E calcio, come dal suo stesso nome (football) si gioca coi piedi, ma escludendo le mani e le braccia, nulla impedisce di colpire il pallone con qualsiasi altra parte del corpo. E nessuna ha l’importanza della testa e del fondamentale che la riguarda: il colpo di testa. Del resto, è quasi istintivo: se un pallone è troppo alto per essere calciato o stoppato, l’unico modo per mantenerne il possesso, passarlo o tirare in porta è colpirlo di testa.

Il fondamentale del colpo di testa

Gli specialisti del gioco aereo

Cristiano Ronaldo e gli altri colpitori

Riedle, Klose e la tradizione tedesca

Colpire di testa è pericoloso? Fa male?

Un qualcosa che nel corso degli oltre 160 anni di vita dello sport più amato e seguito del mondo è diventato davvero un’arte. Al punto che, come esistono le classifiche dei migliori destri o dei migliori mancini, ci sono anche quelle che elencano i migliori colpitori di testa della storia del pallone.

Il fondamentale del colpo di testa

Quanto è fondamentale al giorno d’oggi il colpo di testa? Gli amanti del gioco palla a terra risponderanno “poco”, anche considerando che alcune delle grandissime squadre del nuovo millennio (come il Barcellona di Guardiola) hanno vinto tutto infarcendo il centrocampo e l’attacco di…piccoletti.

Ma siccome nel calcio si gioca anche in difesa e non a tutti gli avversari piace tenere la sfera sempre a contatto col terreno di gioco, sempre meglio avere in rosa (e soprattutto nella retroguardia) qualcuno che sia un maestro del gioco aereo. Il che, volendo, è dimostrato da alcune delle figure fondamentali di quel Barça, come Piquè e Busquets.

Per un difensore, in fondo, il colpo di testa è un fondamentale troppo importante per essere derubricato a capacità semplicemente utile. Non solo perché ci si ritrova a giocare contro squadre che hanno un centravanti alto e potente che, in assenza di rivali degni, rischia di essere devastante su ogni pallone alto, ma perché di situazioni in un cui un duello aereo può decidere la partita ce ne sono a bizzeffe.

Calci d’angolo, calci di punizione, persino le rimesse laterali, se l’avversario ha un lanciatore con le mani particolarmente potente. Ma anche sponde, rilanci del portiere, rimpalli, insomma, ogni volta che il pallone lascia il contatto con il terreno, meglio avere in campo qualcuno che sappia avere il tempismo giusto e la forza e la tecnica nell’impattare la sfera.

Gli specialisti del gioco aereo

E in attacco? Qui le scuole di pensiero divergono, perché da che calcio è calcio, il colpo di testa è considerato molto meno affidabile del tiro. Vero, ci sono degli specialisti, ma è indubbio che sia molto più semplice mettere il pallone dove si vuole con i piedi che con la testa.

Osimhen fortissimo nel gioco aereo!

Eppure per oltre un secolo, soprattutto nel calcio inglese, una delle figure più ricorrenti è stata quella dell’ariete. Il centravanti fisicamente possente, il cui unico ruolo era lanciarsi sui cross delle ali e spedirli in rete in qualsiasi maniera, in particolar modo di testa. Poi, per il resto, poca utilità nel gioco della squadra, come dimostrava la poco gentile definizione di “brainless bull at the gates” (ovvero “toro senza cervello davanti alla porta”) che Jonathan Wilson spesso associa ai centravanti dell’epoca.

Gli arieti però la differenza la facevano eccome, perché in un calcio molto più fisico e meno tattico, la forza fisica e l’esplosività nel salto potevano dare una marcia in più.

Cristiano Ronaldo e gli altri colpitori

E anche chi non era esattamente un corazziere, come l’inglese Dixie Dean con il suo metro e settantotto, poteva fare faville grazie a un tempismo perfetto. Il centravanti dell’Everton, capace di segnare 67 reti in 46 partite in un singolo campionato, è ritenuto il calciatore con più gol di testa della storia del calcio, anche se le statistiche, visto che si parla degli anni Venti e Trenta, lasciano un po’ il tempo che trovano.

CR7 colpisce di testa

Ma persino nel calcio moderno, in cui la tattica la fa da padrone e ai calciatori non è più concessa la libertà di movimento dei vecchi tempi, sia col pallone tra i piedi che senza, il colpo di testa resta fondamentale.

Basterebbe pensare che nelle classifiche dei migliori colpitori di testa di sempre c’è spesso in vetta Cristiano Ronaldo, uno capace di saltare fino quasi a tre metri, come a Genova contro la Samp quando segnò il primo gol per le scommesse sportive online e di mantenersi in aria per un tempo che pare infinto, prima di colpire con una potenza che fa concorrenza a un tiro di piede.

Riedle, Klose e la tradizione tedesca

Tra i tedeschi prima di tutti viene Karl-Heinz Riedle. Si può poi evidenziare, poi, che il miglior marcatore della storia dei Mondiali è Miroslav Klose, un altro di quelli che ha fatto del colpo di testa, classico o acrobatico, il suo marchio di fabbrica.

Karl-Heinz Riedle vola alta sopra Costacurta e Baresi!

E ancora Christian Vieri, marcatore seriale per le quote calcio, che ha dominato le aree di rigore di tutta Europa per un decennio, Oliver Bierhoff, che tra gol e sponde ha fatto la fortuna del Milan e della Germania, e persino un centravanti considerato squisitamente tecnico come Marco Van Basten, che però dall’alto (è il caso di dirlo) del suo metro e ottantotto non ha mai disdegnato il colpo di testa preciso e angolato come tipologia di soluzione.

Colpire di testa è pericoloso? Fa male?

Negli ultimi tempi, però, il colpo di testa è tornato a spuntare nelle cronache calcistiche per motivi non strettamente legati al campo. Soprattutto in Inghilterra, si stanno facendo parecchi collegamenti tra i colpi di testa e l’insorgere nelle vecchie generazioni di calciatori di una forma di demenza.

Uno studio pubblicato dall’Independent spiega che se per un portiere le possibilità di sviluppare la demenza sono simili a quelle della popolazione generale, i giocatori di campo sono molto più tendenti a essere colpiti da questa malattia. E in particolare i ruoli in cui si colpisce molto di testa, come il centravanti o il difensore centrale, sembrano ancora più a rischio. Spesso si è data la “colpa” di questa situazione ai palloni, che nei decenni passati erano parecchio più duri e che quando le condizioni meteo erano piovose diventavano dei veri e propri macigni. 

Le analisi mediche anche sui calciatori di nuova generazione hanno dimostrato che l’impatto continuo con la testa sul pallone può essere devastante, sono arrivate richieste di diminuire, se non proibire del tutto, l’uso del colpo di testa, almeno per i bambini più piccoli. E considerando che a farsi promotore di questo cambiamento epocale è stato Terry Butcher, difensore inglese che non si spaventava di fronte a nessun tipo di contrasto, men che meno aereo, forse è un qualcosa che bisognerà studiare in maniera più approfondita…

*Le immagini dell'articolo sono distribuite da AP Photo.

Sull'autore
Di
Ermanno Pansa

Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

Amante degli incontri ricchi di gol, collabora quotidianamente con il blog di 888sport, per il quale rappresenta una costante fonte di idee.

 

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