Francesco Caputo da Altamura è un bomber di provincia vestito d’azzurro. L’esordio contro la Moldova ha spostato l’attenzione sull’attaccante pugliese che, dopo una lunga gavetta, ha varcato il cancello di Coverciano trovando la massima fiducia da parte del ct Roberto Mancini. Una presenza, un gol. Ha fatto centro al primo colpo. Continuerà a sognare - e a segnare - sperando di essere confermato negligo della Nazionale azzurra che punta all’Europeo.

Classe 1987, ha battuto i campi della periferia pugliese prima di affermarsi in serie A: Toritto, Altamura, Noicattaro: il suo rendimento gli spiana una superstrada che porta fino a Bari, da qui arriva in serie A. Ma “Ciccio Caputo” sembra il classico bomber di categoria, quindi nel mercato di gennaio torna nella serie cadetta - a Siena, dove colleziona poche presenze e pochi gol.

Bari è ormai la sua casa, è lì che si afferma come bomber. La crisi economica del club lo spinge fino a Chiavari per indossare la maglia della Virtus Entella. Altre due stagioni - sempre in doppia cifra - prima di richiamare l’attenzione dell’Empoli. In Toscana è sempre un'ottima opzione come primo marcatore per le scommesse Serie B, vince il titolo dei cannonieri, trascinando la propria squadra in A. SI conferma come stoccatore d’area anche nella massima serie, segnando 16 gol.

L’Empoli retrocede, ma ormai la Serie B gli va stretta: il Sassuolo gli offre una buona opportunità, lui non se la lascia sfuggire: 21 gol alla prima stagione da titolare. Nel 2020/2021 segna tre gol in altrettante partite, con due assist vincenti: la convocazione in Nazionale, più che un premio è un riconoscimento che il ct Mancini ha voluto concedere al ragazzo. Quante presenze farà Caputo con la maglia azzurra? Lunga vita a Ciccio-gol, ma al momento quella contro la Moldova è l’unica apparizione.

Gli altri

La Storia della Nazionale italiana è piena di attaccanti di razza che hanno collezionato un unica presenza con l’Italia.

Riavvolgendo il nastro, il primo attaccante ad alimentare sogni di gloria con la maglia azzurra fu il centravanti della Roma Dino Da Costa. Oriundo di Rio de Janeiro, ebbe la sua unica opportunità dopo essere stato chiamato da Alfredo Foni per lo spareggio contro l’Irlanda del Nord che avrebbe messo in palio la qualificazione ai Mondiali svedesi del 1958; si gioca a Belfast, allo stadio Windsor Park. L’Italia degli oriundi subisce due gol in meno di mezz’ora, nella ripresa Da Costa accorcia le distanze, ma è una gloria effimera, destinata a sfumare nella grigia nebbia irlandese.

Ancora una squadra britannica fa da scenario alla storia di Cosimo Nocera - attaccante del Foggia - convocato in Nazionale per la partita contro il Galles; siamo nel maggio del 1965, al termine della stagione che procede i Mondiali d’Inghilterra. Per l’attaccante rossonero è la prima chiamata in azzurro, e per la prima volta un calciatore del Foggia veste la maglia della Nazionale.

In città, è festa grande, ma anche qui, la festa dura poco. Al Comunale di Firenze, l’Italia di Edmondo Fabbri supera agevolmente il Galles, Cosimo Nocera entra all’inizio della ripresa e - al novantesimo - firma il quarto gol azzurro. La festa, appena cominciata, è già finita: è la sua prima e ultima convocazione in Nazionale. Non c’è da rammaricarsi, l’Italia verrà eliminata dal Mondiale dalla Corea del Nord, al ritorno ci saranno fischi e pomodorate per tutti.

Il timone dell’Italia passa nelle mani di Ferruccio Valcareggi che cerca di rifondare la squadra in vista degli Europei; e proprio in occasione di una gara di qualificazione alla fase finale, il commissario tecnico chiama Gianfranco Zigoni. L’attaccante trevigiano ha 23 anni, è un talento, gioca nella Juve con alterni risultati; il club bianconero lo ha prelevato - giovanissimo - dal Pordenone, gli ha mandato a fare le ossa nel Genoa. Due anni di prestito, poi torna a Torino.

Il ragazzo è estroverso, fin troppo per un club come la Juventus che impone ai suoi tesserati uno stile di vita militare. Zigo - invece - sembra nato per non seguire le regole, porta i capelli lunghissimi, è un figlio dei fiori: Peace & Love. Ma in quella stagione che porta allo scudetto juventino, Zigoni segna otto gol trascinando i bianconeri al titolo.

La convocazione per la sfida contro la Romania appare una logica conseguenza al suo rendimento. Allo Stadionul 23 August di Bucarest Zigoni si infila la maglia numero nove, e la tiene addosso per novanta minuti. Gli azzurri vincono grazie a un gol di Bertini, ma per il quinto Beatles non ci sarà più posto in Nazionale.

Anche la storia con la Juve finisce presto, e dopo un passaggio alla Roma, troverà il suo habitat naturale a Verona dove ritroverà Valcareggi; clamorosa la polemica col tecnico dopo esser stato escluso dalla sfida con la Fiorentina: Zigo va in panchina, ma ci va con la pelliccia.

Per la sceneggiatura restiamo a Verona, ma questa volta ci mettiamo in mezzo al trivio di strade di Chievo. Lui si chiama Sergio Pellissier, è l’unico calciatore di Serie A nato ad Aosta, e gioca per la formazione clivense; Pellissier è il classico bomber di categoria, segna sempre, e segna in tutti i modi. Alla fine della carriera, i gol in Serie A con la maglia del Chievo saranno 112.

Ma la partita della vita, sarà sempre e solo quella disputata con la maglia della Nazionale il 6 giugno 2009; lo stadio è l’Arena Garibaldi di Pisa, l’avversaria di turno è l’Irlanda del Nord. In panchina c’è Marcello Lippi, che tre anni prima ha vinto il Mondiale a Berlino. Pellissier gioca trenta minuti, ma è la mezz’ora più bella della sua carriera, perché allo scoccare del settantatreesimo minuto - spalle alla porta - controlla con il petto il pallone, e in mezza rovesciata di sinistro la infila all’incrocio.

Una presenza, un gol. Caputo e i suoi fratelli: in provincia - o in Nazionale - conta unicamente segnare.

*L'immagine di apertura è di Lorenzo Galassi (AP Photo).

Sull'autore
Di
simone pieretti

Giornalista, scrittore, innamorato di futbol. Scrive per trasmettere emozioni e alimentare sogni. Il calcio è una scienza imperfetta: è arte, è musica, è poesia. E' un viaggio nel tempo che ci fa tornare bambini ogni qual volta diamo un calcio a un pallone.

 

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