Un'altra stagione in chiaroscuro per il Monaco. La squadra del Principato, che si è da poco affidata all’ex CT della Spagna Robert Moreno, naviga neanche troppo tranquillamente a metà classifica in Ligue 1. Non certo la posizione che ci si aspetta da un club che negli ultimi anni è riuscito a combattere lo strapotere del Paris Saint-Germain.

Anzi, che per certi versi ha anche fatto meglio dei capitolini, visto che nel 2016/17 ha addirittura disputato le semifinali di Champions League, un risultato che la squadra di proprietà del fondo di investimento del Qatar, per il momento, non ha mai raggiunto con la nuova gestione.


Tutto bene... fino al divorzio del Presidente - Sorpresa, dunque, ma fino ad un certo punto. Nell’ultimo decennio la storia del Monaco è stata simile a una corsa in ascensore. O, meglio ancora, sulle montagne russe. Basterebbe pensare che nel 2011, poco prima dell’acquisto dei due terzi della società da parte del magnate russo Rybolovlev (l’altro terzo appartiene alla famiglia regnante dei Grimaldi), il Monaco era sprofondato in Ligue 2, arrivando diciottesimo in campionato.

L’anno successivo neanche la nuova società era riuscita a riportare subito il club nella massima serie, ma si è dovuto attendere l’arrivo di un vero esperto: Claudio Ranieri ha fatto vincere ai monegaschi il campionato cadetto e l’anno successivo li ha portati al ritorno in Champions League, con il secondo posto in Ligue 1.


Poi però l’ascensore ha ricominciato a muoversi verso il basso. Colpa… del divorzio di Rybolovlev, che ha costretto il club a dismettere un patrimonio di calciatori davvero importante. In compenso, al posto di Ranieri è arrivato Leonardo Jardim, che in capo a tre anni è riuscito in un vero e proprio miracolo. Nella stagione 2016/17, quella che vede sbocciare il giovane fenomeno Mbappè, il Monaco vince il suo ottavo titolo di Francia e arriva a un passo dal giocarsi la finale di Champions League, venendo eliminato dalla Juventus di Allegri.

Poi però qualcosa si rompe di nuovo, al punto che nella stagione 2018/19 il club vede da vicino l’incubo di una nuova retrocessione e licenzia Jardim, chiamando Henry. Le cose vanno ancora peggio e il portoghese torna in sella, arrivando diciassettesimo. Ma la stagione attuale dimostra che le montagne russe non hanno ancora finito la loro corsa.


Che plusvalenze - Nel corso degli anni, comunque, al Louis II sono passati fior di campioni, che spesso si sono affermati in biancorosso per poi essere rivenduti a prezzo d’oro. È certamente il caso di James Rodriguez, che arriva dal Porto nella stagione 2013/14 per 45 milioni e dopo appena un anno vola verso il Real Madrid per 75 milioni. I migliori affari, però, vengono decisamente dalla cantera e da calciatori acquistati da altre squadre francesi.

Tra Mbappè (180 milioni incassati dal PSG), Lemar (70 milioni spesi dall’Atletico Madrid), Martial (60 milioni dallo United), Mendy (58 milioni dal City) e molti altri il Monaco ha incassato oltre un miliardo di euro dalle cessioni ad altri club tra il 2010 e il 2020.


Anche con gli acquisti, però, nel Principato si sono dati da fare. Molti dei grandi colpi (e delle grandi cessioni successive) sono arrivati grazie all’influenza di Jorge Mendes. Nel corso degli anni il procuratore portoghese ha spesso lavorato fianco a fianco con il Monaco, curando affari come l’arrivo di Falcao dal Porto (altra società a lui molto vicina), quello di Bernardo Silva dal Benfica e quello del già citato James Rodriguez, anche lui dal Porto.

Tra gli altri assistiti dell’agente di CR7 che hanno vestito la maglia del Monaco ci sono anche Fabinho, ora al Liverpool e Joao Moutinho, attualmente alla squadra più portoghese della Premier League, il Wolverhampton.


Quanta Italia al Monaco - Sarà la vicinanza dal confine, ma nel corso degli anni ci sono stati anche parecchi italiani che hanno vestito la maglia del Monaco. Dopo che Andrea Raggi, una vera istituzione nel Principato (è stato anche capitano), ha lasciato il club nella scorsa stagione, al momento l’unico connazionale è Pietro Pellegri, arrivato giovanissimo dal Genoa, ma che al Monaco è stato martoriato da infortuni. Sempre lo scorso anno, in prestito, è anche arrivato Antonino Barreca. Guardando ancora più indietro, spuntano altri protagonisti tricolori.

Morgan De Sanctis, arrivato al Louis II dopo l’esperienza alla Roma, o Stephan El Shaarawy, preso in prestito dal Milan ma mai riscattato nonostante le buone prestazioni. E poi, andando più indietro nel tempo, Bobo Vieri, con una toccata e fuga, Marco Di Vaio, protagonista di una buona stagione, Marco Simone, uno dei primi italiani ad andare a giocare in Francia, e Flavio Roma, portiere con una militanza più che decennale nel Principato.

Complicato al momento attuale capire se l’ascensore possa ricominciare a salire. L’ultima nidiata di giovanissimi non ha ancora portato ad emergere nuovi potenziali fenomeni e l’arrivo di calciatori di esperienza ma non più giovanissimi (Keita Baldé, Fabregas o Jovetic) non lascia presagire un futuro migliore di un presente da metà classifica.

Ma si parla comunque di una delle squadre più vincenti della storia della Ligue 1 (8 titoli, come il PSG che scommesse e quote per il calcio danno tra le favorite della Champions 2020, uno in meno del Marsiglia e due meno del Saint-Etienne).

E anche del club che in panchina ha lanciato Wenger, Deschamps. Una squadra che all’Italia sta a cuore, un po’ per vicinanza geografica un po’ per dei piccoli pezzi di storia. Il miglior marcatore di sempre con 221 reti, è Delio Onnis, nato in Ciociaria e volato in Argentina da bambino. Il calciatore con più presenze è Jean-Luc Ettori, che volendo poteva giocare con la nostra nazionale. E poi, oltre a Ranieri, ci sono stati altri tre tecnici tricolori. Prima Angelo Grizzetti, colui che ha regalato per la prima volta la Ligue 1 al club nel 1953.

Poi Francesco Guidolin, che nel 2005 ha sostituito Deschamps, facendo però male. E infine Marco Simone, che nel 2011 non è riuscito a tirare fuori i monegaschi dai meandri della Ligue 2. Anche per gli italiani, il Monaco è un ascensore. E capire a che piano si fermerà è sempre una bella scommessa.

*La foto di apertura dell'articolo è di Daniel Cole (AP Photo).

Sull'autore
Di
Ermanno Pansa

Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

Amante degli incontri ricchi di gol, collabora quotidianamente con il blog di 888sport, per il quale rappresenta una costante fonte di idee.

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