La decisione da parte del presidente della Commissione Arbitri della FIFA Pierluigi Collina di aumentare i recuperi nelle partite di Coppa del Mondo ha fatto parecchio discutere. Nei primi match della competizione i tifosi si sono infatti ritrovati davanti a partite…pressoché infinite, con recuperi superiori ai dieci minuti, soprattutto nei secondi tempi.

Ci sono stati casi, come quello dell’incontro tra Inghilterra e Iran, in cui si è praticamente giocato un supplementare, con ben 27 minuti di recupero complessivo. Dopo i primi due turni della fase a gironi, nelle partite successive la tendenza è diminuita, portando al ritorno di recuperi non così infiniti, ma il messaggio da parte delle autorità arbitrali è stato molto chiaro: le perdite di tempo vanno recuperate e, in questo modo, disincentivate.

Si gioca troppo poco

L'idea dell'introduzione del tempo effettivo

Quale sarebbe la durata di una partita?

Criteri per il tempo effettivo nel calcio

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Si gioca troppo poco

Come ha spiegato lo stesso Collina, la FIFA ha ritenuto inaccettabile che ci siano partite in cui il tempo di gioco effettivo non raggiunge neanche i 50 minuti.

Una conferenza della FIFA

Un problema che affligge il calcio da sempre, perchè in fondo perdere tempo è un’arte, che alcuni allenatori hanno affinato a livello leggendario. Impossibile dimenticare la lezione di Josè Mourinho a John Terry: se due calciatori della stessa squadra vanno a terra contemporaneamente, l’arbitro non può mandarli fuori dal campo per ricevere le cure. Dunque, si può rifiatare e nel frattempo far scorrere il cronometro.

Un altro…maestro delle arti oscure è lo spagnolo Josè Bordalas, che con il suo Getafe ha fatto impazzire l’Ajax in un doppio confronto di Europa League. In una delle due partite, si è effettivamente giocato per appena 42 minuti, meno di un tempo. Da episodi del genere è nata la scelta della FIFA di aumentare i recuperi.

L'idea dell'introduzione del tempo effettivo

Ma a questo punto una domanda si pone: non sarebbe meglio passare al tempo effettivo, come accade in tanti altri sport? Un quesito che molti hanno messo in campo, a partire dal tecnico del Milan Pioli, che nel campionato 2021/22, vinto a sorpresa per le quote Serie A dal suo Milan, si lamentava spesso delle perdite di tempo da parte delle squadre avversarie.

L'arbitro del recupero record tra Argentina ed Arabia!

A proporlo era stato qualche tempo fa Marco Van Basten, che oltre a essere stato un tre volte Pallone d’Oro era diventato il responsabile dell’innovazione del calcio proprio per la FIFA. Il Cigno di Utrecht aveva sostenuto che l’introduzione di un cronometrista sul modello del basket avrebbe avuto ripercussioni positive sullo spettacolo in campo. Ma perchè la FIFA non ci pensa e non lo sperimenta?

Quale sarebbe la durata di una partita?

Forse è una questione di romanticismo. I novanta minuti, reali o no che siano, fanno parte dell’immaginario collettivo del calcio da ormai oltre 160 anni e non è un qualcosa di cui ci si può liberare facilmente.

E non è certo proponibile trasformarli in 90 minuti di gioco effettivo, perchè i calciatori non ce la farebbero. In caso di passaggio al tempo effettivo bisognerebbe diminuire la lunghezza dei due tempi, probabilmente a mezz’ora ciascuno, visto che un po’ ovunque le medie delle partite vedono un’ora di gioco effettivo a fronte dei 90 minuti più recupero realmente disputati.

Un’idea che agli appassionati del “calcio di una volta” sembra addirittura quasi sacrilega.

L’impressione però è che prima o poi questa innovazione arriverà sulla scrivania dell’IFAB e che si proverà a implementarla. Se effettivamente uno degli obiettivi della FIFA è quello di migliorare lo spettacolo, avere la certezza che si giocherà effettivamente per 60 (o 70) minuti e che le perdite di tempo, gli stop per gli infortuni o per le sostituzioni e le scaramucce tra calciatori non avranno effetto sul tempo di gioco, il passo verso il tempo effettivo sembra pressoché obbligato.

Criteri per il tempo effettivo nel calcio

E anche i giocatori sono spesso d’accordo, con prese di posizione abbastanza nette (che però, a onor del vero, arrivano quasi sempre quando la propria squadra è stata sfavorita da perdite di tempo evidenti da parte degli avversari!).

Ma come andrebbe a influire sul gioco il tempo effettivo? Eviterebbe le polemiche? E che effetto avrebbe sulla testa di chi è in campo? Sulla prima delle due domande, la risposta è destinata a essere “no”, perchè il cronometrista è un essere umano e come tale è destinato a sbagliare.

E in un match con il tempo effettivo, anche un secondo perso può essere fondamentale, come dimostrano le tante partite di basket, periziate per le scommesse Italia, che si fermano per verificare che in una determinata azione il cronometro si sia effettivamente fermato quando il pallone non era in gioco.

Per quanto riguarda il secondo argomento, la sensazione è che il cronometro che scorre all’indietro possa essere psicologicamente complicato da gestire per uno sport che da ormai oltre un secolo e mezzo vede il tempo scorrere in avanti.

Di certo, l’inesorabilità del countdown darebbe uno stimolo a chi è sotto nel parziale per tentare l’impossibile, ma c’è da mettere in conto una certa pressione e una fretta che potrebbero portare a errori forzati da parte dei calciatori.

Che piaccia o no, comunque, il destino del tempo di gioco nel calcio pare segnato. E scorre sempre più inesorabilmente verso l’introduzione del tempo effettivo…

*Le immagini dell'articolo sono distribuite da AP Photo.

Sull'autore
Di
Francesco Cavallini

Francesco vive di sport, di storia e di storie di sport. Dai Giochi Olimpici antichi a quelli moderni, dalle corse dei carri a Bisanzio all'Olanda di Cruijff, se c'è competizione o si tiene un punteggio, lui si appassiona sempre e spesso e volentieri ne scrive.

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