Era un trequartista dalla collocazione complicata, è diventato una mezzala di eccezionale qualità, capace di interpretare al meglio un ruolo che nella sua evoluzione moderna è sempre più complesso perché bisogna saper fare tutto, in fase offensiva e difensiva. È Sergej Milinkovic, il tuttocampista della Lazio.

Del serbo, stagione dopo stagione, Simone Inzaghi ha saputo contenere la predisposizione alle finezze “tacco & suola” – irritanti, se il contesto in campo era di “guerra” - a beneficio della concretezza, di una solidità straordinariamente efficace per la crescita del giocatore e i risultati della Lazio. Da potenziale numero 10, Milinkovic ha dunque cambiato mentalità e atteggiamento in campo.

Merito di Inzaghi che ha trovato gli strumenti dialettici, tattici, motivazionali per convincerlo; bravo lui, Sergej, ad aprire la mente, ad allargare i suoi orizzonti rendendosi disponibile alla trasformazione. “Devo ringraziarlo per questo”, ha ripetuto spesso l’allenatore della Lazio. Non da tutti, davvero, sacrificarsi alternando con naturalezza – nell’arco della stessa partita – giocate da stella che fanno parte del suo repertorio (assist, gol, dribbling, lanci, blitz in area, delizie tecniche assortite) ad altre da gregario di lusso, da mediano capace di recuperare mille palloni al limite della sua area, di rincorrere l’avversario, di aiutare i compagni nel lavoro di copertura e poi di transizione.

Due numeri ne indicano chiaramente l’evoluzione tecnico-tattica: è il giocatore che ha commesso più falli – 52 - nella Serie A 2019-2020. Pensate che strano, un calciatore così tecnico ed elegante in testa alla classifica dei “cattivi”. Poi è anche l’uomo che ha affrontato più duelli a terra o aerei, addirittura 384. Sembrano le statistiche di un grande interditore, davvero. Che poi i duelli aerei, grazie al combinato disposto di altezza (1,91), potenza fisica ed elevazione, li vince quasi tutti lui. Così, per le scommesse Serie A, dalla quota antepost @101, la Lazio è diventata la seconda favorita per lo scudetto...

Di sicuro ha vinto la Lazio a prenderlo nell’estate 2015, grazie a un lungo pressing del ds Tare nei confronti del suo agente Kezman. Il padre aveva parlato anche con la Fiorentina, tant’è che il ragazzo serbo si presentò a Firenze, nella sede del club viola, il 6 agosto di quella torrida estate e sembrava stesse per firmare. Colpo di scena: il giorno dopo, Sergej Milinkovic tenne fede alla promessa fatta alla Lazio e firmò il contratto con i biancocelesti. Pradè, allora ds della Fiorentina, ci rimase malissimo, ma questo è il mercato: i colpi di scena fanno parte del “gioco”. Alla Lazio capitò con il compianto Astori, ad esempio: sembrava preso, invece in extremis scelse la Roma.

LE CIFRE DEL COLPO 

Milinkovic aveva 20 anni e un futuro già scritto da stella del calcio internazionale. La società biancoceleste lo pagò 4,9 milioni più 1 milione di bonus. Nel contratto con il Genk fu inserita una clausola: per evitare che al club belga andasse il 50% della futura rivendita, entro due anni la Lazio avrebbe dovuto versare altri 9 milioni. Cifra che Lotito si affrettò entro i tempi stabiliti a versare nelle casse del Genk: in pratica, investendo 15 milioni, la Lazio ha acquistato senza più condizioni un fuoriclasse che ora ne costa almeno 100.

La sua quotazione era scesa dopo il deludente Mondiale 2018, con conseguente flessione anche nei primi mesi della stagione successiva. Ma dopo questo campionato da fenomeno, il valore del “Sergente” – come lo chiamano i tifosi della Lazio – ha di nuovo raggiunto livelli da super star del pallone. Non a caso, per lui è tornato alla carica Leonardo: lo voleva al Milan nell’estate 2018, lo vorrebbe ora che è diventato il direttore sportivo del Paris Saint Germain. Altri corteggiatori seriali sono Manchester United, Real Madrid e Juventus, tutti top club convinti che il serbo a 25 anni abbia ormai raggiunto la definitiva maturazione.

Nel frattempo, Milinkovic – rinnovo dopo rinnovo – è diventato il calciatore più pagato della Lazio: contratto fino al 2024 da 3 milioni netti a stagione, ma con i bonus tocca agevolmente quota 3,5. Soldi ben spesi, se si considera che Milinkovic è stato tra i protagonisti della vittoria in Supercoppa contro la Juve e soprattutto della strepitosa cavalcata dei biancocelesti in campionato.

Il gol decisivo del 7 dicembre 2019 all’Olimpico proprio contro i bianconeri, stop di destro al volo e diagonale di sinistro all’angolo, è tra le perle della stagione. Meno spettacolare ma comunque determinante il perfido piatto sinistro, dopo un controllo di suola, per il 2-1 sull’Inter la sera del 16 febbraio. E la stagione precedente l’aveva chiusa segnando di testa il gol spaccapartita all’Atalanta, in finale di Coppa Italia.

Impressiona, adesso, ricordare un giudizio di Tare quando lo acquistò 5 anni fa: “Diventerà uno dei più forti centrocampisti d’Europa”. Se Milinkovic saprà imporsi anche in Champions League, allora scatterà la standing ovation per il ds della Lazio: pronostico indovinato.

*La foto di apertura dell'articolo è di Andrew Medichini (AP Photo).

 

Sull'autore
Di
Giulio

Giulio è nato giornalista sportivo, anche se di professione lo fa “solo” da 30 anni. Dal 1997 è l'esperto di calciomercato del quotidiano La Repubblica.

Dal '90 segue (senza annoiarsi mai) le vicende della Lazio: collabora anche con Radiosei e dirige il sito Sololalazio.it. Calcio e giornalismo sono le sue grandi passioni. L'unico rimpianto che lo tormenta è aver smesso di dare spettacolo sui campi di calcetto.

 

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