Il caso di Luca Gotti, allenatore dell’Udinese, è di quelli destinati a fare scuola. Una vita nelle categorie minori, con un passaggio nei ranghi federali con l’Italia under-17, e poi una scelta: fare il vice, o al massimo il collaboratore tecnico come al Chelsea con Sarri.

 

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Prima Gotti è stato l’ombra di Donadoni, poi di Igor Tudor. E proprio l’esonero del croato gli ha regalato un’opportunità che, in fondo, forse neanche voleva. Per lui, al momento, uno score soddisfacente: 5 vittorie, 3 pareggi, 6 sconfitte. Il che dimostra che affidarsi al vice, a volte, è la mossa migliore.


Tra Bayern, Chelsea e Real - Per conferma, nella stagione in corso, si potrebbe fare una telefonata a Monaco di Baviera. Sarà un caso, forse è colpa delle altre che hanno frenato la loro corsa, ma da quando Hans Flick ha sostituito Niko Kovac alla guida dei bavaresi, la Bundesliga è tornata terra di conquista per Lewandowski e compagni.

Quella di “Hansi” è partita come la più classica delle scelte di continuità, per cercare nel frattempo un profilo che potesse prendere in carico una panchina pesante. Ma i risultati gli hanno dato ragione e fino a giugno il posto è suo. E chissà che vincendo il campionato e facendo bene in Champions il classe 1965 non riesca a mantenerlo anche per la prossima stagione…


Del resto, partendo da vice, si può anche fare benissimo. L’esempio migliore nel calcio non può che essere quello di Roberto Di Matteo, che inizia la stagione 2011/12 al Chelsea accanto a Villas-Boas e la termina nel più imprevedibile dei modi: sollevando la Champions League nella finalissima vinta contro il Bayern Monaco.

Per non parlare di chi ha studiato con Carletto Ancelotti e poi, in capo a tre stagioni, lo ha raggiunto: Zinedine Zidane nasce come vice dell’attuale tecnico dell’Everton e prende la panchina del Real Madrid B solo quando Re Carlo lascia il Bernabeu. Al suo posto arriva Benitez, che fallisce e convince Perez a dare un’opportunità a Zizou. E il resto, come si suol dire, è palmares.


Spirito blaugrana - Aver studiato con grandissimi della panchina certamente aiuta. E in alcune società, in cui vige una certa continuità di pensiero, è il passo che precede la panchina della prima squadra. È il caso del compianto Tito Vilanova, che nel 2012 si prende una gran bella responsabilità: succedere a Pep Guardiola, suo maestro e amico, alla guida del Barça. Sul campo va bene, nella vita purtroppo no. Ma tra gli ex vice vincenti, il nome di Tito non può mancare.

Così come quello di un suo avversario storico, Josè Mourinho. Che prima di prendersi la panchina, è stato assistente, anche traduttore, per quattro anni a Barcellona con Bobby Robson e con Louis Van Gaal. La bacheca del portoghese spiega quanto lo Special One abbia imparato parecchio da entrambi…


Non tutte le ciambelle però riescono con il buco. E persino essere stati il numero due di Sir Alex Ferguson non è esattamente garanzia di successo. Carlos Queiroz è per un anno assistente dello scozzese al Manchester United, il che gli vale una chiamata assai prestigiosa: il Real Madrid dei Galacticos. Le cose però non vanno come previsto e il portoghese se ne torna a Old Trafford a lavorare con Sir Alex.

Anche il caso di Robert Moreno è ancora da valutare. Il secondo di Luis Enrique prende il posto del suo amico a causa della malattia della figlia dell’ex tecnico della Roma e porta la Spagna all’Europeo. Poi però Luis torna, i due litigano e ora Moreno fa calcio al Monaco. Ma l’inizio della sua avventura da numero uno non sembra promettere bene…


Lazio 2000, una squadra di allenatori - Poi ci sono addirittura le dinastie. Come quella che parte da Sven-Goran Eriksson e che arriva a Sinisa Mihajlovic. Il tecnico svedese, come raccontato sulle schermate di questo blog, ha cresciuto parecchi allenatori ai tempi della sua Lazio scudettata, a partire dall’attuale CT della nazionale Roberto Mancini. Mancio è stato il secondo di Eriksson nella stagione dopo lo scudetto, per poi prendersi prima la panchina della Fiorentina e poi quella della Lazio stessa.

E a sua volta Mancini ha lanciato un amico. Il tecnico si ritrova all’Inter Mihajlovic e quando il serbo appende gli scarpini al chiodo gli offre l’opportunità di fargli da secondo. Due anni dopo, Sinisa è già sulla panchina del Bologna, quella che è tornato da poco a occupare dopo esperienze importanti come quella al Milan o la guida della nazionale serba.


I tecnici federali - A proposito di nazionale e tornando a Gotti, c’è anche un’altra categoria di allenatori che va presa in considerazione. Quelli che nascono come tecnici federali e poi si dedicano ai club. L’ultimo esempio in ordine di tempo è certamente quello di Gigi Di Biagio, che per sei anni è stato CT dell’Under-21 e che ora si prende per la prima volta una panchina in Serie A con la SPAL.

Tra i suoi predecessori Marco Tardelli, che dopo anni di successi con l’Under-21 ha provato l’esperienza dei club, ma con poche soddisfazioni, preferendo poi tornare a fare il vice di Trapattoni. Ora ci prova anche Gotti, che con l’Under-17 non è riuscito a qualificarsi né agli europei né ai mondiali. E che adesso cerca la rivincita con l’Udinese…

*La foto di apertura dell'articolo è di Matthias Schrader (AP Photo).

Sull'autore
Di
Ermanno Pansa

Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

Amante degli incontri ricchi di gol, collabora quotidianamente con il blog di 888sport, per il quale rappresenta una costante fonte di idee.

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