Inter-Lazio 3-0 (Coppa Uefa 1997-98)
Lo scenario è quello del Parco dei Principi di Parigi: Inter e Lazio si contendono la Coppa Uefa nella prima finale della competizione disputata in gara unica. La sfida tutta italiana tra i nerazzurri di Luigi Simoni e i biancocelesti di Sven-Göran Eriksson vede un unico dominatore in campo, Luis Nazario da Lima, meglio conosciuto come Ronaldo, come ricorda perfettamente Cristiano Carriero, giornalista e autore: “Inter Lazio è la finale perfetta.

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Quella sbloccata dopo pochissimi minuti grazie ad un gol di Zamorano, contro una Lazio forte, fortissima, in una stagione difficile, perché poteva essere tutto ma poteva diventare nulla. Poi il suggello di Javier Zanetti con un tiro da fuori all'incrocio dei pali, un gol che lo ha consacrato e che per lui ha rappresentato una sorta di svolta tra il prima (buon giocatore prima, bandiera dopo). Ma fu il tre a zero il momento indimenticabile di quella partita.

Il gioco di gambe di Ronaldo su Marchegiani in uscita. Il dribbling perfetto, il movimento da rivedere mille volte, da qualunque angolazione, da provare ne campetti di provincia. Quel gol è il Fenomeno che si materializza tra noi, una fotografia che anche Marchegiani secondo me custodisce gelosamente”.

Inter-Aston Villa 3-0 (Coppa Uefa 1990-91)
Sedicesimi di finale. L’Inter dei tre tedeschi Brehme, Klinsmann e Matthäus, allenata da Giovanni Trapattoni, dopo aver eliminato il Rapid Vienna al primo turno, perde 2-0 a Birmingham contro l’Aston Villa. Al ritorno, però, i nerazzurri giocano una delle loro partite più memorabili. “Inter-Aston Villa è la rimonta perfetta – racconta Carriero -. Se in quegli anni perdevi con due gol di scarto e senza segnare in trasferta, ribaltarla era quasi impossibile. Soprattutto con una squadra inglese.

L'andata era stato il match che aveva consacrato all'attenzione degli appassionati il talento di David Platt. L'Inter deve sbloccarla subito, e ad aiutarla ci sono 80.000 spettatori. Passano sette minuti: lancio di Battistini da dietro la metà campo, Jürgen Klinsmann si incunea nella difesa avversaria e dopo aver subito una carica dal difensore, cade riuscendo però a battere a rete. Uno a zero. Sembra in discesa, ma ci vorranno altri 60 minuti per pareggiare i conti. Lothar Matthäus batte una punizione dalla destra dell’area, il pallone è indirizzato sul primo palo: Pizzi prolunga di testa sul secondo per Berti che segna il 2 a 0.

Il programma perfetto prevede che adesso si vada ai supplementari, ma al 74′, Brehme lancia sulla fascia Stringara che indirizza un pallone quasi uscito sul fondo verso Alessandro Bianchi, il quale incrocia di destro al volo e batte ancora una volta Spink. Tre a zero, delirio di San Siro e rimonta completata per l'Inter che a maggio vincerà La Coppa Uefa”.

Bayern Monaco-Inter 0-2 (Coppa Uefa 1988-89)
Andata degli ottavi di finale: l’Inter pesca i temibili tedeschi occidentali, dopo aver eliminato due squadre svedesi (Brage e Malmö) nei turni precedenti. La squadra di Trapattoni compie una grande impresa a Monaco di Baviera: peccato che sarà, poi, vanificata da un ko al ritorno. Ce la siamo fatti raccontare da Cristiano: “Bayern Monaco-Inter è una delle prime partite di coppa che ho visto. Di fatto, di quella gara, ricordo pochissimo.

La maglia bianca vintage dell'Inter, la neve a bordo campo, le bandiere rosse dei tifosi, gli italiani di Germania in trasferta. Poi poco altro. Mio padre, milanista, che tifava Inter perché a quei tempi era sempre Germania - Italia e poco importava se fosse Juventus, Milan o Inter. Alcune partite si ricordano per degli episodi e Bayern - Inter fu quella della cavalcata di Berti. Una sorta di epifania per me che entravo ed uscivo dalla stanza dove mio padre guardava il mercoledì di coppa.

Però fu impossibile non entrare mentre mio padre diceva "Vai, vai, tira, tira", mentre Bruno Pizzul gridava "Berti, Berti, Siiiiii". Se non fu la mia prima esultanza, poco ci manca. Ho rimosso il ritorno, credo non si sia mai giocato”.


Inter-Casino Salisburgo 1-0 (Coppa Uefa 1993-94)
L’Inter dei mai apprezzati due olandesi Bergkamp e Jonk supera il Cagliari in semifinale e si va a giocare il trofeo nella doppia sfida contro gli austriaci, in una folle stagione, come ricorda Carriero: “L'Inter arriva alla finale di Coppa Uefa del 1994 lottando per la salvezza. Di fatto la raggiungerà all'ultima giornata. In panchina c'è Gianpiero Marini che ha sostituito Osvaldo Bagnoli, in campo i due olandesi che avrebbero dovuto avvicinare l'Inter alle imprese del Milan e invece fanno fatica, soprattutto Bergkamp, a inserirsi.

A San Siro, come sempre, lo stadio trabocca di amore ed entusiasmo. Per una sera la contestazione si placa. L'Inter ha vinto 1 a 0 a Salisburgo con un gol di Berti, ma a Milano non è una passeggiata. La salvezza ancora da raggiungere, il clima di contestazione, l'addio già dichiarato di alcune bandiere come Zenga non aiutano. Gli austriaci provano a fare la partita e ci riescono. L'Inter non la sblocca e quindi tutto resta aperto.

Ci pensa Zenga, con alcune parate sensazionali a tenere la partita in parità. Il gol dell'Inter lo segna Wim Jonk con un pallonetto dolce al termine di un’azione tutta olandese. In Europa, i due giocano in maniera diversa. Sono un valore aggiunto, sono belli di notte. L'Inter resiste, Zenga evita ulteriori sofferenze e poi ai microfoni sfogherà tutta la sua rabbia contro chi non lo vuole più all'Inter: ‘Me ne frego, oggi mi godo la Coppa’. Una Coppa strana, un successo europeo in una stagione quasi maledetta. Una Coppa bellissima”.

Barcellona-Inter 1-0 (Champions League 2009-10)
È curioso che tra le cinque partite memorabili dell’Inter in Europa ci sia una sconfitta. Contestualizziamo. L’Inter di Mourinho ha eliminato nei quarti di Champions League il CSKA Mosca con un doppio 1-0, con gol di Milito in casa e Sneijder fuori: ad attendere i nerazzurri in semifinale c’è il temibile Barcellona di Pep Guardiola che si è sbarazzato, con un complessivo 6-2, dell’Arsenal. Dopo aver vinto per 3-1 in rimonta a San Siro, l’Inter di Mourinho resiste, in dieci per oltre 60 minuti, agli attacchi dei catalani guidati da Messi.

Poco importa se, a sei minuti dal termine Piqué realizza l’inutile gol per il Barcellona. “Barcellona-Inter è sofferenza, interismo puro – racconta Cristiano Carriero -. Qualcuno parla di capolavoro di Mou, ma sinceramente io non ricordo nulla di tattico. Ricordo una partita lunghissima, durata tipo 10 anni. Negli ultimi 5 minuti mi sono passate davanti tutte le delusioni interiste, pronte a palesarsi come spettri.

Pensare che in quella partita ci siano state anche imprese lucidissime, come la parata di Julio Cesar su Messi, una delle più belle di sempre, o il sacrificio di Eto'o che ha giocato da terzino, per non parlare di Samuel che ha forse disputato la miglior partita della sua vita, è letteratura. Tanto che penso di essermene accorto, come tutti gli interisti, solo anni dopo”.

*La foto di apertura dell'articolo è di Massimo Pinca (AP Photo).

Sull'autore
Di
Emanuele Giulianelli

Scrittore e giornalista freelance, collabora regolarmente con il Corriere della Sera, con La Gazzetta dello Sport, con Extra Time, Rivista Undici, Guerin Sportivo e con varie testate internazionali come Four Four Two, Panenka e Tribal Football. Scrive per B-Magazine, la rivista ufficiale della Lega Serie B.

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