Un’arte antica, che nel calcio moderno sembra ormai perduta, ma che è ancora fondamentale. Il dribbling, il gesto di saltare l’avversario che cerca di contrastare chi ha il pallone, è vecchio quanto il calcio stesso. Non per niente, agli albori della disciplina, prima che la tattica e i moduli prendessero il sopravvento, ci si divideva in due veri e propri partiti.

Il gol più bello di sempre

Denilson, CR7 e gli specialisti del dribbling

Cruijff Turn, lambreta, Aurelio

Le stelle assolute ed il dribbling

Gli inglesi erano i campioni del dribbling game, ovvero prendere il pallone, puntare la porta e cercare di saltare più avversari possibili. Gli scozzesi, invece, avevano optato per il passing game, stabilendo che era più redditizio organizzare una ragnatela di gioco e trovare il compagno libero, piuttosto che costringerlo a dover dribblare chi gli contendeva il possesso del pallone.

Il gol più bello di sempre

Ma notazioni storiche a parte, logico che il dribbling sia di gran lunga uno dei gesti tecnici più apprezzati dal pubblico, in quanto denota tecnica, genio e un pizzico di follia. Basterebbe pensare a quello che viene riconosciuto quasi all’unanimità come il miglior gol di tutti i tempi, la clamorosa seconda rete di Diego Armando Maradona all’Inghilterra ai mondiali del 1986.

Il gol più bello di sempre!

Il Diez parte dalla sua metà campo e…dribbla tutti, compreso Shilton, catapultandosi ulteriormente nella leggenda dopo il gol di mano di qualche minuto prima. Punti bonus all’argentino per aver saltato gli inglesi con il repertorio più vasto possibile: ruleta, tocco d’esterno, finta in velocità e tocco di interno sull’uscita del portiere. Una serie di gesti tecnici che continuano a lasciare stupefatti gli spettatori di tutto il mondo, che di certo apprezzano un’azione corale ben costruita, ma che si fanno affascinare molto di più da giocate simili.

Denilson, CR7 e gli specialisti del dribbling

Ovvio comunque che l’abilità nel dribbling non garantisca in sé la grandezza. Il caso limite è quello del brasiliano Denilson. Il verdeoro si impone all’attenzione mondiale nel biennio 1997/98, tanto da finire nel celebre spot di un’azienda sportiva in cui, neanche a dirlo, si diverte a saltare in dribbling diverse persone all’interno di un aeroporto.

Denilson è un artista del dribbling, soprattutto del doppio passo, e nelle partite della nazionale brasiliana che si prepara ai mondiali del 1998 è la stella assoluta. Per lui si sprecano i paragoni, c’è chi rivede Garrincha e chi invece pensa a Zico.

Denilson accanto a Ronaldo!

E quindi è quasi logico che l’ala mancina del San Paolo diventi per un breve periodo il calciatore più costoso di sempre: il Betis Siviglia versa al club paulista 63 miliardi di lire, vincendo un’asta che vede impegnate tutte le big del Vecchio Continente.

Gli andalusi si accordano con Denilson per uno stipendio faraonico, 6 miliardi all’anno, e una clausola rescissoria pazzesca, 750 miliardi di lire. Ma andrà malissimo. Denilson è funambolico, ma individualista e le sue giocate non sono mai al servizio della squadra, che dopo una stagione al di sotto delle aspettative comincia a girarlo in prestito. E ora di Denilson nella storia del calcio restano solo i video degli highlights delle sue giocate e i record stabiliti con il suo trasferimento.

Tevez cerca la giocata sotto gli occhi di Diego!

Forse anche visto questo esempio clamoroso, ai calciatori moderni si chiede sempre meno di dribblare, se non per l’interesse della squadra tutta. A dimostrarlo c’è l’inizio di carriera di Cristiano Ronaldo, arrivato al Manchester United da dribblomane e totalmente trasformato da Ferguson e dai suoi. I racconti degli esordi con i Red Devils del portoghese sono pieni di aneddoti sulla sua propensione al dribbling di troppo, per il gusto della giocata in sè. Un qualcosa che gli è stato tolto…con le brutte.

Gli ex calciatori dello United dell’epoca hanno spiegato più volte che Roy Keane lo prendeva a calci ogni volta che tentava la giocata e che a un certo punto il secondo di Sir Alex ha smesso di fischiargli i falli a favore in partitella. Tempo qualche settimana e il futuro Pallone d’Oro ha imparato a non esagerare col dribbling, che infatti non è totalmente scomparso dal suo arsenale, ma che è comunque utilizzato solo ed esclusivamente quando serve davvero.

Un bene per il portoghese, ma non per gli spettatori. Che, comunque la pensino i tecnici, continuano ad apprezzare i dribbling. Se in squadra c’è un calciatore tecnico, capace di mettere seduto l’avversario con una finta di corpo, le probabilità che sia tra i preferiti dei tifosi sono altissime. Per non parlare poi di chi fa del dribbling un’arte perfetta, magari inventando o facendo tornare in auge colpi impossibili, che a volte prendono il nome proprio da chi li applica con costanza.

Cruijff Turn, lambreta, Aurelio

Vengono in mente il Cruijff Turn, utilizzato dall’olandese ai mondiali del 1974, la Boba, che ha reso celebre l’argentino D’Alessandro all’inizio del nuovo millennio, o l’Aurelio, inventato da Rodrigo Taddei, straordinario nella serata di Lione con una vittoria a sorpresa in trasferta per le quote calcio e…dedicato ad Andreazzoli, all’epoca assistente di Spalletti alla Roma.

Cruyff nel 1974!

Alcuni dei grandissimi della storia del pallone hanno scritto la loro leggenda a suon di dribbling. Come Ronaldinho, che palla al piede era semplicemente inarrestabile. Il brasiliano ha reso celebre in tutto il mondo l’elastico, ma in carriera non si è fatto mai mancare nulla: lambreta, avversari superati con tunnel di tacco, giochi di gambe in spazi millimetrici, se qualcosa si poteva fare con il pallone, Dinho l’ha fatta (comprese cose che probabilmente non si potevano fare se non essendo il verdeoro).

Ronaldinho si prepara al dribbling!

Le stelle assolute ed il dribbling

Ma il Pallone d’Oro 2005 è in ottima compagnia quando si parla di stelle innamorate del dribbling.

Nella lista possono tranquillamente entrarci i connazionali Ronaldo Nazario, Garrincha e Rivelino (che dell’elastico è spesso considerato l’inventore), Roby Baggio, sempre favorito nelle quote Scudetto maestro del controllo con la suola dello scarpino, George Best, che in allenamento superava tutti, portiere compreso, per poi tornare indietro senza segnare e ricominciare, Zinedine Zidane, che a forza di stordire avversari con la ruleta ha fatto sì che qualcuno cominciasse a chiamarla “la Marsigliese”.

Baggio ad USA '94

Per non parlare di quelli che sono considerati i migliori di sempre (Pelè, Maradona, Cruijff, CR7 e Messi), che magari non saranno stati i più grandi nel singolo fondamentale del dribbling, ma che nel loro gioco hanno sempre dato parecchia importanza al saltare l’avversario nell’uno contro uno.

Del resto, il calcio può essere un gioco molto semplice e lo sapevano già anche gli inglesi negli anni Sessanta dell’Ottocento: si prende il pallone, si punta la porta e si cerca di saltare più avversari possibili. Solo che qualcuno…è molto più bravo degli altri nel farlo!

*Le immagini dell'articolo sono distribuite da AP Photo.

Sull'autore
Di
Ermanno Pansa

Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

Amante degli incontri ricchi di gol, collabora quotidianamente con il blog di 888sport, per il quale rappresenta una costante fonte di idee.

 

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