Tra i motivi della ridotta competitività delle squadre italiane in Europa, con l’ultimo principale trofeo continentale importante che resta la Champions League dell’Inter nell’anno del Triplete, si fa spesso riferimento alla formula della Serie A. La teoria è che quella attuale, con 20 squadre partecipanti e tre retrocessioni, spesso e volentieri renda la parte finale del campionato totalmente inutile per la maggior parte delle squadre e soprattutto che permetta a troppi club di poter puntare alla salvezza troppo facilmente, senza dover attrezzare squadre competitive.

Una situazione che, secondo chi sostiene questa idea, si ripercuote a cascata anche sulle big, che in un campionato di livello medio più basso possono vincere più facilmente contro le piccole senza mettere su uno squadrone. Un qualcosa che poi però a livello europeo si paga eccome. Dunque, la soluzione che viene proposta più spesso è quella di un ritorno alla Serie A a 18 squadre.

La riforma dei campionati

Il 2003-2004 l'ultimo campionato a 18 squadre

Il confronto con gli altri campionati di elite

Il nodo del numero delle retrocessioni

La riforma dei campionati

La riforma dei campionati è all’ordine del giorno, anche sul tavolo del Presidente Gabriele Gravina, del calcio italiano ormai da qualche anno, viste le difficoltà incontrate nel fare bene in Europa e... nelle qualificazioni ai Mondiali.

Ma come dovrebbe la nuova Serie A a 18 squadre migliorare la situazione? Il punto principale è prettamente calcistico ed è l’aumento della competitività: con due squadre in meno ma con le stesse retrocessioni la lotta per la salvezza diventerebbe più complicata e anche le big giocherebbero a loro volta match più allenanti. Le conseguenze però ci sarebbero anche a livello economico ed è qui che spuntano i primi dubbi. 

I diritti TV, per esempio, avrebbero due conseguenze quasi diametralmente opposte. Dal punto di vista dei club, si ridurrebbe il numero delle società tra cui spartire la torta, il che a rigor di logica dovrebbe portare a introiti maggiori.

Il 2003-2004 l'ultimo campionato a 18 squadre

Ma il rovescio della medaglia è il dover accettare che con due squadre in meno si gioca un match in meno ogni giornata, con la “perdita” di 38 partite totali nell’arco dell’intero campionato. Un motivo per le TV di abbassare le offerte al momento dell’asta per i diritti. E sebbene la situazione sia poi destinata a migliorare se la Serie A dovesse aumentare in interesse (soprattutto all’estero) e in competitività, l’idea di perdere ulteriormente potere economico nella trattativa per i diritti TV certamente fa paura.

C’è poi un punto abbastanza controverso. Quante retrocessioni? Durante quelli a cui molti si riferiscono come “i bei tempi”, ovvero il periodo tra fine anni Ottanta e inizio nuovo millennio in cui la Serie A era il campionato più bello e più seguito al mondo, le squadre erano effettivamente 18, ma a finire in B erano addirittura quattro. Un’ulteriore spinta all’aumento della competitività, senza dubbio, come dimostrano quelli che sono gli anni già floridi della storia del pallone tricolore.

Le stagioni tra 1988/89 e 2003/04, campionato vinto dal Milan di Ancelotti favorito per le serie A quote  rappresentano lo zenit della Serie A, sia per attrattiva mediatica che per risultati in Europa, visto che spesso e volentieri le squadre tricolori vincevano trofei, raggiungevano finali e a volte si affrontavano persino tra loro nell’ultimo atto di una competizione.

La rosa della nazionale 2004

Il confronto con gli altri campionati di elite

A voler guardare il passato neanche troppo lontano, insomma, le quattro retrocessioni potrebbero rappresentare un valore aggiunto alla competitività del campionato italiano. Ma sarebbe comunque un'idea che in fase di discussione non avrebbe l’appoggio di tutte le squadre medio-piccole. Come dimostra l’Inghilterra, a fronte di una Premier League ricchissima c’è una Championship che rischia di diventare la tomba delle ambizioni di un club, perchè è complicato, nonostante una forma di paracadute, una volta retrocessi, tornare su immediatamente.

Mitrovic del Fulham

Una situazione che è già presente in Serie B, come dimostrano tanti club che sono assenti dalla A da più di qualche anno e che quattro retrocessioni potrebbero esacerbare ulteriormente.

Si può però guardare alla Germania come esempio principale. La Bundesliga è a 18 squadre e prevede tre retrocessioni. Anzi, due e mezza, considerando che la terzultima si gioca la permanenza nella massima divisione con la terza della Zweite Bundesliga in uno spareggio andata e ritorno.

E nonostante negli ultimi anni la lotta al vertice sia solo un monologo del Bayern Monaco, che nell’ultimo decennio ha fatto addirittura due volte il Triplete, i club teutonici hanno comunque fatto bene in Europa, come dimostrano le cavalcate del Lipsia sia in Champions che in Europa League, che le buone prestazioni di Borussia Dortmund e Eintracht Francoforte in alcune delle ultime edizioni delle competizioni continentali. 

Gli altri grandi campionati continentali sono invece tutti a 20 squadre, con risultati abbastanza diversi tra loro. La Premier League è certamente il torneo più competitivo, con una formula identica a quella della Serie A attuale. A favorire l’innalzamento dei valori del calcio di Sua Maestà ci sono però i diritti TV e soprattutto la loro ripartizione, che permette anche alle piccole e alle neopromosse di avere un budget che fa invidia alle big degli altri campionati e di conseguenza rose più forti, che riescono a rendere la vita complicata anche al Manchester City o al Liverpool.

E al di fuori dei confini gli inglesi fanno benissimo, come dimostra la stagione scorsa, con la finale di Champions League tutta anglofona, seppur risolta sorpresa per il calcioscommesse tra Chelsea e City, con la vittoria dei Blues nettamente sfavoriti, ovvero il Liverpool a Parigi e lo United finalista in Europa League nel 2021.

La Liga è in una via di mezzo, perché se è vero che la formula è la stessa di Premier e Serie A, 20 squadre e tre retrocessioni, c’è comunque un’ampia forbice dal punto di vista qualitativo ed economico tra le big e le piccole. Questo però non ha impedito alle squadre spagnole di fare molto bene in Europa, come dimostrano non solo i cicli di Real Madrid e Barcellona in Champions League, ma anche quello del Siviglia in Europa League e gli exploit recenti, sotto gli occhi di tutti, del Villarreal. 

Il nodo del numero delle retrocessioni

Il campionato che più somiglia a quello italiano per risultati è però la Ligue 1. Il torneo transalpino ha una struttura a 20 squadre con due retrocessioni e mezza (spareggio tra terzultima e vincitrice dei playoff di Ligue 2), ma il livello qualitativo è decisamente basso.

La sproporzione economica tra il Paris Saint-Germain qatariota e la maggior parte degli altri club è altissima, con i parigini che hanno vinto otto degli ultimi dieci titoli, ma che poi, quando si sono trovati di fronte alle big degli altri campionati hanno spesso segnato il passo, nonostante rose più che attrezzate per la vittoria della Champions League.

Dunque, basterebbe la riduzione a 18 squadre (e magari le quattro retrocessioni) a restituire competitività al calcio italiano? A rigor di logica potrebbe certamente aiutare, ma servono i campioni anche nelle squadre di provincia come quando il più grande italiano del calcio moderno deliziava per anni il pubblico di Brescia... Ma guardando alla Premier League, è evidente una cosa: non è poi così fondamentale ridurre il numero delle partecipanti, quanto innalzare la qualità media delle squadre.

Roberto Baggio con la maglia del Brescia!

E non è detto al 100% che due club in meno significhino differenze minori tra le big e le altre. Di certo, si può provare. Anche perchè, come dimostrano un digiuno continentale lunghissimo e due mondiali visti dal divano, seppure con l’intermezzo di un Europeo vinto, continuare come si sta facendo al momento non pare portare troppi risultati…

*Le immagini dell'articolo sono distribuite da AP Photo.
 

Sull'autore
Di
Ermanno Pansa

Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

Amante degli incontri ricchi di gol, collabora quotidianamente con il blog di 888sport, per il quale rappresenta una costante fonte di idee.

 

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