La Vecchia Signora del calcio italiano. Le Zebre. I bianconeri. Sono tanti i modi utilizzati per definire la Juventus, il club più vincente della storia del pallone tricolore. E anche il più tifato, se è vero che la squadra torinese ha appassionati in giro per tutto lo Stivale, isole comprese, e dovunque si trovi a scendere in campo rischia di sempre…di giocare in casa.

Il primo motto juventino

La zebra rampante di Carlin

Il logo con la lettera J

La stagione del restyling

Juvecentus e le stelle

Come diceva l’avvocato Gianni Agnelli, basta leggere la lettera J sulla prima pagina di un giornale per pensare ai bianconeri. E questo è un po’ il concetto che è stato applicato al nuovo logo della Juventus, che è stato lanciato nel 2017 e che ha accompagnato la Signora nell’ultima parte del ciclo vincente degli anni Dieci e dritto nei Venti. La J, le strisce bianconere e uno scudetto stilizzato, la perfetta rappresentazione del club per cui, parole di Boniperti, "vincere è l'unica cosa che conta".

Quello di quattro anni fa però è solo l’ultimo dei loghi e degli stemmi utilizzati dalla Juventus. Il primo risale al 1905, poco tempo dopo l’adozione del bianco e del nero come colori societari. Colori che sono già presenti nello stemma, che fino alla rivoluzione del 2017 è quasi sempre stato il riferimento per tutte le revisioni successive.

Sperando che i bianconeri tornino presto ad essere un'opzione affidabile per le scommesse calcio!

Il primo motto juventino

Alcuni degli elementi cardine, come lo scudo ovale, le strisce verticali bianconere e il toro furioso, simbolo della città, ornato da una corona turrita, sono già presenti. E c’è anche il motto societario dell’epoca, una frase attribuita a San Paolo: “Non coronabitur nisi legitime certaverit”, ovvero “viene incoronato solo chi ha combattuto secondo le regole”.

Dopo la Prima Guerra Mondiale, arrivano i primi cambiamenti. Scompare il motto, sostituito per un po’ dalla dicitura Football Club e nel 1921 spunta in qualche variazione anche per la prima volta il blu, sia nello spazio per il nome che all’interno dello scudo su cui è rappresentato il simbolo cittadino.

La zebra rampante di Carlin

La grande rivoluzione è allo stesso tempo fondamentale per il futuro e di brevissima durata: nel 1929, su ispirazione di un fumetto del vignettista Carlin, arriva la zebra rampante, animale che per associazione cromatica ben si adatta alla squadra bianconera.

Ma nel 1931 si torna all’antico, con lo stemma precedente, nella versione con un tocco di blu Savoia, riportato in auge. Nel 1940, poi, di nuovo al bianco e nero, con corona e toro grigi, che accompagneranno la Signora fino al 1971. In quell’anno fa di nuovo capolino il blu Savoia, ma è l’oro a ottenere maggior importanza: oltre al nome del club, alla corona e al toro cittadino, anche le strisce bianconere e lo stemma stesso vengono bardati col colore del metallo prezioso.

La stagione del restyling

Nel 1979, però, arriva una nuova moda nel calcio italiano, quella della rivisitazione dei loghi in chiave…marketing. Alla Roma il lupetto sostituisce la Lupa Capitolina, all’Inter spunta il Biscione, il Milan si regala un diavolo tutto fiammante, la Lazio una meravigliosa aquila stilizzata e così via.

Non può quindi mancare il restyling anche per i bianconeri, che ovviamente scelgono la zebra, prima accompagnata da una stella e poi, con il ventesimo scudetto nella stagione 1981/82, da due. La stagione della Zebra dura fino al 1990, giusto il tempo di vincere praticamente qualsiasi trofeo possibile, comprese la prima Coppa dei Campioni della storia bianconera e la Coppa Intercontinentale a Tokyo.

Poi, si torna di nuovo all’antico, con l’oro che rimane nella bordature delle strisce, ma che sostituisce anche il blu come sfondo allo stemma della città. Rispetto al logo con la zebra, vengono comunque mantenute le due stelle.

Juvecentus e le stelle

Negli anni Novanta c’è anche tempo per un logo celebrativo dei cento anni dalla fondazione della società, denominato appunto Juvecentus.

Il maggior redesign dello stemma arriva nel 2004, quando viene si scommette su una scelta assai controversa: quella di rinunciare alle due stelle, considerate non parte dell’identità del club, ma come elemento destinato a cambiare nel tempo (e anche a creare controversie, visto quello che sarebbe successo da lì a qualche anno e la polemica sul numero di campionati vinti dai bianconeri).

In compenso l’oro, sparito dallo sfondo del toro e dal contorno dello stemma ovale, trova posto con una striscia orizzontale che interrompe quelle bianconere verticali, simboleggiando l’onore.

Cambia anche il carattere del nome del club, reso più moderno, così come il toro e la corona, che vengono svecchiati dal punto di vista grafico. È questo lo stemma che accompagna la Juventus prima dell’anno di purgatorio in B post Calciopoli e poi nella rinascita, coronata dai primi sei scudetti dei nove consecutivi vinti dai bianconeri.

Poi, a partire dalla stagione 2017/18, è arrivato il nuovo logo, quello con la J. Ed è difficile dare torto all’Avvocato Agnelli sulla capacità di una singola lettera di evocare la storia e la gloria del club torinese.

*Le immagini dell'articolo sono di Michael Sohn e Luca Bruno.

Sull'autore
Di
Ermanno Pansa

Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

Amante degli incontri ricchi di gol, collabora quotidianamente con il blog di 888sport, per il quale rappresenta una costante fonte di idee.

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