All’inizio degli anni Novanta, forse la decade d’oro del calcio italiano, il novero delle big tricolori capaci di fare bene sia in Serie A che in Europa ha fatto la conoscenza…di una nuova arrivata. Nel 1990 debutta nella massima divisione il Parma, che già negli anni precedenti, sotto la guida di Arrigo Sacchi, aveva fatto intravedere un grande e nuovo potenziale.

Tanzi entra nel calcio

Le sponsorizzazioni della Parmalat

La Parmalat in Sudamerica

Gli scambi con la Lazio

Il declino del Parma

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Tanzi entra nel calcio

I gialloblù esordiscono con un sesto posto che vale la qualificazione alla Coppa UEFA e per oltre un decennio diventeranno protagonisti assoluti, acquistando campioni che diventeranno leggende (Cannavaro e Thuram su tutti), sfiorando la vittoria del campionato e portando a casa tre Coppe Italia, una Coppa delle Coppe, due Coppe UEFA vinte da favoriti per le quote calcio e una Supercoppa Europea. Ma da dove arrivava la forza economica della squadra che sul petto portava il logo della Parmalat?

Esattamente dall’azienda alimentare di Collecchio e dal suo fondatore, Calisto Tanzi. La storia del club e quella della Parmalat si incrociano negli anni Ottanta. Anzi, per la precisione nel 1987, quando l’allora presidente dei Crociati Ernesto Ceresini e il numero uno dell’azienda firmano un contratto di sponsorizzazione che lega indelebilmente il club e la Parmalat, che oltre a esporre il suo logo sulle divise del Parma acquista anche parte delle quote della società.

La scalata di Tanzi termina proprio in coincidenza con la promozione in A, quando la multinazionale diventa effettiva proprietaria della squadra di calcio e pone alla presidenza Giorgio Pedraneschi. Nel 1996 Stefano Tanzi diventa il numero uno, ruolo che manterrà fino all’inizio del 2004, quando tutto verrà spazzato via dal crac della Parmalat.

La storia dell’azienda nasce nel 1961, quando un caseificio con annesso impianto di pastorizzazione viene fondato a Collecchio da Calisto Tanzi con il nome di Dietalat, per poi diventare Parmalat. Il boom della Parmalat arriva negli anni Settanta, quando l’azienda emiliana è capofila di due delle grandissime novità del settore caseario dell’epoca.

Le mosse che fanno decollare l’azienda sono la produzione del latte a lunga conservazione attraverso il procedimento UHT e la messa in commercio dei prodotti attraverso il Tetra Pak, che Tanzi aveva avuto modo di studiare in Svezia. Un metodo che non si applicava solamente ai prodotti caseari, ma che era ottimo anche per le conserve o per i succhi di frutta e che ha permesso una espansione che ha portato la Parmalat a un fatturato che superava i 100 miliardi di lire annui già a metà del decennio.

Le sponsorizzazioni della Parmalat

Tanzi però decide di dedicarsi anche alla promozione del marchio, anzi, dei tanti marchi che andavano confluendo sotto il nome di Parmalat.

L’imprenditore emiliano è uno dei primi a capire l’importanza dello sport come veicolo pubblicitario e nel giro di una decina di anni la Parmalat diventa sponsor di campioni conclamati come il tre volte campione del mondo di Formula 1 Niki Lauda e il due volte iridato Nelson Piquet o di leggende dello sci italiano e mondiale come lo svedese Ingmar Stenmark e l’azzurro Gustav Thoeni.

Piquet con la tuta marchiata Parmalat e Santal

Non manca neanche un’apparizione nel calcio, precedente e poi contemporanea al legame con il Parma: negli anni Ottanta l’Avellino viene sponsorizzato prima dalla Santal e poi dalla Dietalat, entrambe aziende di proprietà della multinazionale.

La Parmalat in Sudamerica

L’espansione della Parmalat a livello mondiale arriva a inizio anni Novanta, in particolare dopo la quotazione in borsa dell’azienda attraverso l’acquisizione di una società già quotata, che diventa la finanziaria del gruppo.

La presenza a Piazza Affari permette alla Parmalat di emettere bond e obbligazioni, e di potersi lanciare in una serie di acquisizioni a debito, che vengono garantite dalla presenza di denaro liquido nelle casse della società, ma questa è un'altra storia che non ci interessa.

Quello che i preme sottolineare, invece è che la Parmalat diventa una vera e propria potenza a livello mondiale, con presenza diretta in diverse zone del pianeta, in particolare in Sudamerica. 

Da quelle parti, il fatturato annuo dell’azienda era stimato in circa 400 miliardi di lire all’anno e l’espansione porta anche ad altri connubi calcistici.

Una sfida tra le due grandi del Sud America!

 

La Parmalat diventa sponsor principale del Palmeiras, che grazie al denaro proveniente dalla partnership domina il calcio brasiliano degli anni Novanta, acquistando campioni come Cafu ed Edmundo e arrivando a vincere due volte il campionato nazionale e, a sorpresa per le scommesse sportive online la Copa Libertadores nel 1999.

Tra le altre big sudamericane che indossano il logo della Parmalat o di altre aziende del gruppo ci sono anche il Boca Juniors e il Peñarol, mentre in Europa tocca a club storici come il Benfica e il Marsiglia.

Gli scambi con la Lazio

In Italia la Parmalat opera anche l’acquisizione del marchio Eurolat, la sezione casearia della Cirio di Sergio Cragnotti, in un affare da 324 miliardi di lire. Il rapporto tra Tanzi e Cragnotti è attivo anche nel calcio, considerando che non sono pochi gli affari che coinvolgono il Parma e la Lazio, all’epoca nel suo massimo splendore e in mano alo straordinario imprenditore romano.

Al Tardini finiscono calciatori biancocelesti come Matias Almeyda, Sergio Conceicao e Fernando Couto, mentre a Formello approdano a suon di miliardi Hernan Crespo (che con i suoi 110 miliardi, 56 milioni di euro, è tuttora la cessione più remunerativa della storia del Parma) e Juan Sebastian Veron.

Crespo!

 

Il declino del Parma

Il sogno Parmalat è però destinato a svanire.

Quando a dicembre 2003 si scopre che in realtà il famoso conto della Bank of America non esiste e che il suo estratto era stato manipolato con l’ausilio di uno scanner, lo scandalo diventa di dominio pubblico e le azioni Parmalat crollano, facendo perdere investimenti per milioni di euro anche a tanti piccoli azionisti.

Comincia così una necessaria opera di risanamento, attraverso la cessione di quasi tutti i marchi acquistati negli anni, terminata con la cessione nel 2011 al gruppo francese Lactalis.

E il Parma e Tanzi, che fine fanno? Il club viene scorporato dalla Parmalat ormai fallita e continua la sua attività, prima con il commissariamento e poi con la cessione a Tommaso Ghirardi, che però porterà, a sua volta, al fallimento nel 2015. 

Tanzi, miglior Presidente per distacco della storia del Parma, muore nel gennaio 2022; le sue ultime proprietà ad andare all’asta, nel 2019, sono state una serie di quadri (tra cui opere di Van Gogh, Monet e Picasso), che hanno fruttato 12 milioni di euro.

A dimostrazione che anche nell’arte, come nel calcio, l’imprenditore capiva ed apprezzava il talento.

*Le immagini dell'articolo sono distribuite da AP Photo.

Sull'autore
Di
Ermanno Pansa

Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

Amante degli incontri ricchi di gol, collabora quotidianamente con il blog di 888sport, per il quale rappresenta una costante fonte di idee.

 

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