Chissà che opinione avrà avuto Toninho Cerezo al suo arrivo in Italia, nel 1983, quindi nel Paese dei Campioni del Mondo. Chissà poi come sia cambiata la sua opinione quando l’Italia l’ha lasciata, nel 1993, in pieno sconvolgimento politico ed agitazione sociale.

Un Paese strano avrà detto, pieno di contraddizioni proprio come il suo Brasile, terra di origine in cui ha vestito le maglie dell’Atlético Miniero e del piccolo Nacional, prima di Roma e Sampdoria. Un Paese magico che in quell’epoca nemmeno così preistorica, rendeva ancora concreti i sogni scudetto di club come la Sampdoria, squadra in cui Cerezo è stato protagonista per la vittoria del titolo con la maglia numero 8 sulle spalle.

Nel mezzo di una carriera da viaggiatore del mondo e ricca di soddisfazioni personali e di quadra c’è la sconfitta ai rigori contro il Liverpool nella finale di Coppa Campioni del 1984, insuccesso bissato a Wembley con la Sampdoria nella finale contro il Barcellona. Una clamorosa vittoria, invece, per le scommesse calcio con il San Paolo contro il Milan nell'Intercontinetale 1993!

Lo accolgono alla fine (forse) della carriera da allenatore invece i Kashima Antlers, club giapponese dalla facile adulazione verso i brasiliani, dato che nel corso della loro breve storia ne hanno ospitato un altro molto iconico di nome Zico. 

Cerezo Tira e molla

Sempre di verdeoro si parla quando si racconta del suo arrivo in Italia. I brasiliani si sa, sono una comunità fantastica che una volta che sradica le proprie radici dal Brasile ha bisogno di riprodursi in micro-gruppi per non patire principi di saudade. 

Tre campioni brasiliani!

Fu infatti Falcao, all’epoca alla Roma nel 1983 a suggerirlo per il centrocampo giallorosso.  In quel periodo vennero fuori tutte le lacune italiane in quanto a fantasia dei soprannomi dei calciatori. Cerezo fu soprannominato infatti “Tira e molla” a causa delle varie complicazioni contrattuali in sede di mercato per portarlo in Italia, successe la stessa cosa anche a Zico con la Federcalcio italiana che inizialmente bloccò questo genere di acquisti intercontinentali.

 

Dopo appunto un lungo tira e molla però arrivò a Fiumicino per prendersi la maglia numero 8 della Lupa. 

Il ricordo dell'agente

Dario Canovi, il suo procuratore, in un libro di calcio che scrisse a 4 mani con Giacomo Mazzocchi, “Lo stalliere del Re, fatti e misfatti di 30 anni di calcio”, raccontò di un aneddoto che meglio di tutti ha descritto Cerezo e l’animo romantico che si affibbia ad ogni brasiliano quando si parla di calcio.

Canovi racconta di quella volta in cui Cerezo ritardò di 4 ore il suo arrivo a una cena in cui erano invitati entrambi. Praticamente a fine cena Cerezo arrivò affannato e immerso in un bagno di sudore. Il centrocampista confessò di aver trovato in un parco sul tragitto da casa al ristorante dei ragazzini che giocavano a calcio e lui non riuscì a resistere all’invito fatto dai ragazzini, unendosi così a loro.

D’altronde chi ha vissuto appieno quel periodo calcistico lo sa: “Secondo te dove lo festeggia il Capodanno Toninho Cerezo? Secondo me dorme, perché è un professionista”. Parola di chi di numeri 8 se ne intende, ma anche di Luca Covelli.  

*Il testo dell'articolo è di Luigi Di Maso, responsabile editoriale di Social Media Soccer; l'immagine di Ap Photo.

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