Si sono concessi una stagione di pausa, quella scorsa, poi sono ripartiti più affamati che mai. Sono quelli del Real Madrid, i campioni di tutto, la società più prestigiosa del mondo nonché la più ricca, con il suo fatturato 2018 da 750,9 milioni di euro (al secondo posto i rivali storici del Barcellona con 690,4, poi i colossi della Premier).

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L'anno scorso sono andati in tilt per colpa della pancia pienissima: dopo l'abbuffata di trofei, a partire dalle tre Champions League vinte di seguito, era quasi inevitabile un calo di tensione di squadra e società, con addirittura tre allenatori cambiati (il disastroso Lopetegui, il traghettatore Solari e poi Zidane), le polemiche sulla cessione di Cristiano Ronaldo e i tanti giocatori che sembravano a fine ciclo.

Altrettanto inevitabile che in estate Florentino Perez mettesse mano al portafogli, dopo tante sessioni di mercato senza colpi eclatanti: dai 100 milioni spesi per Bale nel 2013 ai 100 investiti per Hazard nel 2019, per 6 anni il Real Madrid si era accontentato di aggiustamenti, a parte il capriccio di James Rodriguez, pagato addirittura 80 milioni nel 2014, dopo che il colombiano era stato nominato miglior giocatore dei Mondiali brasiliani.

Per il resto, il Real aveva puntato sui suoi “galacticos” storici, da Sergio Ramos e Marcelo a CR7 e Benzema, più formidabili talenti del vivaio come Asensio e Lucas Vazquez.

Il ritorno sul mercato - Dopo il fallimento della scorsa stagione, però, Perez ha invesito di nuovo: così a Madrid sono arrivati Hazard, Jovic, Militao, Mendy, Rodrygo, per un totale di oltre 300 milioni spesi. Ma la mossa vincente, da parte del presidentissimo, è stata richiamare Zidane. Di più: convincerlo a tornare, dopo le dimissioni del 31 maggio 2018. Dopo tante vittorie con il suo club, l'allenatore cercava nuovi stimoli, magari alla guida della nazionale: ma il trionfo della Francia nei Mondiali russi, con inevitabile conferma di Deschamps, ha stravolto i suoi piani.

A quel punto, molti davano Zizou sulla panchina della Juve, come erede designato di Allegri, invece Perez ha spiazzato tutti e a marzo 2019 ha riportato Zidane al Real Madrid. Ovviamente con la promessa di investimenti reali, puntualmente avvenuti.

 

Zidane da calciatore con il Real!

L'inizio è stato balbettante, tra infortuni (ad Asensio sono saltati i crociati) e rendimento insufficiente di troppi campioni. Ancora una volta, però, Zidane ha trovato la chiave per riportare la Casa Blanca in vetta alla Liga, con vista sulla Champions (negli ottavi, super sfida da sfavoriti per le scommesse calcio con il City di Guardiola, andata a Madrid il 26 febbraio).

Dopo un percorso di crescita impressionante in campionato, il Real si è portato a casa la Supercoppa spagnola, giocata in Arabia Saudita con un torneo a 4, battendo in finale il 12 gennaio l'Atletico Madrid ai rigori. Trofeo numero 89, addirittura, da sistemare in una bacheca strapiena: 33 “scudetti”, 13 Champions League (ovviamente record assoluto), 7 Mondiali per club.

La nuova linea mediana - L'intuizione tattica che ha cambiato la stagione delle merengues si chiama Fede Valverde, centrocampista completo che ha dato equilibrio e nello stesso tempo dinamismo alla squadra.

La sua presenza in campo ha rivitalizzato anche gli altri campioni del reparto: con Casemiro e Kroos davanti alla difesa, lo stesso Valverde, Modric – utilizzato da trequartista, quindi più libero di inventare calcio – e Isco alle spalle della punta Benzema (in Arabia era infortunato, ha giocato Jovic che non segna mai ma è utile per la manovra offensiva della squadra), il nuovo 4-2-3-1 di Zidane ha portato il Real a comandare la Liga, in tandem con il Barcellona, e appunto a vincere la Supercoppa.

Il segreto del successo è - anche - la ritrovata solidità difensiva, perché in avanti il Real occasioni da gol le ha sempre create. Il portiere Courtois ci ha messo un po' a conquistare i tifosi, legatissimi a Keylor Navas (come Zidane, peraltro), ma alla fine ce l'ha fatta, grazie anche ai rigori parati proprio nella finale di Supercoppa. Davanti a lui, la terza linea non è solo quella classica, cioè Carvajal-Varane-Sergio Ramos-Marcelo.

Nel senso che, finalmente, dopo anni i quattro “moschettieri” hanno validi ricambi, a partire dal jolly difensivo Militao, a lungo inseguito da club italiani, il terzino destro Odriozola e quello sinistro Mendy. Stesso discorso per la zona fantasia, dove il Real può attingere a talenti formidabili: quando Zidane vuole cambiare modulo, tornare al suo 4-3-3, piazza sulla fascia uno tra Vinicius e Rodrygo – provate a prenderli, sono ali che hanno velocità e dribbling pazzeschi – e per la difesa avversaria diventa ancora più complicato evitare goleade e gli Over per le scommesse sportive

Isco e Hazard, al potere la fantasia - Nonostante questi giovani fuoriclasse a disposizione, e in attesa che Hazard torni a esprimersi come ai tempi del Chelsea, Zidane fa una terribile fatica a rinunciare al sottovalutatissimo Isco, suo pupillo che i tifosi del Madrid considerano il Messi "blanco". Appena tornato, il tecnico francese è stato chiaro con Florentino Perez: Isco non si tocca, anche se in quel momento si parlava di lui come un pezzo pregiato del mercato 2019.

Non a caso, il fenomeno ex Malaga è sempre stato nei sogni di Paratici, che a più riprese ha provato a portarlo alla Juve. Il riscatto Real si spiega anche così, con Isco tornato a divertirsi e divertire: l'intera squadra gira a mille ed è finalmente riuscita a esorcizzare il fantasma di Cristiano Ronaldo. Il Barcellona ovviamente non molla ma sì, il Real è tornato e il duello per vincere la Liga sarà elettrizzante.

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*La foto di apertura dell'articolo è di Hassan Ammar (AP Photo); la seconda di Jan Pitman (AP Photo).

Sull'autore
Di
Giulio

Giulio è nato giornalista sportivo, anche se di professione lo fa “solo” da 30 anni. Dal 1997 è l'esperto di calciomercato del quotidiano La Repubblica.

Dal '90 segue (senza annoiarsi mai) le vicende della Lazio: collabora anche con Radiosei e dirige il sito Sololalazio.it. Calcio e giornalismo sono le sue grandi passioni. L'unico rimpianto che lo tormenta è aver smesso di dare spettacolo sui campi di calcetto.

 

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