Ci sono partite che sono destinate a rimanere nella storia. Alcune diventano leggendarie per il risultato, altre per il significato che assumono, indipendentemente dal tabellino, da un punto di vista non solo calcistico. E poi ci sono match che riescono a unire entrambe le tipologie.

 

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Solitamente sono quelle partite di cui si parla con…nome e cognome, segnalando squadre e risultato come nei classici Italia-Germania 4-3 o Brasile-Germania 1-7. In Sudamerica di match indimenticabili ce ne sono molti, ma pochi hanno mantenuto l’aura leggendaria di una semplice (ma poi mica tanto) sfida valida per le qualificazioni continentali ai mondiali del 1994. Il 5 settembre 1993, al Monumental di Buenos Aires, va in scena Argentina-Colombia 0-5.


Novanta minuti che restano indelebili, nel bene e nel male, per le due squadre in campo. La posta in palio è alta, perché i padroni di casa e gli ospiti si giocano la qualificazione diretta al mondiale di calcio.

Le squadre sudamericane sono divise in due gironi; Argentina e Colombia fanno parte del raggruppamento A. All’andata ha vinto la Colombia a Barranquilla e i Cafeteros arrivano all’ultimo match del girone con il vantaggio di poter anche pareggiare. La classifica del girone parla di Colombia a 8 punti e Argentina a 7. In una formula davvero cervellotica per la confederazione calcistica che regalerà, poi, la squadra Campione del Mondo, passa solo la prima, mentre la seconda sarà costretta a giocarsi il playoff intercontinentale per staccare il pass per gli Stati Uniti.

E occhio anche a un altro Monumental, quello di Lima, perché se l’Argentina perde e il Paraguay (a 5 punti) passa in Perù, per l’Albiceleste potrebbero essere guai.


Gli argentini, però, sono abbastanza tranquilli. Del resto la nazionale guidata da Alfio Basile non perde sul suolo patrio da 6 anni. Nel 1986 ha vinto la Coppa del Mondo, nel 1990 è arrivata in finale contro la Germania Ovest e sia nel 1991 che nel 1993 ha sollevato la Copa America. Insomma, nonostante una situazione non semplicissima, il pronostico non è blindato, ma quasi.

E ci pensa Diego Armando Maradona, da poco tornato a giocare in Argentina ma che non è nella rosa dell’Albiceleste, a lanciare la sfida da parte dei suoi, con una dichiarazione che passa alla storia. “Non possono cambiare la storia, non devono cambiare la storia. Dobbiamo continuare come siamo sempre stati storicamente, l’Argentina davanti e la Colombia dietro”. Avesse saputo quello che stava per succedere, forse Diego avrebbe evitato…


Lezione di calcio - In un Monumental strapieno, infatti, avanti ci va proprio la Colombia. Il primo tempo scorre abbastanza come da copione, con i padroni di casa che fanno la partita e il portiere dei Cafeteros Oscar Córdoba che fa del suo meglio per evitare di subire gol. Ma quella Colombia è uno squadrone. Francisco Maturana già fonte di aspirazione di Arrigo Sacchi, ha creato un gruppo capace di lottare e che è al servizio dei calciatori più talentuosi della rosa: Freddy Rincon, Tino Asprilla e Carlos Valderrama.

E al minuto 41 accade l’imponderabile, almeno per gli argentini. El Pibe, quello colombiano dai capelli biondi e ricci, illumina e Rincon ringrazia e passa alla cassa. Argentina 0, Colombia 1. E improvvisamente  la sicurezza dei padroni di casa comincia a vacillare.


Un secondo tempo da incubo - Chi si aspetta una reazione rabbiosa da parte della squadra di Basile ha capito male. E dire che i campioni in campo non mancano. Batistuta, Simeone, Ruggeri, Redondo, nessuno ci capisce più nulla e i secondi quarantacinque minuti diventano uno psicodramma a tinte albicelesti. Al minuto 49 raddoppia Tino Asprilla e gli argentini capiscono che non è davvero serata.

Ma può andare peggio, perché la sconfitta si trasforma in umiliazione. In capo a due minuti (72’ e 74’) Rincon e Asprilla fanno poker e quando mancano sei giri di lancette al novantesimo Adolfo Valencia chiude la manita, lasciando il Monumental sotto shock. Anzi no, perché arrivano degli applausi, anche se non sono di certo per i padroni di casa. Il pubblico argentino tributa la giustissima ovazione a Maturana e ai suoi, mentre i campioni del Sudamerica escono dal campo con la coda tra le gambe.

 


Gli dei del calcio sorridono però all’Argentina. A Lima il Perù blocca il Paraguay sul 2-2 e alla fine la squadra di Basile si qualificherà comunque per i mondiali, anche se dovrà passare per un umiliante playoff contro l’Australia. Ma in patria non la prendono per niente bene. Alcuni quotidiani aprono con una prima pagina nera e la scritta “vergogna”, mentre le analisi che distruggono il tecnico e i giocatori non mancano. Del resto, è la peggiore sconfitta casalinga nella storia delle qualificazioni mondiali per l’Argentina. Ci vorranno quasi vent’anni per fare peggio e, abbastanza ironicamente, c’è di mezzo Maradona anche stavolta.

Nel 2009 l’Argentina perde per 6-1 a La Paz contro la Bolivia, mettendo anche in quel caso in pericolo la qualificazione ai Mondiali del 2010. Per gli argentini, quella è una delle notti di calcio più brutte della loro storia. Per i colombiani è un trionfo che fa il paio con la vittoria della Copa America nel 2001. In ogni caso, una serata che diventa leggenda. Argentina-Colombia, 0-5. Basta la parola.

*La foto di apertura dell'articolo è di Daniel Muzio (AP Photo).

Sull'autore
Di
Ermanno Pansa

Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

Amante degli incontri ricchi di gol, collabora quotidianamente con il blog di 888sport, per il quale rappresenta una costante fonte di idee.

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