Nei suoi 17 anni di carriera da professionista, il centravanti Nicola Amoruso, classe 1974, ha giocato in Serie A con 13 squadre diverse e con 12 di esse ha realizzato almeno un gol, due record assoluti per il nostro massimo campionato (il secondo condiviso con Marco Borriello).

 

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I suoi numeri parlano di 113 reti messe a segno in 380 partite in A che ne fanno il cinquantottesimo marcatore di tutti tempi nella categoria, in coabitazione con Giampaolo Pazzini e Antonio Cassano. Non ha mai avuto l’opportunità di giocare con la nazionale maggiore, ma si è laureato campione d’Europa in Spagna nel 1996 con l’Under 21 di Cesare Maldini che si impose ai calci di rigore nella finale contro i padroni di casa, tra i quali spiccavano Raul, De la Peña e Mendieta.

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Attaccante che faceva della tecnica il suo punto di forza, Amoruso ha avuto una carriera piena di successi: tre scudetti, una Supercoppa italiana, una Supercoppa europea e una Coppa Intercontinentale con la Juventus, una Coppa Italia con la Sampdoria e un campionato cadetto vinto con l’Atalanta. Particolarmente memorabile è il gol (nella foto) messo a segno il 9 aprile 1997 ad Amsterdam, in semifinale di Champions League, con cui la Juventus passò in vantaggio nella vittoria per 2-1 in casa dell’Ajax.

Abbiamo parlato, in esclusiva per 888sport.it, con Nicola Amoruso della rivalità tra Juventus e Napoli, avendo lui indossato entrambe le maglie, e delle prospettive della squadra di Sarri e di quella di Gattuso.

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“La sfida tra Juventus e Napoli – racconta Amoruso – è una partita molto sentita soprattutto dal pubblico napoletano che vive l’attesa in settimana con molta tensione e ansia. Per la Juventus, invece, non dico sia una partita come tante, ma quasi”. 

Maradona, Platini, Edmundo, Del Piero, Higuain: sono stati molti, negli ultimi trent’anni, i grandi protagonisti delle sfide incrociate tra le due formazioni. Se ti dico Juventus-Napoli a chi pensi?
“Tra quelli che hai menzionato, penso sicuramente a Higuain, che è esploso con il Napoli e sta continuando a far bene con la maglia della Juventus: credo che lui sia il giocatore simbolo di questa sfida, per quello che ha rappresentato per i partenopei e per quello che rappresenta, oggi, per i bianconeri”.

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Con la Juventus hai vinto tanto. A quale trofeo sei più legato?
“A Torino ho vissuto anni molto belli e vincenti. Ho vinto tutto tranne la Champions League, perdendo due finali: quello è il trofeo che avrei voluto vincere”.

La tua esperienza al Napoli è, invece durata una sola stagione, partita con Zeman, terminata con Mondonico e una imprevedibile retrocessione in Serie B. Cosa andò storto?
“L’annata è stata condizionata da problemi societari: siamo partiti male e siamo retrocessi per un punto. Peccato, abbiamo pagato soprattutto la partenza estremamente negativa con Zeman, con 2 punti raccolti nelle prime 6 giornate. Sul piano realizzativo, ho messo a segno 10 gol tra tante difficoltà: avrei voluto giocare in un Napoli diverso, come quello di questi anni. Sarebbe stato sicuramente diverso”.”

A quale partita Juventus-Napoli sei più legato, da calciatore?
“Non ce ne è una in particolare: sono state tutte molto belle, molto sentite soprattutto a Napoli dove per i giocatori c’è qualche emozione in più”.

Passando alle due squadre oggi: come ti spieghi la crisi del Napoli? C'è tempo per rimontare? Credi in un riscatto degli azzurri?
“Qualcosa si era rotto tra società, giocatori e allenatore: gli errori sono stati commessi da tutti. È stata una situazione gestita molto male e degenerata, che ha fatto venire allo scoperto tutti quei problemi che erano rimasti nascosti. Il Napoli può ancora far bene, ha obiettivi importanti in Coppa Italia e in Champions League. In campionato, i traguardi importanti sono ormai andati, ma la squadra di Gattuso è chiamata sempre a fare la sua parte”.

Cosa pensi della Juventus di Sarri? Ti sembra digerito il gioco del tecnico ex Napoli? Secondo te è migliorata o peggiorata rispetto alla scorsa stagione?
“Il nuovo allenatore sta facendo bene. Non abbiamo ancora visto una Juventus targata Sarri, ma ci arriveremo perché è un allenatore preparato, che riesce sempre a dare qualcosa in più all’identità di una squadra e sono convinto che farà molto bene, il gioco sta migliorando, ma è fisiologico che ci voglia tempo, perché non è facile trasmettere le proprie idee a una squadra che ha vinto tanto. Qualcosa si inizia a vedere”. 

De Laurentiis negli anni ha investito molto: cosa manca al Napoli per essere una squadra da scudetto?
“Sicuramente uno stadio, il punto di partenza. In secondo luogo, una politica societaria che punti a espandere sempre più il marchio Napoli, vendibile in tutto il mondo”.

E cosa manca alla Juventus per vincere la Champions League?
“Un po’ di fortuna, dopo essere arrivata due volte in finale negli ultimi anni. Quest’anno, con Ronaldo, credo si possa arrivare fino in fondo e alzare la coppa, ho questa sensazione”.
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*La foto di apertura dell'articolo è di Peter Dejong (AP Photo).

Sull'autore
Di
Emanuele Giulianelli

Scrittore e giornalista freelance, collabora regolarmente con il Corriere della Sera, con La Gazzetta dello Sport, con Extra Time, Rivista Undici, Guerin Sportivo e con varie testate internazionali come Four Four Two, Panenka e Tribal Football. Scrive per B-Magazine, la rivista ufficiale della Lega Serie B.

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