Non è facile quantificare in modo esatto il budget di una squadra di ciclismo professionistico. Durante il Tour de France 2016, il quotidiano francese L’Equipe ha pubblicato un stima dei fondi a disposizione di ogni squadra in gara. I team in cima a questo elenco avevano un budget che andava dai € 20 ai € 35 milioni all’anno. 

Negli anni il livello è cresciuto sempre più, arrivando al punto in cui gli addetti ai lavori e le aziende che sponsorizzano i team si sono chiesti quanto queste cifre siano ancora sostenibili.


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Per avere un’idea di quale sia il guadagno di un ciclista ai massimi livelli, possiamo attingere ai dati pubblicati nel 2018 dal sito specializzato bicifi.it: anche se gli introiti di un ciclista al top della carriera non sono paragonabili a quelli di un calciatore di pari livello, è interessante osservare come le cifre in questione non siano assolutamente trascurabili: infatti, solo da contratto (escludendo quindi le sponsorizzazioni personali che gli assi del pedale hanno) Alejandro Valverde, campione del mondo su strada a Innsbruck in quella stagione, guadagnava € 1.8 milioni all’anno, contro i € 2 mln di Mark Cavendish. 

Continuando a scorrere i nomi di questa speciale classifica, troviamo Kittel con € 2.3 mln, Quintana con € 2.5 mln, Gerain Thomas con € 3 mln e il nostro Fabio Aru con € 3.2 mln. Sul gradino più basso del podio degli introiti 2018 c’è Vincenzo Nibali, al quale il contratto con il vecchio team Bahrain Merida garantiva € 4 mln all’anno, seguito da Chris Froome con € 5.5 mln e dal tre volte campione del mondo su strada Peter Sagan con a quota € 6 mln annui.

La struttura delle squadre UCI 

L'ottenimento della licenza UCI World Tour è indispensabile per permettere alle squadre di partecipare ai principali eventi del circuito internazionale, che garantiscono visibilità agli sponsor e ricchi premi in denaro.
Cinque sono i criteri che i team devono rispettare per ottenere la licenza: sportivi, etici, finanziari, amministrativi e organizzativi. Gli UCI WorldTeam versano all'Unione Ciclistica Internazionale una quota annuale di 85.500 euro, a cui si aggiunge un contributo di 129.540 euro da riconoscere alla Cycling Anti-Doping Foundation (CADF), come riportato dal quotidiano finanziario Il Sole 24 Ore.

Le squadre del World Tour, per regolamento, devono avere nel loro libro paga almeno 23 ciclisti, 4 direttori sportivi e altri 10 membri dello staff (allenatori, medici e meccanici). I Professional Continental Team, squadre con licenza di gradino inferiore rispetto alla UCI World Tour, invece, tra i propri tesserati contano almeno 16 ciclisti, 3 ds ed altre 5 figure. Per le squadre Professional la quota annuale richiesta dall'UCI è di 20 mila euro, mentre alla CADF vanno pagati 86.700 euro.

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Il caso EF Pro Cycling

Per dare un’idea di quanto i costi di gestione di un team pro siano lievitati enormemente negli anni, con tutti i problemi derivanti e connessi per chi gestisce le squadre e cerca di mantenere alto il livello di competitività, o almeno di non perdere la licenza UCI World Tour (il massimo livello del ciclismo mondiale), è interessante analizzare il caso della EF Pro Cycling. Il team statunitense fondato da Jonathan Vaughters nel 2003 ha avuto il suo più grande successo, come Cannondale-Drapac, grazie al corridore canadese Ryder Hesjedal che si è aggiudicato il Giro d’Italia 2012.

Altre importanti vittorie sono state anche quella alla Parigi-Roubaix 2011 con il belga Johan Vansummeren, alla Liegi-Bastogne-Liegi 2013, al Giro di Lombardia 2014 con l'irlandese Daniel Martin e al Giro delle Fiandre 2019 con l’italiano Alberto Bettiol. Il loro budget da $ 15 mln, nel periodo d’oro una vera fortuna che permetteva alla formazione di Vaughters di primeggiare, oggi non è più competitivo a confronto con le grandi formazioni leader del circuito professionistico mondiale. 

Per fare un confronto, il Team Sky, nel 2016 ha potuto contare su risorse pari a € 35,5 mln. Dagli sponsor Sky, Sky Italia e 21st Century Fox, il team britannico ha ricevuto € 26.79 mln.

Non essendo finanziati da società quotate in borsa, questi super team non sono legati ai tradizionali modelli di ritorno sull’investimento e sono liberi di spendere quantità sproporzionate di denaro per le loro squadre. L'improvviso aumento del livello degli stipendi per le stelle del ciclismo ha creato un sostanziale abisso tra chi ha e chi non ha.

La crisi del 2020 e l’orlo del fallimento

Il blocco dell’attività internazionale e di quella di base per il 2020, con lo stravolgimento del calendario e l’incertezza sull’effettiva ripresa, sta portando il ciclismo mondiale sull’orlo del fallimento. Le principali formazioni del World Tour sono in ginocchio per gravi problemi di bilancio, come riportato da La Stampa: molte hanno già ufficializzato la riduzione degli stipendi ai corridori e il licenziamento di parte del personale.

Il quotidiano torinese ha ospitato il grido d’allarme lanciato da Alvaro Crespi, financial manager del team australiano Mitchelton-Scott: "Se quest'anno non si disputeranno i grandi giri, nel 2021 su 19 squadre World Tour ne potrebbero sopravvivere solo 5 o 6 perché senza correre gli sponsor, che sono l'unica nostra fonte di ricavi, ci stanno voltando le spalle. A me dispiace per i corridori, ma i loro ingaggi rappresentano l'80% delle spese, quindi è praticamente l'unica voce in cui si possono fare dei tagli".

Il nuovo calendario

A seguito della decisione dell’UCI di prolungare la sospensione di tutte le attività agoniste fino al 1° di agosto, è sempre più complicato fissare un calendario alternativo per l’attuale stagione 2020, costretta allo stop quando era ancora agli inizi. 

Per l’UCI è prioritaria la disputa dei vari Campionati Nazionali, fissati per il 21-28 agosto e dei Mondiali, che rimangono in calendario per il 20-27 settembre. Il Tour de France è stato già ricollocato dal 29 agosto al 20 settembre: va quindi trovato spazio per il Giro d’Italia e la Vuelta, due eventi che rischiano addirittura di sovrapporsi, vista l’esigenza di non chiudere la stagione troppo in là. Un periodo plausibile per la corsa in rosa, da svolgersi solamente sul territorio nazionale, è dal 3 al 25 ottobre.

Nel mezzo, sono da calendarizzare le classiche monumento, molte delle quali dovranno per forza svolgersi in contemporanea alle corse a tappe. 

*La foto di apertura dell'articolo è di Thibault Camus (AP Photo).

Sull'autore
Di
Emanuele Giulianelli

Scrittore e giornalista freelance, collabora regolarmente con il Corriere della Sera, con La Gazzetta dello Sport, con Extra Time, Rivista Undici, Guerin Sportivo e con varie testate internazionali come Four Four Two, Panenka e Tribal Football. Scrive per B-Magazine, la rivista ufficiale della Lega Serie B.

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