Nel corso dell’ultimo decennio di calcio, c’è stato il grande ritorno della difesa a tre, un modo di giocare nato in Italia negli anni Settanta come evoluzione del Catenaccio, che si è evoluto ed è tornato ampiamente di monda, tanto in Serie A quanto in giro per l’Europa.

Basterebbe pensare che persino Pep Guardiola, cresciuto calcisticamente con il 4-3-3 a Barcellona, ha pian piano modificato le sue idee, fino a creare un nuovo modulo, il 3-2-4-1 certamente innovativo (per l’utilizzo dei compiti, piuttosto che dei ruoli veri e propri), ma che in determinate situazioni di gioco prevede proprio la difesa a tre.

In Italia poi questo dettame tattico ha scritto la storia recente della Serie A, con Antonio Conte, Max Allegri, ma anche Simone Inzaghi, Gian Piero Gasperini e Josè Mourinho, nei suoi due anni e mezzo alla Roma, che hanno utilizzato i tre difensori centrali con particolare successo.

Meglio dunque analizzare le caratteristiche di questo modo di schierarsi in campo, perchè se si pensa che basta trovare in rosa tre difensori centrali e spedirli sul terreno di gioco, beh, ci si sbaglia di grosso.

I tre difensori centrali

La difesa a tre necessita di una sintonia tra i centrali e di una divisione dei compiti che è molto complessa e che, se non studiata e applicata nella maniera giusta, può portare a risultati disastrosi.

Intanto, c’è da fare una distinzione tra i tre difensori, se non altro per la posizione occupata nella retroguardia: c’è un difensore centrale, ovvero quello che finisce in mezzo agli altri due, che a loro volta vengono definiti “braccetto”, rispettivamente di destra e di sinistra.

L'azione perfetta? Il gol che ha deciso Bologna - Inter con il cross chirurgico di Bastoni, braccetto di sinistra, e lo stacco imperioso, vincente di Bisseck, omologo di destra!!!

Oltre alla posizione, centrale e braccetto differiscono parecchio nei compiti da svolgere, sia in fase difensiva che in quella offensiva, nei movimenti coordinati con i quinti di centrocampo!

Danilo

Il centrale dei centrali nella difesa a 3

Il difensore centrale della difesa a tre è un po’ l’evoluzione del vecchio libero, con la differenza che gioca comunque in linea con i compagni, piuttosto che qualche metro più indietro come accadeva in passato.

I suoi compiti, però, ricordano abbastanza quelli dei liberi di una volta, in primis perchè tocca al centrale organizzare la difesa e dare le spaziature ai colleghi di reparto.

In fase difensiva, il centrale è molto di frequente il difensore con il compito di giocare di anticipo sugli attaccanti avversari, conscio del fatto di avere una certa copertura da parte del resto della difesa nel caso di mancato anticipo.

In fase offensiva, invece, spetta quasi sempre a lui il compito di iniziare la costruzione della manovra, un qualcosa che negli ultimi anni è stato sempre più frequente.

Il centrale, ma più in generale il difensore di costruzione, si prende carico del pallone e imposta il gioco, scaricando la sfera sui lati per una manovra avvolgente oppure cercando la profondità con dei lanci lunghi per gli attaccanti.

I difensori mancini sono più tecnici

A tal proposito, c’è un dibattito che interessa parecchio gli addetti ai lavori, ma non solo. Spesso e volentieri, il difensore di costruzione è un mancino.

I casi sono parecchi, sia se si parla di giocatori che occupano la zona centrale della difesa che quando a impostare è invece uno dei due braccetti (Alessandro Bastoni nell’Inter) . 

Da cosa dipende questa situazione? Forse i mancini sono più tecnici? Guardando a esempi storici verrebbe quasi da rispondere di sì, ma la verità probabilmente sta nel mezzo e ha a che fare con i compiti che spettano al difensore di costruzione.

Se la gestione iniziale del pallone ce l’ha un mancino, è infatti meno probabile che la manovra si concentri spesso sul lato destro, come avverrebbe invece in caso di costruzione da parte di un destro, che magari non si sente a suo agio a usare l’altro piede.

L’utilizzo, come si vedrà in seguito, del braccetto di difesa come elemento aggiunto alla manovra in attacco ha reso ancora più necessario per il costruttore di gioco saper servire i compagni su entrambi i lati.

Ed ecco perchè, nonostante i difensori puramente mancini siano forse il 20%, spesso li si trova a creare gioco.

L'evoluzione del braccetto difensivo

Il lavoro del braccetto invece è diverso, sia in difesa che in attacco. Quando il pallone ce l’ha l’avversario, il braccetto si occupa della sua zona di campo di concerto con l’esterno che si trova dalla sua parte.

Non è infatti un segreto che le difese a tre non in possesso di palla abbiano quasi tutte la tendenza a trasformarsi in difese a cinque, con gli esterni che ripiegano e si trasformano in terzini aggiunti.

Certo, ci sono casi (come appunto il City di Guardiola) in cui la difesa diventa a quattro, con un centrocampista che scala al centro e i braccetti che diventano terzini a tutti gli effetti, ma è molto più comune la prima situazione.

Con il centrale che spesso tenta l’anticipo, al braccetto spetta il compito di marcatura, motivo per cui di frequente i due centrali esterni sono dei classici marcatori, che si francobollano all’avversario e non gli lasciano spazio. 

Rodriguez del Toro

Toloi attaccante aggiunto

Come si è già anticipato, quando invece la squadra è in possesso di palla, il braccetto è un fondamentale guastatore, in quanto si va a inserire nei cosiddetti half spaces e crea molti grattacapi alle difese, che a volte non sanno come affrontarlo.

Uno degli esempi più lampanti di questa situazione è quello che riguarda Rafael Toloi: il difensore dell’Atalanta è in grado di giocare da centrale, ma è principalmente il braccetto di destra nerazzurro e non di rado è importantissimo nell’economia della manovra offensiva degli uomini di Gasperini anche con dei gol preziosi per le quote calcio!

Toloi in gol a San Siro

L'ex San Paolo, infatti, è un maestro nell'attacco gli spazi sguarniti dagli avversari, creando così sovrannumero dal suo lato di campo, ma anche fornendo assist ai compagni che sono dal lato opposto, spesso con il classico pallone sul secondo palo per il quinto di centrocampo o per l’attaccante, marchio di fabbrica di molte delle squadre che si schierano con la difesa a tre.

Insomma, la retroguardia a tre è un’arma che nelle mani del tecnico giusto non solo garantisce una difesa difficilmente permeabile, ma dà anche parecchie opzioni offensive…

*Le immagini dell'articolo sono distribuite da AP Photo. Prima pubblicazione 2 giugno 2023.

Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

Amante degli incontri ricchi di gol, collabora quotidianamente con il blog di 888sport, per il quale rappresenta una costante fonte di idee.