Lo sport è una parte importante della vita di ogni individuo, che sia praticato direttamente o vissuto attraverso le imprese di atleti o squadre di diverse discipline. Nel corso della storia, lo sport è servito come attività preparatoria alle imprese belliche, ma spesso e volentieri come forma di aggregazione tra diverse realtà e addirittura come evento in grado di superare le divisioni.

La Costituzione del 1947

Lo sport nell'Unione Europea

Gli esempi di Grecia e Portogallo

La modifica della Costituzione

Lo sport nel nuovo articolo 33

Impossibile dimenticare il fatto che nell’Antica Grecia i Giochi Olimpici attraevano partecipanti da tutte le poleis, comprese le colonie molto lontane dalla madrepatria. Per non parlare della tregua olimpica, che tutti erano tenuti a rispettare anche se c’era in corso qualche conflitto. In tempi più recenti, lo sport è stato anche utilizzato come veicolo nazionalistico e propagandistico, soprattutto dai totalitarismi, il che in Italia ha portato a una situazione particolare: nella Costituzione non si fa menzione diretta dello sport inteso come fenomeno o come diritto.

La Costituzione del 1947

Quando è stata promulgata nel 1947, la nostra Carta Costituzionale ha trascurato l’attività sportiva tra i tanti modi in cui il cittadino può e deve esprimere la propria individualità e personalità. Possibile, se non probabile, che questa omissione sia dovuta proprio all’imposizione dello sport negli anni del Ventennio fascista.

L’unica menzione diretta dello sport è nell’articolo 113, quello sulla legislazione esclusiva o concorrente, che stabilisce che lo stato può legiferare sull’ordinamento sportivo, ma che anche gli enti governativi locali hanno voce in capitolo. Per il resto, si possono analizzare diversi articoli, come quelli sulla salute, in cui il riferimento allo sport non è esplicitato, ma resta comunque implicito.

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Lo sport nell'Unione Europea

E altrove, che succede? Basta prendere in mano il Trattato di Lisbona, datato 2007, per vedere come l’Unione Europea abbia preso in mano la possibilità di svolgere azioni che possano sostenere, completare o coordinare il lavoro di singoli stati anche per quello che riguarda lo sport, valorizzandone la funzione sociale ed associativa.

La dimensione continentale dello sport deve promuovere l’apertura e l’equità nelle competizioni, proteggendo l’integrità, sia fisica che morale, degli sportivi (con particolare riferimento ai giovani) e soprattutto sostenendo la cooperazione degli organismi che se ne occupano.

Anche a livello nazionale, sono molte le carte costituzionali che fanno aperta menzione dello sport come diritto primario per i propri cittadini.

Gli esempi di Grecia e Portogallo

Tra quelle degli stati aderenti all’Unione ci sono la costituzione greca, che pone addirittura gli sport sotto l’alta sorveglianza dello Stato, quella portoghese, che parla di diritto ad esercitare lo sport, così come quella ungherese, che delega alle autorità locali il compito di far rispettare il dettame costituzionale, e quella croata, secondo cui la Repubblica incoraggia e aiuta sia la cultura fisica che lo sport. Anche molti altri paesi inseriscono lo sport in costituzione.

È il caso della Russia, in cui lo Stato può adottare misure volte al suo sviluppo, o della Turchia, in cui incoraggiare l’attività fisica e sportiva è addirittura un dovere dello Stato.

E non è una questione soltanto europea. La costituzione delle Filippine spiega che lo Stat promuove l’educazione fisica e incoraggia la creazione di programmi sportivi, campionati professionistici e dilettantistici, per incoraggiare l’autodisciplina, il lavoro di squadra e l’eccellenza nello sviluppo di una cittadinanza in salute.

Anzi, fa anche di più, scrivendo nella legge fondamentale dello Stato che tutte le istituzioni educative devono offrire attività sportiva regolare, in cooperazione con club atletici o con altri settori sportivi. 

La modifica della Costituzione

Ma ci sono anche alcuni Stati, primi tra tutti gli Stati Uniti, in cui la Costituzione non parla apertamente di sport. Negli USA, trattandosi di una nazione a base federale, l’attività sportiva fa ovviamente parte della legislazione statale, dunque non c’è motivo di creare emendamenti costituzionali che vi facciano riferimento.

Ancora diverso il discorso del Regno Unito, in cui esiste una particolarità ancora più evidente: non ci sono leggi sullo sport, che viene affidato unicamente alle sue strutture interne (comitato olimpico e federazioni), a cui spetta dare regole al riguardo.

L’intervento del legislatore è previsto soltanto in maniera indiretta, come dimostra il rapporto Taylor, fatto da un giudice su mandato del Governo dopo la strage di Hillsborough, per far sì che gli organi direttivi dello sport britannico mettessero mano alle riforme necessarie sulle norme di sicurezza negli stadi, non solo per il football e le relative scommesse calcio.

Ma questi sono casi decisamente particolari e sono sempre più le nazioni che vedono necessario un cambiamento al riguardo. Ecco perché negli ultimi anni è cresciuta la necessità di inserire ufficialmente lo sport nel contesto costituzionale, attraverso una modifica della Carta, aggiungendo a un articolo anche la pratica sportiva come uno dei diritti dei cittadini italiani.

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Le prime richieste al riguardo sono arrivate riguardo l’articolo 32, esattamente quello che riguarda la tutela della salute. L’idea era quella di aggiungere il comma sullo sport al termine, ma le ultime novità al riguardano segnalano un giro di vite concettuale al riguardo.

Lo sport nel nuovo articolo 33

Ora le proposte per l’inserimento dello sport nella Costituzione Italiana riguardano l’articolo 33, quello che si occupa di arte, scienza e soprattutto di cultura. Non solo dunque l’importanza nello sport per il benessere psicofisico della persona, ma soprattutto un riconoscimento del suo valore educativo, sociale, aggregativo e di integrazione. 

Come annuncia il Senato della Repubblica, il 22 marzo è stato approvato in prima deliberazione il DDL costituzionale 747, esattamente quello che contiene le modifiche all’articolo 33. Il nuovo comma introdotto dispone che la Repubblica Italiana riconosce il valore formativo, sociale, di promozione del benessere psicofisico dell’attività sportiva e che, non cosa meno importante, lo fa in tutte le sue forme.

Dunque, tutte le tipologie di attività, da quella professionistica protagonista anche delle scommesse Italia a quella dilettantistica, fino ad arrivare al semplice allenamento individuale, ottengo gli stessi diritti nella Carta Costituzionale. Che, tra le altre cose, ha trasformato il termine “sport” in “attività sportiva”, perché in fondo si parla pur sempre di Costituzione Italiana ed è meglio utilizzare il meno possibile termini mutuati da altre lingue!

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Ora non resta che attendere che il DDL costituzionale termini il suo iter, che prevede il doppio passaggio a entrambe le camere, la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale e poi la firma del Presidente della Repubblica. Solo allora lo sport saprà di essere entrato definitivamente nella Costituzione.

Con un po’ di ritardo, ma con tutti i diritti di farlo…

*Le immagini dell'articolo sono distribuite da AP Photo. 

Sull'autore
Di
Francesco Cavallini

Francesco vive di sport, di storia e di storie di sport. Dai Giochi Olimpici antichi a quelli moderni, dalle corse dei carri a Bisanzio all'Olanda di Cruijff, se c'è competizione o si tiene un punteggio, lui si appassiona sempre e spesso e volentieri ne scrive.

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