Gli strani effetti del coronavirus. Pandemia, interruzione dell’attività sportiva e di conseguenza riposo forzato per molte persone nel mondo del calcio. Del resto, se non ci si allena non si lavora… O forse sì? La necessità aguzza l’ingegno e anche il pallone non può fare diversamente. E se molte aziende si sono affidate allo smart-working, persino i club possono permetterselo, almeno per quello che riguarda alcune figure.

L’allenatore è escluso, perché senza avere sotto mano la materia prima, i calciatori, appare difficile provare schemi, inculcare concetti di gioco e motivare chi non può vedere faccia a faccia. Ma molti degli addetti ai lavori non hanno necessariamente bisogno di essere in campo o nella sede societaria per svolgere le loro mansioni. L'organizzazione e l'innovazione sono sempre determinanti ed i successi in Champions di una squadra come la RB Lipsia lo confermano una volta di più!


I calciatori, anche se sono in vacanza involontaria, dovranno pur tenersi in forma in attesa di sapere quando potranno tornare in campo. Quindi, persino se non si dovesse giocare per un mese, impossibile immaginare che per chi solitamente scende sul terreno di gioco resti con le mani in mano (anzi, con…i piedi) per un periodo di tempo così lungo.

Quindi, via con pesi, macchinari casalinghi o addirittura…i lavori di casa, come dimostrano le stories postate sui social da molti calciatori. L’importante è non perdere l’abitudine al movimento. 


I preparatori atletici, che di certo hanno dato a ognuno una scheda per l’allenamento individuale, lavorano invece per interposta persona, ma hanno comunque modo di controllare i progressi (o i comportamenti errati) dei tesserati anche a distanza. Tanto per fare un esempio, il Real Madrid, dove tutti sono in isolamento dopo che un giocatore della sezione di basket della polisportiva è stato trovato positivo al Covid-19, ha messo immediatamente in chiaro una cosa quando è stata presa la decisione: i calciatori sono in quarantena, non in vacanza.

Di conseguenza, Sergio Ramos e compagni sono stati equipaggiati con tanto di GPS, per permettere allo staff della Casa Blanca di monitorare l’allenamento del singolo giocatore attraverso una serie di parametri. Oltre che per assicurarsi che tutti quanti rispettino le consegne e rimangano a casa. Visto quello che succede in Inghilterra, con Mount che invece di isolarsi va al parco a giocare a calcetto, non una pessima idea.


Lo scouting e la match analyst - Se però si pensa allo smart-working nel mondo del calcio, impossibile non spostarsi sulle mansioni più “moderne” del pallone. Figure che si sono affermate negli ultimi anni e che spesso e volentieri non possono svolgere la loro attività senza un computer. Normale dunque che esista una tipologia di addetti ai lavori che non risente della necessità di dover rimanere chiusi in casa a causa della pandemia.

È il caso degli scout, che aiutano i direttori sportivi, che pure possono svolgere molte delle loro mansioni lontano dal campo, nella ricerca di nuovi talenti attraverso i software e i database. È il caso di Wyscout, dove vengono analizzate le dinamiche dei trasferimenti e le caratteristiche dei giocatori. E i report, quarantena o no, continuano ad arrivare ai club, anche perché il mercato che poi altererà le quote calcio non si ferma mai, neanche davanti a una pandemia.


Così come la mancanza di partite giocate non inficia poi troppo sul lavoro dei match analyst. Del resto, chi si occupa si sviscerare i match per studiare, valutare, proporre e migliorare assetti tattici, schemi e concetti di gioco, basa il proprio lavoro su incontri…registrati. E di tempo e possibilità di vedere video, creare lavagne virtuali e sviluppare nuove idee ce n’è abbastanza ora che il calcio è fermo.

Certo, manca la possibilità di aggiornare la collezione di immagini, ma considerando la mole di lavoro e le diverse tipologie di situazioni da analizzare (offensive, difensive, da calcio da fermo e così via) fanno sì che i match analyst non abbiano decisamente il tempo di annoiarsi anche di fronte a una sospensione dei match.


Così come continuano a lavorare gli eroi invisibili che permettono a scout e match analyst di svolgere al meglio il loro lavoro. Nelle sedi societarie non smettono infatti di arrivare le analisi sui dati, un’altra delle aree del calcio “moderno”. Forse la meno pubblicizzata, ma di certo quella di base., considerando che si tratta di raccogliere, gestire, organizzare e miscelare basi dati disomogenee.

Ma soprattutto rendere chiari i risultati ottenuti per chi poi dovrà applicarli alle proprie aree di competenza. I data analyst, gli…statistici del pallone, lavorano solo ed esclusivamente al computer e quindi non avranno problemi a mettersi d’impegno anche seduti al tavolino di casa.


Per tutti gli altri, però, dai magazzinieri ai giardinieri, passando per chi nei centri sportivi si occupa della cucina e della pulizia, il Covid-19 significa pausa. Perché in fondo, anche in una società moderna e iperconnessa, persino lo smart-working ha i suoi limiti…

*La foto di apertura dell'articolo è di Ivan Sekretarev (AP Photo).

Sull'autore
Di
Ermanno Pansa

Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

Amante degli incontri ricchi di gol, collabora quotidianamente con il blog di 888sport, per il quale rappresenta una costante fonte di idee.

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