Tra le statistiche che ci tengono compagnia in questo periodo senza calcio, una delle più interessanti riguarda quello stakanovista indefesso che risponde al nome di Francesco Acerbi. Il sito The Korner – che di statistiche è specializzato - ha calcolato che dal 2015 a oggi, il difensore della Lazio e della Nazionale ha giocato addirittura il 95,8% dei minuti in Serie A!

Uno score spaventoso, da vero highlander: neanche i portieri ormai riescono a disputare così tante partite. Si tratta di 5 campionati, ma Acerbi non si è quasi mai fermato neanche nelle Coppe, prima con il Sassuolo e poi con la Lazio. E infatti ha “rischiato” di battere il mitico record di Javier Zanetti, storico capitano interista: 162 partite consecutive in tutte le competizioni con il proprio club. Acerbi è arrivato a 149 gare, un numero comunque impressionante: di queste, 126 in Serie A.

Quando fu espulso dall’arbitro Rocchi a Napoli, tra l’altro ingiustamente (doppia ammonizione, ma nel secondo intervento aveva colpito la palla), nella sfida del 20 gennaio 2019, per il difensore lombardo fu uno shock. Aveva fatto di tutto per centrare l’obiettivo, giocando spesso in condizioni precarie e anche partite ininfluenti di Europa League. Simone Inzaghi ha sempre rispettato questo suo desiderio, d’altronde Acerbi è pedina fondamentale per la Lazio che non è più solo una outsider per lo scudetto, per le scommesse e quote Serie A. Sia che giochi nel suo ruolo naturale, al centro, oppure da stopper di sinistra, dove si diverte perfino di più perché libero di avanzare.

Appena arrivato, nell’estate 2018 (fa impressione, ora, pensare che non ci fosse nessuno ad accoglierlo alla Stazione Termini, era solo con il suo zainetto…), si è subito inserito nello spogliatoio e negli schemi della squadra biancoceleste, diventando il leader della difesa a 3. Quest’anno, oltre a quello di carambola nel derby, ha anche segnato un gol straordinario, con un siluro quasi da metà campo, contro il Torino all’Olimpico.

Inevitabilmente, visto il suo rendimento, a 30 anni suonati (ora ne ha 32, compiuti a febbraio) è tornato in azzurro e ha tolto il posto a Romagnoli, sorprendendo con prestazioni di altissimo livello il ct Mancini.

LA TRASFORMAZIONE

La sua scommessa con il calcio, cioè esserci sempre, è partita dopo la vittoria più importante, contro il tumore al testicolo che gli fu diagnosticato nel 2013. “La malattia mi ha salvato”, ha dichiarato recentemente, con riferimento alla vita non proprio da atleta che conduceva prima della tremenda esperienza. È stato il punto di svolta: alla fine di quel percorso complicato, è nata una persona diversa, un calciatore nuovo. Il calcio è diventato il centro della sua vita, ha iniziato a curare fisico e alimentazione come non aveva mai fatto.

Si cucina da solo – è abbastanza bravo - nella sua casa romana: “Mangio sano e lineare”, ha raccontato a Repubblica. Un menù in cui alterna riso e pasta, poi bresaola, carne, tonno e verdure, patate lesse, uvetta e noci, difficile che sgarri. Si concede il sushi ogni tanto, la sera, davanti alla tv, guardando film e snooker. Il calcio no, non lo guarda: preferisce giocarlo. E si allena tanto, anche in questo periodo senza campionato: due ore la mattina e due ore il pomeriggio, con l’intensità giusta. “A casa ho tutto quello che mi serve per tenermi in forma”, ha detto. Dai pesi agli elastici, dalla bike alla fit ball.

Sta lavorando in particolare per rafforzare il polpaccio, che in questo campionato lo ha costretto – udite udite! – a saltare ben due partite. Sarebbe rientrato con l’Atalanta, ma è arrivato lo stop alla serie A. L’anno perfetto, dal punto di vista delle presenze, è stato l’ultimo con il Sassuolo: 100% dei minuti in campo, nella Serie A 2017-’18, prima di trasferirsi alla Lazio per 10 milioni più 2 di bonus. Firmò un contratto quinquennale da 1,8 milioni netti a stagione più bonus e presto tratterà il rinnovo con aumento dell’ingaggio: ha cambiato procuratore, si è affidato a Federico Pastorello.

Nel primo campionato con la Lazio, Acerbi è arrivato a giocare il 96,7% dei minuti: una sola gara saltata, contro la Juve dopo quella espulsione a Napoli. Le altre percentuali dal 2015: 94,7 nel 2015-’16, 97,3 nel 2016-’17, 90,4 invece in questa travagliata Serie A. “Il calcio è lo sport più bello del mondo, mi manca, spero che si potrà riprendere presto a giocare”. Appena succederà, ripartirà la scommessa del Leone, come lo chiamano tifosi, compagni e in particolare il suo grande amico Immobile: esserci sempre. 

*La foto di apertura dell'articolo è di Gregorio Borgia (AP Photo).

Sull'autore
Di
Giulio

Giulio è nato giornalista sportivo, anche se di professione lo fa “solo” da 30 anni. Dal 1997 è l'esperto di calciomercato del quotidiano La Repubblica.

Dal '90 segue (senza annoiarsi mai) le vicende della Lazio: collabora anche con Radiosei e dirige il sito Sololalazio.it. Calcio e giornalismo sono le sue grandi passioni. L'unico rimpianto che lo tormenta è aver smesso di dare spettacolo sui campi di calcetto.

 

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