Lo hanno inserito, giustamente, nella top 11 della Serie A al momento dell’interruzione per l'emergenza coronavirus. Di più: c’è chi considera Luis Alberto il miglior giocatore del campionato, mettendo insieme numeri, giudizi e pagelle. Quindi parametri oggettivi e soggettivi.

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Sembrava avesse dato il massimo due anni fa, invece non avevamo visto ancora niente. In questa stagione, lo spagnolo ha dato spettacolo con una continuità impressionante. Convincendo gli scettici, esaltando i tifosi della Lazio e in generale gli innamorati del calcio. Qualcuno lo chiama il Mago, soprannome che a lui piace molto, altri preferiscono El Toque per il tocco di palla “riveriano”.

Perché Luis Alberto ha la classe antica dei giocatori che non hanno bisogno dei muscoli per incantare le folle: come Gianni Rivera, appunto. Apparentemente fragili, in realtà semplicemente geniali. Falsi lenti, rifinitori e ambidestri, immarcabili!

Esempio: lo sanno bene, gli allenatori avversari, che Luis Alberto è il faro della Lazio, quasi all’altezza dell’illuminato Veron dello scudetto 2000, sono consapevoli che la priorità, per non soccombere, è soffocarne spazi e idee. Eppure non riescono a marcarlo adeguatamente. Meglio: lui trova sempre il modo di farsi trovare libero dai compagni, di cui è punto di riferimento essenziale in campo.

Danno la palla al Mago e sanno che dal cilindro qualcosa di decisivo uscirà fuori. Un pertugio impossibile da individuare per altri, una giocata imprevedibile, un raggio di luce quando per tutti è buio. Dal nulla, il gol. Il suo motto è quello, come per i grandissimi.

L'arrivo a Formello - L’intuizione di Tare, ds biancoceleste, è stata clamorosa. Pagato 4 milioni al Liverpool nell’estate 2016, adesso ne vale almeno 80. Ottanta, sì. Rischiava l’anonimato, dopo il fallimento in Premier e il mesto ritorno nella Liga, la Lazio invece ha scommesso sul suo talento e ha vinto. Tare e Inzaghi gli hanno dato fiducia nonostante quel primo anno da dimenticare: nel gennaio 2017, addirittura la tentazione di lasciare il calcio.

Il ds biancoceleste fu bravo a convincerlo che avrebbe avuto tempo e modo per imporsi, che ce l’avrebbe fatta a lasciare il segno. Che se si fosse impegnato giorno per giorno, negli allenamenti di Formello, sarebbe diventato un top della serie A. È andata proprio così, dall’estate 2017 è iniziato il percorso del nuovo Luis Alberto, ormai considerato un fuoriclasse assoluto. È il re degli assist in Italia con 12, in Europa, per gli amanti delle statistiche delle scommesse calcio solo in 4 hanno fatto meglio di lui.

In campionato ha segnato 4 gol come l’altra mezzala laziale Milinkovic, ma in Supercoppa contro la Juve la sua prodezza spaccapartita è stata importantissima ai fini del trionfo biancoceleste.

Due anni fa giocava trequartista alle spalle di Immobile, dal dicembre 2018 il suo ruolo è cambiato, Inzaghi gli ha trovato la collocazione ideale: mezzala sinistra libera di creare, sì, ma anche con compiti precisi in fase di non possesso. Tra il Mago e la nuova posizione è stato amore alla prima partita. È il vero regista offensivo della squadra: l’intesa con Lucas Leiva, il regista difensivo, è tra i segreti delle vittorie laziali. È stato bravissimo, Simone Inzaghi, a trasformarlo in centrocampista totale, non solo capace di inventare assist per gli attaccanti.

Significativo, a questo proposito, un recupero formidabile, da mediano puro, effettuato ai danni di Orsolini contro il Bologna: dopo una lunga rincorsa, tackle vincente al limite dell’area biancoceleste. L’Olimpico lo ha applaudito freneticamente, come se avesse appena mandato in gol con una magia Immobile. O come se fosse tornato lui stesso a colpire su punizione (non gli succede da un po’, unica macchia stagionale). O ancora, come se avesse segnato direttamente da corner, sua atavica ossessione.

Quel tackle era il simbolo della nuova mentalità acquisita da un giocatore che davvero meriterebbe di essere convocato in pianta stabile nella nazionale di Luis Enrique: a 28 anni, ormai pienamente maturo, può essere considerato l’erede di Iniesta.

Tra le chiavi del successo, la consapevolezza della sua forza, delle sue qualità. Al punto che ha rifiutato la proposta di rinnovo della Lazio, nel settembre scorso, perché convinto che avrebbe potuto ottenere un contratto migliore alla fine della stagione.

Il contratto che verrà - Ha scommesso su se stesso e sulla capacità di trascinare la Lazio dove nessuno avrebbe osato sperare l’estate scorsa. E ce l’ha fatta, come un film a lieto fine. Il suo ingaggio attuale è di 1,8 milioni di euro netti a stagione fino al 2022, l’offerta rifiutata di settembre era di 2,5 milioni, adesso si tratta un prolungamento fino al 2025 con stipendio ad altezza Immobile e Milinkovic, gli altri top player della Lazio, cioè 3 milioni netti ma con la possibilità di arrivare facilmente a 3,5 - e anche oltre - grazie ai bonus legati a numeri individuali (presenze, assist, gol) e risultati di squadra.

L’accordo c’è, bisogna solo ufficializzare il tutto. Poi, in estate, vedremo se il presidente Lotito sarà in grado di fronteggiare le inevitabili offerte che per il Mago arriveranno da top club europei. Fino alla scorsa estate si era fatto vivo solo il Siviglia, squadra del cuore del campione andaluso: adesso i corteggiatori sono tanti, a partire dal Barcellona.

Altro aspetto importante per capire il salto di qualità compiuto da Luis Alberto, il suo impegno quotidiano per migliorare la condizione fisica. Nel calcio di oggi, si sa, non bastano piedi di velluto: senza dinamismo, resistenza e una forma atletica sempre al top, è impossibile arrivare e restare ai massimi livelli per l’intera stagione.

La preparazione individuale - In questo senso, fondamentale il contributo dei suoi personal trainer Ruben Pons, ex fisioterapista del Liverpool, e Pablo Dip: il primo lavora a Barcellona, il secondo segue la mezzala biancoceleste a Roma. “Luis Alberto – ha dichiarato Dip a Repubblica – sta così bene perché accompagna il giusto riposo con delle sedute aggiuntive (oltre quindi a quelle con la squadra a Formello, ndr) di prevenzione e fisioterapia: stimoliamo i suoi muscoli 2-3 volte a settimana con lavori di mobilità e forza.

Gli allenamenti – ha aggiunto il personal trainer – sono lunghi, durano un’ora e mezza. Inoltre cura molto l’alimentazione, segue una dieta equilibrata”.  

Anche dal punto di vista psicologico, Luis Alberto ha trovato una serenità che in campo gli permette di mostrare il meglio del suo repertorio. Rivedere le sue giocate incredibili a Parma, per esempio, o in tante altre partite - da impazzire l'assist a Milinkovic per il gol del 2-1 alla Juve all'Olimpico il 7 dicembre scorso - di questa stagione, è una gioia per gli occhi: puro piacere per gli esteti del calcio. In attesa che finalmente, l'anno prossimo, il suo talento possa esprimersi anche sul palcoscenico più prestigioso: la Champions League nella quale la Lazio sarà un avversario da prendere con le molle anche per le scommesse calcio

*La foto di apertura dell'articolo è di Andrew Medichini (AP Photo).

Sull'autore
Di
Giulio

Giulio è nato giornalista sportivo, anche se di professione lo fa “solo” da 30 anni. Dal 1997 è l'esperto di calciomercato del quotidiano La Repubblica.

Dal '90 segue (senza annoiarsi mai) le vicende della Lazio: collabora anche con Radiosei e dirige il sito Sololalazio.it. Calcio e giornalismo sono le sue grandi passioni. L'unico rimpianto che lo tormenta è aver smesso di dare spettacolo sui campi di calcetto.

 

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