Nei migliori giochi olimpici della storia dell'Italia, che è tornata da Tokyo 2021 con 10 ori, 10 argenti e 20 bronzi, superando le 36 medaglie ottenute al Los Angeles 1932 e a Roma 1960, la stella più luminosa è certamente è stata quella di Marcell Jacobs.

Marcell Jacobs un italiano vero

Dal salto in lungo alla velocità

La mental coach Nicoletta Romanazzi

Il messaggio di papà Lamont

Marcell Jacobs un italiano vero

Il velocista della Polizia ha ottenuto un risultato mai visto nella storia azzurra nella manifestazione a cinque cerchi. Per la prima volta l'uomo più veloce al mondo è un italiano, visto che il classe 1994 ha vinto la gara regina dei giochi, i 100m piani, ottenendo anche il primato europeo con il tempo di 9’80”. Ma Jacobs è andato anche oltre.

Assieme ai suoi compagni di staffetta Lorenzo Patta, Fausto Desalu e Filippo Tortu ha anche fatto un clamoroso bis, inatteso dai pronostici misti vincendo anche la finale della 4x100m, per un bis olimpico che lo proietta tra i grandissimi della velocità di tutti i tempi. Un risultato talmente straordinario che non ci sono state discussioni: l'onore di portare la bandiera italiana durante la cerimonia di chiusura è spettato a lui.

Le polemiche però non sono mancate, soprattutto dall’estero. La sorpresa di vedere un italiano davanti a tutti nella velocità ha lasciato parecchio spazio a chi voleva sottolineare che infondo Jacobs così italiano non è.

Eppure il campione olimpico ha sempre spiegato di sentirsi totalmente legato all'Italia e che l'unica cosa, al di fuori della struttura fisica, che lo collega agli Stati Uniti è suo padre. Già, il signor Lamont, una figura che, volente o nolente, è stata fondamentale nello sviluppo personale e atletico di Jacobs. Marcell nasce in Texas, a El Paso, da Lamont, militare di stanza nella caserma di Ederle, a Vicenza, e da Viviana Masini.

La vita del militare però riserva anche qualche sorpresa e a pochi giorni dalla nascita del futuro campione olimpico suo padre viene trasferito in una base in Corea del Sud. La decisione della signora Viviana di non seguirlo e di trasferirsi con il bambino a Desenzano del Garda segna l'infanzia e l'adolescenza di suo figlio. 

Il rapporto tra padre e figlio è infatti quasi totalmente inesistente al punto che lo stesso Jacobs ha raccontato di non aver parlato per anni con il genitore. La situazione di assenza crea parecchie difficoltà al giovane Marcell, che ai tentativi di suo padre di contattarlo risponde con freddezza.

Ecco perché, nonostante l'onomastica tradisca le sue origini, Jacobs non ha la cittadinanza americana, pur potendo richiederla visto che è nato negli Stati Uniti.

Dal salto in lungo alla velocità

Anzi, quando nel 2015 è scaduta con la maggiore età, il velocista non ha portato avanti le pratiche per rinnovarla. Non solo: Marcell non ha neanche mai imparato l’inglese, creando l’ennesima barriera tra lui e quel genitore da cui per tanti anni si è sentito abbandonato e a cui cercava di pensare il meno possibile.

A fargli anche da doppio genitore ci pensa invece la signora Viviana, che cresce quel ragazzo che pian piano si rende però conto che qualcosa di suo padre non può non averla ereditata: una struttura muscolare che è perfetta per fare l’atleta.

La partenza del fenomenale Jacobs!

E infatti va esattamente così: Marcell Jacobs comincia a dedicarsi all’atletica leggera, prima con lo sprint e poi, a partire dal 2011, con il salto in lungo, che sarà la sua disciplina principale fino al 2018.

Poi però la velocità chiama e le prestazioni cominciano a migliorare. Dal 2017 al 2018 riesce ad abbassare il suo primato personale sui 100 m di quasi otto decimi, mentre nel 2019 si avvicina alla barriera dei 10 secondi, con un ottimo 10’03. Nel 2020 il personale scende a 10’10”, ma per fortuna dell’azzurro i Giochi Olimpici sono stati spostati al 2021, dove le imprese si raddoppieranno con straordinarie vittorie anche per le quote live!

La mental coach Nicoletta Romanazzi

Ed è proprio un anno prima della manifestazione a cinque cerchi che la carriera e la vita di Marcell Jacobs cambiano del tutto. Il velocista decide di affidarsi a un mental coach, Nicoletta Romanazzi, che entra nella psiche del ragazzo e capisce che la situazione è legata a suo padre è un blocco che può impedire all'atleta di esprimere tutto il suo potenziale. Ignorare, quasi cercare di rimuovere l'esistenza di Lamont non aiuterà Marcell, anzi.

E per sbloccarsi del tutto c'è bisogno di un contatto, quello che i due si erano reciprocamente negati per così tanti anni.

La prima chiamata, nel 2020, non riesce ad abbattere completamente il muro, ma è un passo importante per lo sviluppo di Jacobs come atleta.

Cercando di comprendere le motivazioni della lontananza di suo padre, Marcell comincia a lavorare anche su se stesso, visto che anche lui ha tre figli, uno dei quali nato da una relazione quando aveva solamente 19 anni. E in pista i risultati si vedono.

Quella muscolatura che fino a quel momento era stata solo una pesante eredità di un genitore mai davvero conosciuto ora diventa il traino verso un sogno a cinque cerchi. Il velocista azzurro prepara un piano di lavoro prima delle gare di Tokyo e decide di concentrarsi solo su di lui, senza che la situazione esterna possa influenzarlo.

L'allungo decisivo

Il messaggio di papà Lamont

Per diventare l'uomo più veloce del mondo, però, ci vuole una spinta in più. Che arriva giusto prima del momento più importante dei Giochi Olimpici. Jacobs si è qualificato per la finale con il record italiano prima e con quello europeo poi, ma la scia gliela dà un messaggio.

È di papà Lamont, con cui non si è ancora mai visto ma con cui ha parlato nei mesi precedenti. Genitore e figlio si ritrovano nell’attimo clou.

La bandiera italiana ai Mondiali!

E quando lo starter dà il via ai 10 secondi che valgono la gloria eterna ed un incredibile successo d underdog per le scommesse sportive, nessuno corre più di Marcell.

Il campione olimpico non ha ancora imparato bene l'inglese e i giornalisti stranieri che lo intervistano continuano a sorprendersi del fatto che un ragazzo nato a El Paso non sappia parlare la lingua di suo padre. Probabilmente non sanno che per anni quella figura è stata un freno, invece che uno sprone. Una volta scattato via, però, il rapporto non smette di correre veloce.

Adesso Marcell Jacobs può scattare al via senza quel peso sulle spalle. E le due medaglie che ha al collo dimostrano che più leggeri…si vola.

*Le immagini dell'articolo sono distribuite da AP Photo.

Sull'autore
Di
Francesco Cavallini

Francesco vive di sport, di storia e di storie di sport. Dai Giochi Olimpici antichi a quelli moderni, dalle corse dei carri a Bisanzio all'Olanda di Cruijff, se c'è competizione o si tiene un punteggio, lui si appassiona sempre e spesso e volentieri ne scrive.

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