Sotto l'Arena non si è ancora spento, e non potrebbe essere altrimenti, l'entusiasmo dei tifosi dell'Hellas Verona dopo l'incredibile 2-1 in rimonta firmato Fabio Borini e Gianpaolo Pazzini. Gli scaligeri, da neoporomossi, si stanno rendendo protagonisti di un campionato straordinariamente positivo agli ordini di mister Ivan Jurić e non risulta indigesta neanche la sconfitta con la Samp, prima della sosta forzata.

 

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Un cammino campale, che li ha portati sino al sesto posto, in piena zona europea. E, a proposito di orizzonti internazionali, ci fu un tempo che Verona-Juventus valeva l'accesso ai quarti di finali di Champions League, che all'epoca si chiamava ancora Coppa dei Campioni. Uno scontro fratricida che lasciò parecchio amaro in bocca nell'Italia calcistica, che poteva competere, in quella edizione, con ben due formazioni. Da una parte, il Verona dei miracoli, scudettato con mister Osvaldo Bagnoli.

Dall'altra, una Juventus ancora scioccata dai tragici eventi dell'Heysel, che portarono alla disputa di due match casalinghi a porte chiuse da parte dei bianconeri. I quali, attraverso la propria dirigenza, rinunciarono al diritto di partire dagli Ottavi di finale (allora si era ancora ben distanti dai gironi qualificatori) disputando il turno preliminare per scontare subito la prima partita di squalifica in vista di un impegno agevole e di poter tornare di fronte ai propri tifosi a partire dai quarti allorquando l'avversario sarebbe stato decisamente più ostico.

A questo proposito, la Juventus si sbarazzò subito dei lussemburghesi della Jeunesse d'Esch (5-0 all'andata in trasferta e 4-1 tra gli echi del Comunale vuoto). E anche l'Hellas non incontrò particolari problemi al cospetto del ben più probante PAOK Salonicco (3-1 al "Bentegodi" e 2-1 in Grecia).

Sorteggio beffardo - Il percorso tra bianconeri e gialloblù si incrociò subito dopo, come detto, agli ottavi di finale. La partita dell'andata era prevista a Verona e, al cospetto di una Juve rinunciataria, il primo atto si concluse sullo 0-0. Lo scontro fratricida - in tutti i sensi - esplose nella gara di ritorno, in cui accadde di tutto. Si trattò di una partita giocata di pomeriggio in un impianto per l'appunto deserto e con una coda polemica avvelenata da parte dei veronesi nei confronti del fischietto alsaziano Robert Wurtz, che dopo i fatti del 6 novembre 1985 fu sospeso fino a terminare la propria lunga parentesi di arbitro internazionale.

E' il 18' quando il francese fischia un rigore dubbio per la Juventus: sul cross dagli eterni di Massimo Mauro e la finta di Aldo Serena, il difensore tedesco Hans-Peter Briegel controlla una palla forse con la spalla, forse col braccio, fatto sta che Platini, dagli undici metri, porta il risultato sull'1-0. All'Hellas, cui comunque basta una rete per passare il turno, capitano le occasioni migliori del match. A inizio ripresa, gli animi si incendiano: dopo 4' Serena, in piena area juventina, nel tentativo di togliere una palla vagante dalla disponibilità di Fontolan, camuffa un colpo di testa colpendo la sfera col pugno alzato. Wurtz lascia proseguire e viene accerchiato dai giocatori gialloblu.

Sull'azione susseguente, quindi, lo stesso Serena insacca di testa su cross dalla destra di Mauro ed è 2-0. La gara, in pratica, finisce qui, nonostante la compagine veneta continui ad attaccare. Al triplice fischio, i fotografi immortalano il gesto di Elkjaer, che sia affianca a Wurtz mimandogli quello della compilazione di un assegno, negli spogliatoi un giocatore del Verona rompe una vetrata lanciando uno zoccolo e Osvaldo Bagnoli abbandona la propria aplomb riferendo a due Carabinieri la seguente frase: "Se cercate i ladri sono nell'altro spogliatoio".

Nel frattempo, i tifosi - rimasti giocoforza a Verona, si riunirono in piazza Bra e presero d'assalto il centralino del quotidiano L'Arena. Ma ad avanzare fu la Juventus che, nel turno successivo di una Coppa dei Campioni venne eliminata dal Barcellona (poi finalista) di mister Terry Venables. Si aggiudicò l'edizione del trofeo, a sorpresa per quelle che, anni dopo, sarebbero state definite le quote Champions League, la Steaua di Bucarest!

Ecco, invece, tutti gli altri scontri tra le italiane nelle competizioni europee - praticamente inevitabili durante il dominio calcistico tricolore negli anni '90 - dopo quello tra Verona e Juventus:


1989-90 Juventus-Fiorentina and. 3-1 / rit. 0-0  Coppa Uefa - finale;
1990 Sampdoria-Milan 1-1 / 0-2 Supercoppa Europea;
1990-91 Atalanta-Inter 0-0 / 0-2 Coppa Uefa - quarti;
1990-91 Inter-Roma 2-0 / 0-1 Coppa Uefa - finale;
1993 - Parma-Milan 0-1 / 0-2 d.t.s. Supercoppa Europea;
1993-94 Cagliari-Juventus 2-1 / 1-0 Coppa Uefa - quarti;
1993-94 Cagliari-Inter 3-1 / 0-3 Semifinale;
1994-1995 Parma-Juventus 1-0 / 1-1 Coppa Uefa - finale;
1997-98 Lazio-Inter 0-3 Coppa Uefa - finale;
Estate 1998 Bologna-Sampdoria 3-1 / 0-1 Intertoto - Semifinale;
2002-2003 Milan-Inter 0-0 / 1-1 Champions League - Semifinale;
2002-2003 Juventus-Milan 0-0 (2-3 d.c.r) Champions League - finale;
2004-2005 Milan-Inter 2-0 / 3-0 a tavolino (per il caso del fumogeno lanciato contro Dida) Champions League - quarti;
2013-2014 Juventus-Fiorentina 1-1 / 1-0 Europa League - ottavi;
2014-2015 Fiorentina-Roma 1-1 / 3-0 Europa League - ottavi.

*L'immagine di apertura dell'articolo è di AP Photo.

Sull'autore
Di
Stefano Fonsato

Stefano collabora da anni come giornalista freelance per il portale web di Eurosport Italia, per il quotidiano La Stampa e con la casa editrice NuiNui per la quale è stato coautore dei libri "I 100 momenti magici del calcio" e "I 100 momenti magici delle Olimpiadi".

E' amante delle storie, dei reportage e del giornalismo documentaristico, ma il suo "pallino" resta, su tutti, il calcio d'Oltremanica.

 

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