Il mondo dello sport piange Kobe Bryant: la notizia della sua prematura scomparsa, a seguito di un incidente in elicottero nel quale hanno perso la vita anche sua figlia Gianna e altre sette persone, ha lasciato tutti di sasso.

Ci sono alcuni personaggi, come Bryant, che hanno insegnato, e continueranno per sempre a insegnare, a tutti noi i valori più importanti dello sport e che hanno qualcosa da dire non soltanto nel loro ambito, ma all’intera umanità, per la grandezza delle loro personalità e delle loro imprese, che hanno molto da insegnarci.

Noi del blog italiano di 888sport abbiamo deciso di raccogliere, oltre all’ex stella dei Lakers, i nomi di altri 10 personaggi, 10 leggende dello sport che non sono più tra noi e che avremmo avuto il piacere (e l’onore) di intervistare.

 

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Kobe Bryant - Bryant è stato una vero e proprio mito del basket NBA: cresciuto in Italia al seguito del padre Joe, Kobe esordì a 18 anni e 72 giorni nel massimo campionato americano con i Los Angeles Lakers, arrivato direttamente dalla High School, senza passare per il basket universitario.

In vent’anni di carriera, Black Mamba (questo il soprannome che lui stesso si era dato ispirandosi al film Kill Bill 2 di Quantin Tarantino) ha vinto 5 titoli NBA, e due medaglie d’oro olimpiche, superando infortuni che avrebbero messo al tappeto chiunque. Lasciò il basket a A 37 anni, dopo 1346 gare disputate e dopo aver superato il suo idolo Micheal Jordan nella classifica del punti messi a segno in NBA.

Muhammad Alì - Un altro che, nonostante fosse un pugile, è stato messo al tappeto davvero poche volte. Nato a Louisville, Cassius Clay conquistò la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Roma nel 1960 e a 22 anni diventò campione del mondo dei pesi massimi, battendo Sonny Lindon. Convertitosi all’Islam, cambiò il suo nome in Muhammad Alì e divenne il simbolo della protesta popolare contro la guerra in Vietnam e dei diritti civili dei neri negli USA.

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Personaggio carismatico, Alì è stato il simbolo di una generazione americana, di un mondo che stava cambiando, di una rivoluzione culturale che lui ha incarnato. Morì nel 2016, logorato dal morbo di Parkinson.

Johan Cruyff - Chi scrive è andato a un passo da intervistare il simbolo del calcio totale, dell’Arancia Meccanica olandese e dell’esemplare Ajax che tra la seconda metà degli anni ‘60 e i ‘70 rivoluzionarono il football e la sua filosofia. Quell’intervista, saltata all'ultimo nel 2014, rimarrà un rimpianto, per tutto ciò che Cruyff ha fatto, detto e rappresentato.

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Agostino Di Bartolomei - Per i tifosi della Roma rappresenta il capitano silenzioso, il condottiero del secondo scudetto, il ragazzo dalla faccia triste che sapeva essere leader anche senza parlare. Di Bartolomei dava l’impressione di non essere a suo agio nel ruolo del calciatore: ci lasciò troppo presto, togliendosi la vita con un colpo di pistola esattamente dieci anni dopo la finale di Coppa dei Campioni persa dalla sua Roma contro il Liverpool.

Jesse Owens - Le Olimpiadi di Berlino del 1936 dovevano servire a Hitler per mettere in mostra sé stesso e la sua Germania nazista davanti al mondo intero: la discriminazione degli ebrei e la superiorità della razza ariana erano i fondamenti sui quali il dittatore stava costruendo il suo folle progetto di dominio mondiale.

Chi gli rovinò i piani fu un ventiduenne afroamericano dell’Alabama, James Cleveland Owens che vinse 4 medaglie d’oro: 100 metri, 200 metri, staffetta 4×100 e salto in lungo.

Enzo Bearzot - Una partita a scopone scientifico giocata con Zoff, Causio e il presidente della Repubblica, Sandro Pertini sull’aereo di rientro dalla Spagna: questa è l’immagine più emblematica del “Vecio”, il commissario tecnico che ha sfidato la stampa ostile e la diffidenza dell’opinione pubblica, portando la nazionale nel 1982 a conquistare una Coppa del mondo ritenuta da tutti impossibile. Da tutti, ma non da lui.

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Gigi Meroni - L’ala destra del calcio italiano per antonomasia: un’ala che la vita ha spezzato troppo presto. La farfalla granata, come Nando Dalla Chiesa l’ha magistralmente ed eternamente definito, rappresenta il genio ribelle del calcio italiano, punto di riferimento del Torino e icona della beat generation, calciatore e artista che dipingeva capolavori dentro e fuori dal rettangolo di gioco.

Morì a 24 anni, investito da un’automobile guidata da Attilio Romero, futuro presidente del Torino.

Drazen Petrovic - Nato nell’allora Jugoslavia, diventato poi croato a seguito dell’indipendenza dichiarata dal presidente Tudjman, Drazen Petrovic era soprannominato “il Mozart dei canestri”, uno dei migliori cestisti di tutti i tempi, il numero uno tra i non americani. Talento eccezionale, dopo aver dominato in Europa prima con il Cibona Zagabria e poi con il Real Madrid, tentò l’avventura in NBA, con Portland e New Jersey, dove riuscì a imporsi nel campionato più importante del mondo.

Con la Jugoslavia si laureò campione del mondo nel 1990; morì prematuramente a 29 anni, a seguito di un incidente stradale in Germania.

Gaetano Scirea - È unanimemente considerato il gentiluomo del calcio italiano, che in tutta la carriera si è distinto per lo stile, la signorilità e la correttezza dentro e fuori dal campo. Ha vinto tutto ciò che si poteva vincere, in Italia e in Europa, con la Juventus e ha alzato al cielo di Madrid, da capitano, la Coppa del mondo 1982. Mai espulso in carriera, perse la vita prematuramente a 36 anni, in un tragico incidente stradale in Polonia.

Ayrton Senna - “Da quando Senna non corre più”, cantava Cesare Cremonini. Ayrton Senna da Silva ha smesso di correre in Formula 1 il 1° maggio 1994, quando morì all’Ospedale Maggiore di Bologna, dov’era stato trasportato d’urgenza, in elicottero, a seguito di un terribile incidente occorsogli con la sua Williams durante il GP di San Marino, sul circuito di Imola.

Tre volte campione del mondo, vincitore di 41 gran premi sui 162 disputati, Ayrton era un uomo schivo, introverso e riflessivo. Vincere era la sua ossessione, le gare di Formula 1 per lui erano come degli antichi duelli tra cavalieri, e come tale si è sempre comportato, in pista e fuori.

*Le due immagini dell'articolo sono di AP Photo.
 

Sull'autore
Di
Emanuele Giulianelli

Scrittore e giornalista freelance, collabora regolarmente con il Corriere della Sera, con La Gazzetta dello Sport, con Extra Time, Rivista Undici, Guerin Sportivo e con varie testate internazionali come Four Four Two, Panenka e Tribal Football. Scrive per B-Magazine, la rivista ufficiale della Lega Serie B.