Frasi azzardate, pronostici sconclusionati, dichiarazioni arroganti. Nel mondo del calcio, davanti ai microfoni si tende spesso a mantenere un profilo basso, vero. Ma ci sono stati casi, nel presente e nel passato, in cui si è andati fuori strada, Noi di 888 Sport ne abbiamo selezionati 5, che - se non altro - strappano un sorriso (anche amaro) al pensiero di come siano effettivamente andate le cose....

 

1994 - L'arroganza di Cruijff 

Un idolo assoluto per gli amanti del gioco corale. Personaggio da cui diffidare, invece, per i "risultatisti". Johan Cruyff, per quanto indiscutibile "signore del calcio", ha sempre diviso gli amanti del pallone. Certo, nel 1994 si rese protagonista di un'uscita che definire azzardata, ancorché arrogante, è un vero eufemismo.

Alla guida del Barcellona di Romario e Stoichkov e alla vigilia della finale di Coppa dei Campioni contro il Milan, si dichiarò arcisicuro di una roboante vittoria dei suoi blaugrana: "I rossoneri? - disse - Una squadra mediocre e prosaica. Desailly? Un modesto operaio del pallone senza tecnica calcistica". Dichiarazioni che devono aver caricato a molla gli uomini di Fabio Capello, che - nella partita di Atene, subissò i catalani 4-0, con una doppietta di Daniele Massaro, il terzo gol di un sensazionale Dejan Savicevic. E la quarta rete chi la realizzò? Proprio Marcel Desailly, il modesto operaio del pallone...

1995 - "Il Campobasso in Serie A"

Sembrano i versi di una hit di Edoardo D'Erme, al secolo Calcutta. Ma il destino del capoluogo molisano nulla ebbe a che vedere con quello molto più felice di (del) Frosinone. Estate 1995, Campobasso si ritrovò a sognare dopo che l'avvocato serbo-britannico Giovanni Di Stefano, di rientro dall'Inghilterra dove si era trasferito a 6 anni con la famiglia, tornò nella terra natia acquistando il club rossoblù.

Nel piccolo paese d'origine, Petrella Tifernina, si presentò in elicottero, sfrecciando poi in Roll's Royce e con quel suo italiano stentato, all'urlo "Abbonatovi" (tra le più grandi fortune della Gialappa's band) annunciò: "Porterò il Campobasso direttamente dai dilettanti alla Serie A vincendo tutte le partite, senza neanche un pareggio". Solo che non andò proprio così. Il club andò in bancarotta e Di Stefano sparì dopo aver fallito la scalata in politica e alla Banca del Molise.

Continuò a gravitare nel mondo del calcio con - tra i tanti club - Obilic, Northampton Town, Dundee, in cui portò Fabrizio Ravanelli prima, anche qui, di lasciare il club tra i debiti. Ne sparava una dietro l'altra, Di Stefano, che all'apparenza sembrava il classico "presidentissimo" genuino e un po' svampito. Macché. A livello internazionale era definito "L'avvocato del diavolo" per aver difeso gente come la Tigre Arkan, Saddam Hussein, il dittatore dello Zimbabwe Robert Mugabe, numerosi serial killer (tra cui Charles Manson).


2009 - Zenga: "Al Palermo voglio vincere lo Scudetto"

Era l'8 luglio 2009 quando alla presentazione alla stampa, il nuovo allenatore del Palermo Walter Zenga se ne uscì con un una frase ad effetto, ripetuta più volte per lasciare a bocca spalancata un po' tutti: "Io voglio vincere il campionato e i miei giocatori saranno mentalizzati per questo”.

E, ancora, sempre in riferimento alla stagione in apertura dei rosanero: “Faremo un grandissimo torneo, non chiedo ai miei giocatori di essere perfetti ma di migliorare ogni giorno il proprio rendimento e la voglia di arrivare il più in alto possibile”. Solo all'apparenza sembrava trattarsi della classica dichiarazione estiva d'intenti con l'unico obiettivo di infiammare la folla siciliana.

Rincarando così la dose: “Il mio modello è il Bordeaux, l’ Unirea Urziceni o lo Shakhtar Donetsk, che sono arrivati al titolo partendo da posizioni mediane; il mio obiettivo è quello massimo, lo Scudetto”. Ovviamente, apriti cielo, sulle cronache sportive e, naturalmente, tra i tifosi. Come finì? Diciassette punti nelle prime 13 partite ed esonero il 23 novembre. Dal fantomatico obiettivo scudetto al non "arrivare al panettone", come si suol dire.

Quel Palermo (di Cavani, Miccoli, Liverani, Simplicio e tanti altri) arrivò comunque a un traguardo storico, al termine della stagione successiva, tra le mani del successore di "Coach Z" Delio Rossi: la finale di Coppa Italia, conquistata a sorpresa per le scommesse superando il Milan e poi persa all'Olimpico contro l'Inter di Eto'o e Milito!
 

2016 - Noordin, il magnate che voleva il Bari in Champions League

Aprile 2016. Tempo di Erick Thohir all'Inter, della telenovela di Mr. Bee al Milan e... di Datò Noordin Ahmad al Bari. Un magnate malese presentato niente meno che dall'allora club manager dei Galletti Gianluca Paparesta.

Tifosi pugliesi in visibilio, specie dopo che Noordin si lasciò sfuggire che le sue intenzioni erano quelle di portare il Bari in Champions League entro 5 anni. Finì, invece, che l'uomo d'affari malese si volatilizzò (dichiarando di voler comprare il club solo da Paparesta e di non gradire la guerra di potere in atto tra soci biancorossi) e l'unica Coppa dei Campioni che Bari ricordi, resta la finale del 1991 disputata al San Nicola tra Olympique Marsiglia e Stella Rossa Belgrado.

2019 - La sparata di Matthäus sul Borussia Dortmund

Il post carriera di Lothar Matthäus non rende merito all'incredibile saga vissuta sul rettangolo di gioco. Da allenatore, a parte i campionati vinti in Serbia col Partizan Belgrado, e in Austria col Salisburgo (come vice di Trapattoni), collezionò una serie di esperienze fallimentari, tra cui quelle da commissario tecnico di Ungheria e Bulgaria prima di rinunciare - una decina di anni fa - alle vesti di coach, per dedicarsi alla figura di opinion leader di questioni calcistiche a lui vicine, quasi mai azzeccandoci.

Tanti pronostici, la maggior parte di essi campati in aria, sul suo account twitter e davanti a microfoni e taccuini. Uno dei più recenti, quello al termine della vittoria della sua Inter (2-0) a San Siro contro il Borussia Dortmund in Champions League: "Quello che ha dimostrato il Borussia non è sufficiente per una squadra che ha come obiettivo minimo il passaggio della fase a gironi. Potevano fare di più nonostante l’assenza di Reus e Paco Alcacer".

Un Dortmund, dunque, inadeguato al passaggio del turno. Immancabilmente verificatosi qualche tempo dopo in cui a pesare fu, proprio, la vittoria per 3-2, in una clamorosa rimonta per le scommesse calcio, del ritorno contro i nerazzurri, trascinati da un super Achraf Hakimi, prossimo acquisto alla corte di Antonio Conte. 

*L'immagine di apertura dell'articolo è di Antonio Calanni (AP Photo).

Sull'autore
Di
Stefano Fonsato

Stefano collabora da anni come giornalista freelance per il portale web di Eurosport Italia, per il quotidiano La Stampa e con la casa editrice NuiNui per la quale è stato coautore dei libri "I 100 momenti magici del calcio" e "I 100 momenti magici delle Olimpiadi".

E' amante delle storie, dei reportage e del giornalismo documentaristico, ma il suo "pallino" resta, su tutti, il calcio d'Oltremanica.

 

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