Mino Raiola ci andò giù duro, in un'intervista natalizia per Repubblica: “Il problema di Pogba è il Manchester United: è un club fuori dalla realtà, senza un progetto sportivo. Oggi non porterei più nessuno là, rovinerebbero anche Maradona, Pelè e Maldini”.

 

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Una sintesi brutale della crisi che attanaglia ormai da anni una delle società più ricche e gloriose del mondo. In disperata ricerca di identità, lo United non ha mai veramente superato il trauma dell'abbandono di Sir Alex Ferguson, il “guru” che ha guidato la squadra per 27 anni portandola a vincere 13 Premier, 2 Champions League, una Coppa delle Coppe, una Supercoppa Uefa, una Coppa Intercontinentale, una Coppa del Mondo per club, 5 Coppe d'Inghilterra, 4 Coppe di Lega e addirittura 10 Community Shield.

Da quando l'allenatore scozzese ha lasciato i Diavoli Rossi, nel 2013, è iniziata una lenta e inesorabile discesa verso l'anonimato, la condanna peggiore per un club che ha fatto la storia del calcio.

In questa stagione naviga, per esempio, intorno all'ottavo in classifica, a distanza siderale dal Liverpool capolista. Inaccettabile per i tifosi del Manchester, che in questi anni hanno anche dovuto assistere ai trionfi dei “cugini” del City, sempre più potenti e forti. Nel mirino di pubblico e critica è finito soprattutto l'amministratore delegato Ed Woodward, oggetto di una contestazione a volte perfino violenta.

Ricavi top... acquisti flop - Eppure il fatturato resta a livelli top (785 milioni di dollari), il valore del club supera i 3000 milioni (secondo la rivista Forbes) - per questi numeri il Manchester è dietro solo a Real Madrid e Barcellona nella classifica delle società più ricche del mondo (ma fino al 2017 era addirittura al numero 1) - e il monte ingaggi è il più alto di tutta la Premier League (188 milioni di euro): nonostante tutto questo, lo United fatica perfino a qualificarsi per le Coppe europee.

Un disastro figlio dell'incoerenza con cui è stato portato avanti il progetto sportivo dopo l'addio di Ferguson, con quattro gestioni tecniche molto diverse tra loro: non ha funzionato la “soluzione interna” Moyes, messo sotto contratto addirittura per sei anni ma serenamente licenziato dopo uno, e la conseguente strategia conservativa della rosa.

Stesso risultato con le stagioni delle spese pazze – subito stanziati 250 milioni di sterline per il primo mercato - per accontentare il suo successore Van Gaal; un po' meglio, ma solo un po', con Mourinho, anche perché gli acquisti furono più mirati, con l'arrivo di Ibrahimovic e Pogba; ma appena i risultati sono venuti meno, l'impalcatura creata dal tecnico portoghese è crollata.

Solskjaer, che ha raccolto l'eredità di Mou, è partito benissimo (14 vittorie in 17 partite), convincendo il club a rinnovargli il contratto e a rinunciare così ad affidarsi ad Allegri (in ballo comunque per il prossimo anno), ma poi la squadra è tornata a balbettare, per poi perdersi di nuovo in questa stagione.

Il risultato globale del dopo Ferguson? Sei stagioni senza vincere il campionato, nove senza raggiungere la finale di Champions League. Né i rari successi (una Europa League con Mourinho, una Community Shields, una Coppa d'Inghilterra e una Coppa di Lega) hanno placato l'ira dei tifosi, che accusano la famiglia Glazer, gli americani proprietari del club, di concentrarsi sugli aspetti commerciali, sulla valorizzazione del brand, trascurando in modo decisivo la gestione sportiva.

Che confusione sul mercato - Manca per esempio un direttore sportivo, una figura che faccia da raccordo tra società e squadra e che si occupi del mercato. In estate sono stati spesi 92 milioni – record assoluto per un difensore - per lo stopper Maguire, con il chiaro intento di “imitare” l'operazione Van Dijk del Liverpool, ma l'ex Leicester finora non ha risposto alle aspettative. Né i giovani McTominay e Greenwood, sicuramente dei talenti, sono ancora in grado di imporsi con il carisma degli Scholes o dei Giggs.

Troppo frettolosa, poi, la cessione di giocatori d'esperienza come Lukaku e lo stesso Sanchez, finiti entrambi all'Inter, il cileno addirittura in prestito secco. Delude perfino il portiere de Gea, per anni corteggiato dal Real Madrid: era una sicurezza e adesso invece commette errori incredibili. E Pogba resta ingolfato tra infortuni e voglia di fuga, come ha fatto capire in quella intervista il suo agente Raiola.

“Il nostro obiettivo finale è vincere trofei giocando un calcio entusiasmante, con un una squadra che unisce giocatori della nostra Academy con acquisti di livello mondiale”, è il piano ribadito da Ed Woodward alla presentazione del bilancio relativo al primo trimestre della stagione 2019-2020.

Nonostante i buoni propositi e tanti giocatori interessanti (il 22enne Marcus Rashford, centravanti della nazionale inglese, è sicuramente un fuoriclasse), all'Old Trafford, lo stadio dei sogni, non si sogna più. Possibile che i Red Davils affidino a Max Allegri l'ennesima ricostruzione per la Premier League, ma dovranno prima convincerlo che il progetto sia concreto e poi lasciargli carta bianca nelle scelte tecniche e di mercato.

*La foto di apertura dell'articolo è di Jon Super (AP Photo).

Sull'autore
Di
Giulio

Giulio è nato giornalista sportivo, anche se di professione lo fa “solo” da 30 anni. Dal 1997 è l'esperto di calciomercato del quotidiano La Repubblica.

Dal '90 segue (senza annoiarsi mai) le vicende della Lazio: collabora anche con Radiosei e dirige il sito Sololalazio.it. Calcio e giornalismo sono le sue grandi passioni. L'unico rimpianto che lo tormenta è aver smesso di dare spettacolo sui campi di calcetto.

 

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