Cinque club, 17 anni di carriera, 763 partite, 253 gol. Numeri stratosferici, che molti attaccanti nella loro storia calcistica si sognano. Basta dunque questo a immaginare quanto sia assurdo che a scriverli negli almanacchi sia stato... un difensore.

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Beh, poi, difensore per modo di dire, perché in un calcio in cui ancora i suoi compagni di reparto pensavano solo a difendere la propria porta, Ronald Koeman era più preoccupato di mettere in pericolo quella che aveva di fronte. A giudicare dai record che lascia al mondo del pallone, ci riusciva spesso e volentieri. Anche perché doveva essere maledettamente complicato fermare un ammasso di muscoli di un metro e ottanta che tutti chiamano Rambo.


La carriera - Analizziamo il percorso calcistico del campione olandese, prima di esaminare le reali possibilità della sua selezione per Euro 2020. Ronald Koeman, classe 1963, nasce professionalmente al Groningen, che lo fa debuttare in Eredivisie ad appena 17 anni. Tempo tre stagioni e quel centrale dal piede al fulmicotone che può giocare a centrocampo e batte punizioni spaventose finisce all’Ajax. Ci resta tre stagioni, fino al 1986, giusto il tempo di vincere un campionato e di imparare "giusto qualcosina" da Johan Cruijff, che nel 1985 prende le redini dei Lancieri.

Poi però Koeman tradisce Amsterdam e se ne va al PSV, in quel momento squadra di vertice del calcio continentale. Solito copione, tre stagioni, ma con qualche soddisfazione in più: altrettanti titoli, due Coppe d’Olanda e la Coppa dei Campioni 1987/88 con Hiddink in panchina. E, tanto per gradire, 63 gol, con un massimo di 26 marcature nell’anno del Treble, 21 delle quali in campionato. Non diventa capocannoniere solo perché il compagno di squadra Kieft, passato anche per la Serie A, decide di segnarne 29. Giusto evidenziare che il biondissimo Wim giocasse da centravanti.


Nel 1989, con il titolo europeo vinto nell’estate precedente con l’Olanda, chiamano da Barcellona. In panchina c’è, neanche a dirlo, proprio Cruijff. Che in un difensore così moderno non può che vedere il centrale perfetto del suo Dream Team. La macchina blaugrana funziona bene, anzi, benissimo, al punto che in Spagna Koeman fa incetta di trofei: quattro campionati, una Coppa del Re, tre supercoppe spagnole, una europea e un’altra coppa dei Campioni, quella del 1992.

Il gol della vita - Nella notte di Wembley, è lui che abbatte le speranze della Samp di Vialli e di Mancini. Al minuto 112 arriva un calcio di punizione per i catalani e sul pallone ci va Rambo. Pagliuca il pallone lo vede appena, perché il destro dell’olandese schizza in rete a 188 km/h. Roba da autovelox, con tanto di ritiro della patente.

 

Dopo sei anni di Catalogna, Koeman decide di chiudere la carriera nella sua Olanda e visto che gli manca una delle big dell’Eredivisie fa anche un giro al Feyenoord. Poi, ad appena 34 anni, appende gli scarpini al chiodo. Chiudendo, neanche a dirlo, da difensore più prolifico di tutti i tempi. 


Il suo destino, però, è quello di sedere su una panchina. Di quel Dream Team, moltissimi giocatori (anzi, quasi tutti) diventano allenatori. E Koeman, che è olandese come Cruijff, esporta il credo del Profeta del Gol in giro per l’Europa. Gli bastano neanche due anni alla guida del Vitesse per ricevere la chiamata dell’Ajax. Tra il dicembre 2001 e il febbraio 2005 porta all’Amsterdam ArenA due campionati, una coppa d’Olanda e due Supercoppe.

L’esperienza al Benfica è meno felice: le Aquile arrivano terze nel campionato 2006/07 e dopo appena una stagione c’è l’addio consensuale. A tirargli su il morale arriva il PSV, con cui vince il terzo titolo d’Olanda come allenatore, ma poi lascia di nuovo l’Olanda per volare in Spagna, al Valencia. Pessima idea, arriva da subentrato a novembre 2007 e viene esonerato ad aprile 2008, anche se fa in tempo a vincere la Copa del Rey.

Torna di nuovo in patria, prima per guidare l’AZ (che lo esonera dopo neanche un anno ma con cui vince la Supercoppa) e poi il Feyenoord per tre stagioni, ripercorrendo così anche in panchina l’esperienza da calciatore. Poi passa in Inghilterra, prima al Southampton dove fa bene e poi all’Everton, deludendo le aspettative.


Sulla panchina più amata - La chiamata più attesa però arriva nel febbraio 2018. L’Olanda ha da poco avuto la certezza che non parteciperà ai Mondiali in Russia. C’è bisogno di ripartire praticamente da zero, dopo che la generazione dei Robben e dei Van Persie ha segnato irrimediabilmente il passo. E non c’è persona più adatta di Koeman, come spiegano i risultati. Gli Oranje, nonostante un girone proibitivo (Francia e Germania) vincono il proprio girone di Nations League e si fermano a un passo dalla gloria, perdendo la finale contro il Portogallo di Cristiano Ronaldo.

Il gruppo di Koeman, un mix di giovani come De Jong e De Ligt e di calciatori esperti come Van Dijk e Depay stacca agevolmente il pass anche per Euro 2020, qualificandosi al secondo posto dietro la Germania.


Ai campionati europei di calcio, gli olandesi troveranno nel loro raggruppamento l’Ucraina, l’Austria e una delle vincenti dei playoff di Nations League. Un cammino, quello nel gruppo C, che non dovrebbe creare troppi problemi alla squadra di Koeman. L’Olanda che non riesce a qualificarsi per Euro 2016 è solo un brutto ricordo, anche se il tecnico dovrà fare i conti con l’infortunio di Depay. L’attaccante del Lione si è rotto il legamento crociato del ginocchio a fine dicembre e dunque tornerà in campo giusto in tempo per preparare l’Europeo.

Un bel punto interrogativo, considerando che l’ex Manchester United è il centravanti titolare di Koeman. La bontà complessiva della rosa a sua disposizione, oltre che le scelte tattiche in pieno stile Oranje, può però permettere a De Jong e compagni di sopperire all’assenza o alla non perfetta forma dell’attaccante. Dopo una Nations League con i fiocchi, la squadra di Koeman non può non essere tra le favorite del torneo itinerante dell’estate 2020.

Del resto, con un allenatore così, controllare gli attaccanti può non bastare. Anzi, bisogna tenere d’occhio parecchio d’occhio i difensori centrali, entrambi con il vizio del gol. Anche se Van Dijk e De Ligt le punizioni a 190 km/h non le tirano mica…

*La foto di apertura dell'articolo è di Martin Meissner (AP Photo).

Sull'autore
Di
Ermanno Pansa

Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

Amante degli incontri ricchi di gol, collabora quotidianamente con il blog di 888sport, per il quale rappresenta una costante fonte di idee.

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