Viaggiano in aereo anziché accalcati in grandi imbarcazioni come suggerisce qualche foto d’epoca, ma gli italiani non hanno mai smesso di cercare fortuna all’estero. E come i loro predecessori, gli emigrati d’oggi maturano un viscerale legame d’affetto con il tricolore. Legame, questo, che spesso le circostanze della vita fanno riaffiorare inopinatamente.

Può capitare, dunque, che una famiglia meridionale che si stanzia in una cittadina industriale della Germania, veda proprio figlio nato e cresciuto in terra teutonica esordire in maglia azzurra e, poi, segnare una doppietta.

Il volo di Grifo

È il caso dei coniugi Grifo. Lui siciliano, lei salentina, si trasferiscono a Pforzheim, a ridosso della Foresta Nera. Il lavoro da quelle parti non manca, grazie alla produzione di monili. A Pforzheim nel 1993 nasce loro figlio Vincenzo, che fin dalla più tenera età evidenzia una predilezione per il gioco del calcio. A tre anni milita in una squadra locale, nel 2011 il trasferimento al Karlsruhe, i cui osservatori adocchiano questo centravanti moro durante un torneo giovanile.

Appena un anno e poi il passaggio all’Hoffenheim, dove arriva anche l’esordio in Bundesliga. Da lì è un via vai tra prima e seconda divisione tedesca che arriva fino a oggi, con Vincenzo Grifo che è una colonna del Friburgo. Dal 2013 veste anche la maglia azzurra, dapprima quella dell’Under-20, poi dell’Under-21, e infine della Nazionale maggiore.

L'11 novembre 2020 sono arrivate anche le prime reti: una doppietta nel 4 a 0 con cui l’Italia ha piegato l’Estonia. «Avevo un’offerta dalla Germania, il mio cuore però da sempre batte per l’Italia. Indossare la maglia azzurra è stata una gioia immensa», ammette Grifo.

 

Chi ha scelto la terra natia

La punta del Friburgo si è trovato davanti al bivio tipico degli atleti figli d’emigrati: scegliere la Nazionale del Paese in cui sono nati oppure quella del Paese d’origine dei genitori. Maurizio Gaudino ha fatto una scelta differente, forse obbligata.

Classe ‘66, nome e cognome italianissimi, figlio di campani trapiantati nel piccolo Bruhl, nell’allora Germania Ovest, Gaudino è stato un prolifico attaccante della Bundesliga e di due Nazionali tedesche: quella Ovest a livello giovanile e quella unificata, dopo il 1990. Anno, quest’ultimo, in cui i tedeschi hanno alzato al cielo di Roma la Coppa del Mondo. Lo ricordiamo in gol nel pirotecnico 3-3 di Stoccarda per le scommesse sportive online che consegnò al Napoli la Coppa Uefa nell'edizione più bella di sempre!

Una ridda di cognomi italiani compare nella storia di Nazionali di Paesi che sono storica meta di migranti del Belpaese: nell’Australia dei Mondiali del 2006 figurano Mark Bresciano, Vincenzo Grella e John Aloisi, tutti e tre figli d’emigrati italiani nella terra dei canguri, come figlio di un emigrante italiano, dell’Irpinia, è Tony Meola, storico portiere degli Stati Uniti a Italia ‘90. Portiere d’origine italiana anche Marco Pascolo, figlio di un meccanico friulano, per anni colonna della Nazionale svizzera.

Tornando alla Germania, nel 2017 ha esordito in maglia tedesca Diego Demme, l’attuale centrocampista del Napoli di sangue calabrese ha accettato la convocazione del tecnico Low nonostante, come ricorda il papà, nel 2006 abbia tifato Italia durante la scalata degli azzurri verso il quarto titolo mondiale. Dal 2006 al 1982, nell’Italia trionfante a Madrid gioca Claudio Gentile, nato in Libia da coloni italiani originari di Noto.

Gli oriundi

Se invece risaliamo al primo titolo mondiale vinto dalla mitica Italia di Pozzo, quello del 1934, troviamo tra i protagonisti diversi oriundi nati in Sud America. Vestono la maglia azzurra quattro “argentini” (Orsi, Monti, Guaita, Demaria) e un “brasiliano” (Guarisi). Decisivo l’attaccante della Roma Guaita, che in semifinale contro l’Austria segna la rete della vittoria e in finale fornisce a Schiavo il gol del definitivo 2 a 1 contro la Cecoslovacchia.

Quattro anni dopo, data anche la complessa situazione geopolitica con una guerra mondiale alle porte, l’unico oriundo è l’“uruguayano” Andreolo, titolare nella finale vinta dagli azzurri contro l’Ungheria per 4 a 2. Gli anni 50 e 60 sono un rifiorire di oriundi in Nazionale: si ricordano Altafini, Schiaffino (già campione del mondo nel 1950 con il suo Uruguay) e il pallone d’oro Sivori. Ma sono anni sfortunati per la compagine azzurra.

Va molto meglio nel 2006 a Mauro Camoranesi, il primo oriundo a tornare in Nazionale dopo quarant’anni, ossia dopo la clamorosa eliminazione per mano della Corea del Nord che porta a chiudere le frontiere del Balpaese a calciatori stranieri, oriundi compresi. Il centrocampista campione del mondo ha riaperto una breccia, dopo di lui i vari Amauri, Eder, Thiago Motta. E oggi Jorginho ed Emerson Palmieri. Oggi sono loro, insieme a Grifo, a tenere alto il vessillo tricolore degli italiani emigrati all’estero.

*Il testo dell'articolo è di Federico Cenci; l'immagine, distribuita da AP Photo, di Geert Vanden Wijngaert.

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