Il calcio è uno sport abbastanza semplice: 22 giocatori scendono in campo divisi in due squadre, che cercano di segnare almeno un gol in più dell’altra. Già, ma manca qualcuno. Tra quelli che vanno sul terreno di gioco ci sono altre persone, che sono altrettanto fondamentali nello svolgimento delle partite e, di conseguenza, delle competizioni: i giudici di gara.

Quanti scioperi arbitrali nel mondo

Lo sciopero evitato nel 2018

Il famoso sciopero del 1926

Dalla Carta di Viareggio nasce il professionismo

Che si parli di arbitro, guardalinee, quarto uomo o, con l’avvento della modernità, di VAR e AVAR, c’è sempre qualcuno che deve giudicare quanto avviene in campo e far rispettare il regolamento. Senza arbitri, la partita non è omologata. Dunque, meglio non fare arrabbiare chi ha…il fischietto dalla sua parte, perchè le conseguenze di una rivolta della classe arbitrale rischiano sempre di essere molto dannose.

Quanti scioperi arbitrali nel mondo

Per informazioni basterebbe chiedere al calcio uruguaiano, che di recente si è trovato di fronte a un vero e proprio sciopero degli arbitri.

Le continue minacce e violenze subite dai fischietti (e più in generale dalle terne) a qualsiasi livello hanno portato l'AUDAF, l'associazione di arbitri locali, a dichiarare lo sciopero. Il caso limite è stato quello che ha coinvolto il fischietto Tejera, minacciato da un fotografo, ma di esempi se ne possono contare tantissimi.

Dunque, i giudici di gara hanno incrociato le braccia, con risultati devastanti. Si sono infatti fermati i campionati di ogni categoria, a partire dalla prima divisione fino ad arrivare ai match locali.

Un arbitro sudamericano placa le proteste dei giocatori del Flu!

Le competizioni sono poi riprese, ma solo a seguito delle dovute rassicurazioni alla classe arbitrale per quanto riguarda la protezione di chi va in campo a dirigere le partite.

Una situazione che del resto non è poi così nuova, considerando che anche in Grecia nel 2018 è successa la stessa cosa. I fischietti ellenici si sono infatti rifiutati di andare sul terreno di gioco dopo che un collega era stato assalito da tre persone a volto coperto.
 

Lo sciopero evitato nel 2018

Non che in Italia cose del genere non siano mai accadute. Sempre nel 2018 l’allora presidente dell’AIA Nicchi aveva deciso di indire uno sciopero dei fischietti tricolori per la giornata di campionato del 14 aprile, a seguito di alcune minacce ricevute dall’associazione, ma anche a problemi di altro ordine, come la causa intentata da alcuni tifosi nei confronti dell’arbitro Giacomelli e del VAR Di Bello per la mancata concessione di un calcio di rigore.

Marco Di Bello

A completare il tutto c’era la sempre spinosa questione dei rimborsi spese per gli arbitri delle categorie minori, periziate sulle nostre pagine web per i pronostici calcio. Alla fine però il rischio dello sciopero è stato evitato.

E visto com’è andata nell’unico caso in cui i fischietti tricolori hanno davvero deciso di incrociare le braccia, forse è stato decisamente meglio che si sia arrivati a un compromesso.

Nicchi!
 

Il famoso sciopero del 1926

Lo sciopero degli arbitri del 1926 è infatti un momento fondamentale della storia del calcio italiano, visto che è stato uno dei motivi scatenanti della riforma del sistema da parte del governo fascista e della ristrutturazione dei campionati che qualche anno dopo avrebbe portato alla nascita del campionato di Serie A a girone unico.

Ma cosa è successo di così grave da convincere gli arbitri a decidere di non dirigere più i match? Semplice, l’accumularsi di una serie di fattori e di problematiche che rendevano impossibile per i fischietti avere l’indipendenza che il loro ruolo di giudici di gara rendeva requisito fondamentale.
 
Tutto comincia quando, all’inizio del campionato 1925/26, viene data alle società la possibilità di ricusare gli arbitri. Non tutti, ovviamente, ma ogni club poteva segnalare un numero di fischietti che non avrebbero dovuto dirigerne partite nel corso della stagione. Considerando che all’epoca la maggior parte degli arbitri aveva un passato da calciatore o da dirigente, ovvio che molti vedessero in questo o quel direttore di gara un “nemico”. Ma questa situazione non piaceva agli stessi arbitri, che vedevano così minacciato il loro ruolo.

La goccia che fa traboccare il vaso è però la partita tra Casale e Torino, che viene annullato per errore tecnico del fischietto. Una decisione così lesiva dell’onore della categoria porta il presidente dell’AIA Giovanni Mauro a convocare uno sciopero degli arbitri, che entro un tot di giorni erano invitati a restituire il proprio tesserino e a smettere di dirigere le partite del campionato.
 
Una situazione potenzialmente esplosiva e che va avanti per un po’, fino a quando, anche a causa di parecchi problemi nelle partite del campionato di Lega Sud, l’intera struttura federale non collassa, lasciando così mano libera al CONI per intervenire sulla Federazione per quanto riguardava tutte le problematiche più lampanti.

Dalla Carta di Viareggio nasce il professionismo

Nasce dunque la Carta di Viareggio, scritta proprio da Mauro assieme a Paolo Graziani e Italo Foschi. Il documento, approvato d’urgenza e reso operativo immediatamente, è fondamentale per la nascita del professionismo e, di conseguenza, del calciomercato.

Anche il blocco del tesseramento degli stranieri ha la sua importanza, perché per aggirarlo molte squadre porteranno in Italia calciatori, spesso sudamericani, con antenati tricolori, dando così vita al fenomeno degli oriundi, che saranno una delle forze trainanti per l’Italia del pallone verso la vittoria dei mondiali del 1934 e del 1938.
 
Anche l’organizzazione calcistica viene rivoluzionata dalle conseguenze dello sciopero dei fischietti. La decisione di arrivare a un unico campionato nazionale (invece di quello diviso tra Lega Nord e Lega Sud) verrà implementata totalmente qualche anno dopo, ma nel frattempo cominciano a nascere, per mezzo di fusioni, alcuni dei club del centro-sud che diventeranno poi protagonisti e che cercheranno di strappare alle società del nord il predominio sul pallone tricolore.

Nel 1926 a Firenze vede la luce la Fiorentina, creata da Club Sportivo Firenze e Palestra Ginnastica Fiorentina Libertas, mentre più a sud l’Internaples si scioglie e rinasce come Napoli. Nel 1927 è la volta della Capitale, con Alba, Fortitudo e Roman che uniscono le forze per dare vita alla Roma.
 
E gli arbitri, cosa ne hanno guadagnato dallo sciopero? Intanto l’addio alle liste di ricusazione, che non vengono più neanche menzionate. L’AIA a sua volta diventa CITA (Comitato Italiano Tecnico Arbitrale) e viene inserita, con garanzie di piena indipendenza, all’interno delle logiche federali.

Ma soprattutto, i fischietti mettono bene in chiaro che senza il loro apporto, a pallone non ci si può proprio giocare e non ci sarebbero neanche calcio scommesse. Il che deve essere stato abbastanza chiaro, considerando che poi si è sempre cercato di evitare che incrociassero le braccia!

*Le immagini dell'articolo sono distribuite da AP Photo.

Sull'autore
Di
Francesco Cavallini

Francesco vive di sport, di storia e di storie di sport. Dai Giochi Olimpici antichi a quelli moderni, dalle corse dei carri a Bisanzio all'Olanda di Cruijff, se c'è competizione o si tiene un punteggio, lui si appassiona sempre e spesso e volentieri ne scrive.

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