Negli ultimi anni nel mercato calcistico (soprattutto in quello italiano, ma anche altrove in Europa) si è diffusa una nuova formula, che ormai viene utilizzata per concludere un numero sempre più crescente di affari: il prestito con riscatto.

In pratica un club cede temporaneamente un calciatore a un’altra squadra, ma a differenza di quanto avviene con un prestito secco, argomento già trattato su queste pagine web con i relativi limiti imposti dalle nuove regole, viene già messo per iscritto quanto dovrà versare il club che riceve il calciatore se vorrà confermarlo nella sua rosa per l’anno successivo. 

Prestito con diritto e con obbligo

Il prestito biennale di Locatelli

Il caso Griezmann

Prestiti e comproprietà

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Prestito con diritto e con obbligo

A sua volta, i prestiti con riscatto si dividono in due categorie: quelli con diritto di riscatto e quelli con obbligo. La differenza è abbastanza evidente anche già dalle definizione. Nel primo caso, il club che accoglie il calciatore in prestito può decidere di acquistarlo a titolo definitivo.

Nel secondo è obbligato a farlo, sempre ammesso che scattino determinate condizioni. Non per nulla la formula più gettonata è quella del diritto, che però si trasforma in obbligo automatico se il calciatore viene utilizzato per una certa percentuale di partite o se raggiunge cifre prestabilite di reti.

A complicare ulteriormente il tutto, c’è anche la volontà da parte del club che cede di inserire una clausola di recompra, che permette di riacquistare il calciatore per una cifra che solitamente è leggermente maggiore una volta che il club a cui è stato ceduto decide di far valere il suo diritto di riscatto.

Il prestito biennale di Locatelli

I casi celebri sono tanti e coinvolgono diversi calciatori che nel corso degli anni si sono trasferiti da una squadra all’altra. C’è il caso del campione d’Europa Manuel Locatelli, che il Sassuolo ha ceduto alla Juventus in prestito gratuito biennale, con obbligo di riscatto a 25 milioni, più diversi bonus che possono portare il totale a oltre 35.

Lo stop volante di Locatelli!

Anche in questo caso la dicitura del comunicato parla di “obiettivi sportivi” da raggiungere affinché il riscatto sia obbligatorio, ma quando la volontà di entrambi i club è quella di mettersi d’accordo, solitamente gli obiettivi in questione sono la presenza in almeno una partita o, per club importanti come quello bianconero, il raggiungimento della salvezza.

Altri casi prevedono invece obiettivi più complicati, come le tante squadre che cercano di non retrocedere che condizionano l’obbligo d’acquisto alla salvezza nel campionato in corso. E viceversa, chi vuole essere promosso in una categoria superiore spesso inserisce come condizione proprio la promozione, affinché un determinato calciatore debba per forza essere riscattato.

Il caso Griezmann

E poi ci sono situazioni che fanno davvero scalpore, perchè a volte le strategie dei club cambiano e si cerca in ogni modo di…non rispettare gli accordi presi. L’esempio migliore è quello che riguarda Antoine Griezmann.

Il Piccolo Diavolo è stato ceduto dal Barcellona in prestito biennale all’Atletico Madrid, con l’obbligo per i Colchoneros di versare 40 milioni ai blaugrana nel caso il francese giochi più del 50% delle partite per almeno 45 minuti.

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Beh, all’inizio della seconda stagione di prestito Simeone ha cominciato a non schierare più Griezmann dall’inizio del match, spedendolo in campo sempre dopo il minuto 60, per avere la certezza che anche con un recupero enorme, come quello che ha consentito al mancino di realizzare il gol della vittoria per le quote calcio oggi oltre il centesimo contro il Porto nell'esordio di Champions, non giocherà 45 minuti.

Questo è il modo che l’Atletico ha escogitato per non essere obbligato a riscattare il francese. Il Barcellona però non ci sta e sottolinea che il prestito è sì biennale, ma con formula “1+1”.

Quindi per le indebitate casse blaugrana, Griezmann, avendo giocato l’80% delle partite della scorsa stagione per almeno 45 minuti, ha già raggiunto l’obiettivo prefisso e dovrebbe essere riscattato obbligatoriamente dai biancorossi.

E se i due club non si metteranno d’accordo al riguardo, il rischio di finire in tribunale è alto.

Prestiti e comproprietà

Insomma, quello dei prestiti con riscatto è un escamotage usato sempre più spesso dai club. Ma perchè accade? In primis per una questione economica: in questa maniera, gli acquisti vengono inseriti nel bilancio successivo, permettendo margini maggiori di manovra nelle campagne acquisti in corso.

E poi perchè in fondo non si sa mai, alcune operazioni sono scommesse e un calciatore può anche risultare un flop oppure infortunarsi gravemente prima ancora di esordire e in questa maniera il club non deve temere di avere sborsato troppi soldi per lui. Alcuni sottolineano che questa formula sia quasi andata a sostituire la vecchia comproprietà, ma a ben vedere non è esattamente così.

Nel prestito con riscatto il cartellino di un calciatore non cambia di mano fino a che non viene riscattato. E a differenza della comproprietà, in caso di mancato riscatto il club che lo cede in prestito non deve sborsare un euro per riottenerlo. Ciò che somiglia alla comproprietà, casomai, è la recompra, ma considerando che si parla di un accordo già scritto, quando invece le comproprietà spesso venivano risolte alle buste, è complicato trovare troppe similitudini.

C’è però un problema non da poco, che sorge a causa delle nuove regole sui prestiti: con il numero massimo di calciatori in prestito che è stato regolarizzato dalla FIFA, converrà sempre meno occupare uno “slot” prestiti con un calciatore che nel 99% dei casi nella stagione successiva cambierà squadra. E chissà che proprio queste nuove regole non portino a un crollo verticale dell’utilizzo della formula del prestito con riscatto.

Che dal punto di vista di chi compra è molto comodo, ma che ora può diventare un bel problema per chi vende, che rischia di non poter spedire i suoi talenti a crescere altrove e poi far tornare alla base!

*Le immagini dell'articolo sono distribuite da AP Photo.

Sull'autore
Di
Francesco Cavallini

Francesco vive di sport, di storia e di storie di sport. Dai Giochi Olimpici antichi a quelli moderni, dalle corse dei carri a Bisanzio all'Olanda di Cruijff, se c'è competizione o si tiene un punteggio, lui si appassiona sempre e spesso e volentieri ne scrive.

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