Che tu sia sceso dal letto o atterrato da un salto, inciampato in un terreno sconnesso o impuntato su un terreno di gioco, quel “primo” dolore alla caviglia non lo scorderai mai. E lo ricorderai tutte le volte che, quasi inevitabilmente, ti ricapiterà.

La caviglia è un'articolazione

Gli infortuni della caviglia

Le cause di fratture della caviglia

Le fratture composte e scomposte

Come si cura la caviglia

Gli infortuni più famosi

La caviglia è un'articolazione

La caviglia è quell’articolazione del corpo umano, situata tra gamba e piede, esattamente nel punto d'incontro di tre ossa: tibia, perone e talo. La tibia e il perone sono le due ossa che costituiscono la gamba; il talo, invece, è una delle sette ossa che formano il gruppo tarsale del piede.

La caviglia presenta un complesso sistema di legamenti: i legamenti mediali, che sono in tutto 4, e i legamenti laterali, che sono in tutto 3.
Queste strutture, assieme al sinergismo perone-tibia-talo, permettono al piede di compiere due movimenti opposti: plantarflessione e dorsiflessione.

La plantarflessione è il movimento che permette di puntare il piede verso il pavimento. Compiamo un movimento di plantarflessione quando proviamo a camminare sulle punte. 

La dorsiflessione, invece, è il movimento che ci consente di sollevare il piede e camminare sui talloni.
Grazie ai suoi legamenti, la caviglia gode anche di una certa mobilità laterale. Questa proprietà ci garantisce di camminare su superfici irregolari.

Chiaramente, l’elasticità della caviglia ha dei limiti, che, se superati, possono causare lo stiramento o il danneggiamento dei legamenti che la compongono.

 

Gli infortuni della caviglia

Le più comuni problematiche che possono interessare la caviglia sono lo stiramento e la rottura dei legamenti, che uniscono le varie parti ossee coinvolte nell'articolazione.

Queste due condizioni prendono il nome generale di distorsione della caviglia, con riferimento al fatto che, spesso, lo stiramento e la rottura dei legamenti è conseguenza di un movimento anomalo dell'articolazione.

I legamenti maggiormente coinvolti nelle distorsioni sono i legamenti laterali, in quanto quest'ultimi sono più deboli dei legamenti mediali.

Un altro importante infortunio che può subire la caviglia (anche se meno frequentemente delle distorsioni) è la cosiddetta frattura bimalleolare o trimalleolare di Pott.

Nelle fratture bimalleolari di Pott, la rottura ossea interessa il malleolo mediale e il malleolo laterale; nelle fratture trimalleolari di Pott, invece, la rottura è triplice: a livello dei due malleoli e sulla regione distale della tibia.

In genere, questo infortunio alla caviglia è frutto di un marcato movimento di eversione del piede.

La frattura della caviglia è l'infortunio articolare caratterizzato dalla rottura di uno o entrambi i malleoli, dei malleoli e della sezione posteriore-distale della tibia, oppure del solo astragalo.

La frattura unimalleolare della caviglia. È la frattura della caviglia caratterizzata dalla rottura di uno tra il malleolo tibiale e il malleolo peroneale;

La frattura bimalleolare della caviglia. È la frattura della caviglia contraddistinta dalla rottura di entrambi i malleoli;

La frattura trimalleolare della caviglia. È la frattura della caviglia contrassegnata dalla rottura dei malleoli tibiale e peroneale, e della sezione distale-posteriore della tibia (la quale è spesso definita impropriamente malleolo posteriore);

La frattura dell'astragalo. Com'è facilmente intuibile, è il tipo di frattura della caviglia in cui l'osso che va incontro a rottura è l'astragalo.

Secondo un recente studio, l'incidenza della frattura alla caviglia sarebbe pari a 107 individui ogni 100.000 persone. A soffrirne maggiormente sono gli atleti e gli anziani; la frattura della caviglia è più frequente negli adulti e colpisce uomini e donne in uguale proporzione.

Le cause di fratture della caviglia

Il 60-70% delle fratture alla caviglia è unimalleolare; il 15-20% è bimalleolare; la 7-12% è trimalleolare: infine, la restante percentuale riguarda l'astragalo.

Le più comuni cause di frattura della caviglia sono: 

  • l'eccessivo movimento di rotazione interna (inversione) o esterna (eversione) del piede. In genere, questa dinamica d'infortunio riguarda, come intuiranno gli esperti di pronostici, coloro che praticano sport, come per esempio il calcio, il rugby, la pallacanestro o il football americano, in cui sono previsti, durante la corsa, diversi cambi di direzione;

 

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  • le cadute o gli inciampi del tutto accidentali. Queste sfortunate situazioni possono verificarsi durante una banale camminata, un'attività lavorativa o un'attività domestica;
  • i salti da un'altezza eccessiva. Questa dinamica d'infortunio è tipica delle fratture dell'astragalo;
  • gli incidenti automobilistici o motociclistici che comportano un forte trauma alle caviglie.

Le fratture composte e scomposte

In base alle caratteristiche della lesione ossea presente, una frattura della caviglia può presentarsi come composta, scomposta, instabile o stabile.

Nelle fratture composte, i frammenti dell'osso fratturato conservano la loro posizione anatomica.
Nelle fratture scomposte, invece, i frammenti dell'osso fratturato sono spostati rispetto alla loro posizione anatomica naturale (infortunio più grave).

Nelle fratture instabili, si assiste alla presenza di forze deformanti, che ostacolano l'avvicinamento dei frammenti dell'osso fratturato, rallentando drasticamente il processo di guarigione.

Nelle fratture stabili, invece, non ci sono forze deformanti, pertanto frammenti dell'osso fratturato sono già in una posizione che favorisce il processo di guarigione.

Nelle fratture semplici, c'è un solo punto di rottura, dal quale risultano due frammenti ossei.
Nelle fratture pluri-frammentarie, invece, ci sono più punti di frattura, quindi sicuramente più di due frammenti ossei.

Se è particolarmente grave e manca di un adeguato trattamento, la frattura della caviglia predispone all'artrosi della caviglia.

In genere, la diagnosi di frattura della caviglia prevede un iter di indagini che comprende: esame obiettivo, anamnesi ed esami di diagnostica per immagini, quali raggi X, risonanza magnetica nucleare o TAC.

Come si cura la caviglia

Il trattamento di una frattura della caviglia varia in relazione all'entità dell'infortunio.

Per le fratture della caviglia meno gravi, può risultare sufficiente una terapia conservativa, basata su riposo, immobilizzazione dell'artoinferiore interessato (tramite gessatura) e uso delle stampelle per evitare di caricare l'articolazione sofferente, e seguita da un ciclo di fisioterapia; per le fratture della caviglia più severe, invece, è indispensabile ricorrere alla chirurgia, seguita da riposo, immobilizzazione, uso delle stampelle e fisioterapia.

In presenza di una frattura della caviglia, la durata dell'immobilizzazione tramite gessatura dipende dalla gravità dell'infortunio. In linea generale, per le fratture alla caviglia meno gravi, l'immobilizzazione dovrebbe durare 4-6 settimane; per le fratture alla caviglia più gravi, invece, dovrebbe protrarsi per 6-8 settimane.

L'intervento chirurgico per una frattura della caviglia prevede il riposizionamento nella loro posizione fisiologica del o delle ossa fratturate.

Qualsiasi frattura della caviglia richiede, dopo il periodo di riposo e immobilizzazione della caviglia, un ciclo di sedute di fisioterapia. In tali circostanze, la fisioterapia serve a ristabilire la mobilità articolare della caviglia interessata e a ripristinare la forza dei muscoli dell'arto inferiore immobilizzato per lungo tempo.

Come accade per il trattamento, i tempi di recupero da una frattura della caviglia variano in relazione all'entità dell'infortunio. Il recupero totale da una frattura della caviglia di lieve entità oscilla tra i 3 e i 4 mesi. Il recupero totale da una frattura della caviglia grave richiede almeno 4 mesi. 

Gli infortuni più famosi

Esistono poi come sempre i casi di grandi atleti che pur incappando nella frattura della caviglia sono riusciti a tornare alla loro attività a tempo di record e con risultati strabilianti: da sportivi, speriamo che anche Zverev centri un primato in termini di recupero, dopo lo sfortunato infortunio che l'ha costretto al ritiro nella semifinale del Roland Garros 2022 contro Nadal!

L'urlo del tedesco Zverev

Andando a ritroso nel tempo, vale la pena ricordare l'incredibile impresa di “Gimbo” Tamberi, un vero redento, passato dalla disperazione per la rottura della caviglia con conseguente operazione che lo privò di Rio 2016, all’apoteosi dell’oro, da outsider per le scommesse sportive, a Tokyo 2021, con tanto di cimelio del gesso a partecipare alla festa per il riscatto.

Nel 2006 fu Francesco Totti a stupire tutti dopo la terribile entrata di Vanigli che gli costò l’inserimento di viti e placche e che si pensò potesse mettere fine alla carriera del capitano della Roma, capace invece di recuperare in tempo per il Mondiale di Germania, dove recitò un ruolo da protagonista nel trionfo degli Azzurri di Lippi. 

Chiudiamo con il “pibe de oro”, Diego Armando Maradona, che nel 1983, a seguito dell’entrata killer del basco Goicoetxea durante un Barcellona - Athletic Bilbao, si procurò una frattura completa della caviglia che gli provocò una perdita di mobilità del 30% di quel piede sinistro che avrebbe poi incantato il mondo e dalla quale recuperò, pensate un po’, in soli 106 giorni, tre mesi e mezzo, rispetto ai nove pronosticati.

*Il testo dell'articolo è stato redatto da Marco Netri; le immagini sono distribuite da AP Photo.

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