 reti senza subirne); dall'altra l'AZ, squadra che andava particolarmente forte a cavallo tra i Settanta e gli Ottanta, allenata dal tecnico teutonico Georg Keßler.

E che in campionato ha viaggiato fortissimo, senza rivali, potendosi concentrare sulla Coppa UEFA. L'Ipswich Town, dal canto suo, durante quella cavalcata trionfale, aveva sempre vinto a Portman Road e anche la finale no fa eccezione: dominio assoluto dei padroni di casa che chiudono il match sul 3-0 con le reti di John Wark (su rigore), Frans Thijssen e Paul Mariner.

Al ritorno, per far fronte alla grande richiesta di biglietti, la finale si gioca ad Amsterdam - non ad Alkmaar - ed entrambe le squadre si affrontano a viso aperto riversandosi in attacco, come se il 3-0 dell'andata non ci fosse mai stato. Ad andare in vantaggio, nei primi minuti è però l'Ipswich ancora con Thijssen, peraltro olandese (come il compagno di squadra  Arnold Mühren) ex Twente, con uno spettacolare tiro al volo da fuori area sugli sviluppi di un corner; ma stavolta c'è la reazione dell'AZ e Kurt Welzl pareggia di testa dopo appena tre minuti.

John Metgod, ancora in elevazione (su assist dalla destra di Jan Peters) porta i padroni di casa in vantaggio, ma alla mezz'ora Wark - con una grandiosa girata - riacciuffa il pareggio. La partita è spettacolare e sul finire della prima frazione arriva il 3-2 firmato Pier Tol. Gli olandesi trovano anche la rete del 4-2 con Jonker (missile terra-aria sotto il sette da calcio di punizione), ma non basta per superare gli inglesi, che al triplice fischio si lasciano andare ai festeggiamenti più sfrenati, prima. Oggi, i Tractor Boys del Suffolk, si barcamenano in League One, in terza serie.

1986-87
IFK Göteborg-Dundee United 1-0
Dundee United-IFK Göteborg 1-1

Dite la verità: Ipswich Town AZ Alkmar, IFK Göteborg-Dundee United: oggi sarebbe ancora possibile assistere a finali così imprevedibili e curiose, anche per le scommesse Europa League? Purtroppo no: il cerchio europeo si è ristretto a quella decina (non di più) di squadre che staffettano per alzare la Champions o l'Europa League. Il divertimento delle coppe europee era anche conoscere nuove realtà.

Il match di andata della finale della 16esima edizione della Coppa Uefa va in scena a Göteborg tra i padroni di casa (fatali all'Inter nei quarti di finale), già campioni nel 1982, e - per l'appunto - il Dundee United, che si vuole aggiungere a Celtic, Rangers e Aberdeen tra le squadre scozzesi vincenti in Europa. Il primo match non regala troppe emozioni e, su un campo al limite della praticabilità (ma lo spettacolo di un tempo stava anche in questi particolari), termina 1-0 grazie al gol in elevazione di Stefan Pettersson nel primo tempo. 

Due settimane dopo (il 20 maggio 1987) a Dundee gli scozzesi, spinti dall'incessante e infuocato tifo del proprio pubblico compresso nel mitico Tannadice Park, attaccano all'arma bianca la difesa quadrata degli scandinavi (capitanata dal libero Glenn Hysén, passato poi alla Fiorentina e, successivamente, al Liverpool) anche con contrasti ai limiti della regolarità. Sono però gli svedesi a passare per primi in vantaggio con Lennart Nilsson intorno al ventesimo.

Nella ripresa Jim McLean sposta il difensore John Clark al centro dell'attacco e proprio quest'ultimo, con un potentissimo mancino dal limite dell'area, trova il gol del pareggio che però non evita la vittoria della seconda Coppa UEFA da parte degli Änglarna. Ma c'è di più: qualche tempo dopo il Dundee Utd riceve il primo "FIFA Fair Play Award" poiché i propri sostenitori sono andatia festeggiare insieme ai tifosi vincitori del Göteborg. Robe dell'altro calcio...

 

1987-88
Español-Bayer Leverkusen 3-0
Bayer Leverkusen-Español  3-0 (3-2 ai calci di rigore, d.t.s.)

E' la grande occasione persa dall'Espanyol per vincere una competizione internazionale. L'esempio più classico della dicotomia tra finale "secca" (in cui basta una serata storta o una di grazia per soccombere o trionfare) e "andata e ritorno", nelle quali anche a fronte delle difficoltà importanti, esiste comunque la possibilità di rimediare, di rimontare.

E' stato così nel confronto tra l'altra squadra dei Barcellona (che si chiamava ancora "Español" prima del cambio di ortografia di metà anni '90 per conformità all'orografia catalana) e Bayer Leverkusen, al termine della stagione 1987-88. I Periquitos di mister Javier Clemente, capitanati dal leggendario portiere Thomas N'Kono furono in grado di eliminare niente meno che Milan e Inter, tra le squadre incontrate nel proprio cammino, mentre i tedeschi di Erich Ribbeck furono i carnefici di Austria Vienna, Tolosa, Feyenoord, Barcellona (per l'appunto) e Werder Brema in semifinale.

Il primo atto fu nella mitica cornice del Sarriá, di front a 45mila spettatori: entrambe le squadre erano alla prima finale europea e diedero vita a uno spettacolo unico: la prima partita è molto corretta da ambo le parti e si sblocca solo sul finire del primo tempo con un colpo di testa di Sebastián Losada. Il secondo tempo si apre con la rete al quarto minuto di Miquel Soler, che sfrutta una situazione confusa in area e segna di piatto destro. Dieci minuti dopo, ancora Losada di testa per il 3-0 che sembra già consegnare virtualmente la coppa ai catalani. Non fu così, però. 

A Leverkusen, la squadra padrona di casa è chiamata all'impresa per ribaltare il pesante passivo. Il primo tempo termina a reti inviolate, ma il secondo vede una prestazione disastrosa dei Blanquiblaus, che subiscono tre reti in 25 minuti ad opera di Tita (brasiliano passato per Pescara), Falko Götz e l'attempato attaccante sudcoreano Cha Bum-Kun: il tabellone elettronico dell'"Ulrich-Haberland" fa comparire l'irrisoria scritta "Olé!". Si va ai supplementari e successivamente ai rigori, dove l'Español vede sfumare il sogno europeo a causa degli errori in sequenza dal dischetto di Santiago Urquiaga, Manuel Zúñiga e Losada.

*La foto di apertura dell'articolo è di Pfeil (AP Photo).

Sull'autore
Di
Stefano Fonsato

Stefano collabora da anni come giornalista freelance per il portale web di Eurosport Italia, per il quotidiano La Stampa e con la casa editrice NuiNui per la quale è stato coautore dei libri "I 100 momenti magici del calcio" e "I 100 momenti magici delle Olimpiadi".

E' amante delle storie, dei reportage e del giornalismo documentaristico, ma il suo "pallino" resta, su tutti, il calcio d'Oltremanica.

 

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