Squadre che hanno segnato la cultura moderna del nostro calcio, squadre che fanno sgorgare passione, che muovono popoli radicati nel proprio territorio. Tifosi che aspettano pazienti il ritorno nella massima serie. Nobili decadute che mancano dalla Serie A ormai da anni, troppi per chi ha cuore quei colori, quei simboli, che coltiva i ricordi di imprese che sembrano sfocate solo a chi non l’ha vissute.

Storie di squadre di città importanti, di squadre seguite da tifoserie che hanno fatto la storia del movimento italiano, storie di stadi che sono stati catini di passione e teatri sui quali hanno recitato attori tra i più prestigiosi. In questo viaggio, in due puntate, l’intento è riscoprire pagine solo all’apparenza ingiallite, rimuovendo la polvere del tempo e ricordando quali e quante imprese hanno segnato la storia di alcuni tra i club più iconici del pallone nostrano. E se si parla di nobili decadute il primo pensiero non può non andare al Vicenza.

IL VICENZA

Il club, fondato il 9 marzo 1902 da Tito Buy, preside del Liceo Lioy e bisnonno dell’attrice Margherita Buy, può vantare nella propria bacheca anche una Coppa Italia vinta nel 1997 sotto la guida sapiente di Francesco Guidolin in panchina e del capitano Giovanni Lopez in campo. Squadra quella formata da giocatori indimenticabili come il talento uruguaiano Marcelo Otero, l’estroso Jimmy Maini che aprì le marcature nella finale di ritorno contro il Napoli, il portiere Luca Mondini, il mediano Mimmo Di Carlo (oggi allenatore del Vicenza).

 

Sono 37 le partecipazioni alla massima serie del club che può annoverare un’apparizione anche in Coppa UEFA (1977-1978) e una in Coppa delle Coppe (1997-1998) avventura, questa, terminata in semifinale contro il Chelsea. Il Lanerossi, come viene spesso ricordato, per il legame con l’azienda laniera di Schio che s’interruppe economicamente all’inizio degli anni ’80 e a livello simbolico (la “R” sulle maglie) alla fine di quel decennio.

Il Vicenza è Paolo Rossi, Luis Vinicio, Giulio Savoini, ma anche quel Romeo Menti, cristallino talento uscito dal settore giovanile del club che poi perì col Grande Torino nella tragedia di Superga. Ma soprattutto Roberto Baggio e cioè il giocatore di maggior classe uscito da quella fucina di talenti che è stato il vivaio biancorosso. Il Vicenza manca dalla Serie A da quasi 20 anni.

L’ultima apparizione è datata stagione 2000-2001, mentre la squadra - sotto la proprietà della famiglia Rosso - oggi milita in Serie C e dovrebbe essere tra le quattro squadre promosse in  B: al momento della sospensione il Vicenza era in testa al suo girone con un rassicurante +6 e per le scommesse calcio non ha mai perso nel 2020!

LA TRIESTINA

Sempre nel girone B della C possiamo ritrovare un’altra società che fa riferimento a una grande città del nord-est. Trieste non vede la Serie A dal 1959 e pensare che fino ad allora la Triestina era stata una presenza costante nella massima serie: prima divisa e poi a girone unico con 26 apparizioni. Tanto da offrire, nel 1938, ben tre giocatori alla nazionale che sarebbe diventata campione del mondo per la seconda volta con Gino Pozzo in panchina: Gino Colaussi, Pietro Pasinati e Bruno Chizzo.

Sotto la guida di Nereo Rocco, che fu anche mitico giocatore degli alabardati, la squadra  - sistemata in campo secondo il classico catenaccio del Paròn - riuscì a scalare la classifica del massimo campionato e a piazzarsi al secondo posto dietro al Grande Torino.

Curiosità? La Triestina era ammessa al campionato italiano, pur non facendo parte formalmente del territorio nazionale. Già, perché dopo la II Guerra Mondiale e a seguito della disputa territoriale con la Jugoslavia, allora Trieste rientrava nel cosiddetto “Territorio libero di Trieste”. Di fatto, dunque, la Triestina è stata l’unica compagine non appartenente alla nazione a partecipare al campionato di Serie A.

Mentre, altra curiosità, l’Amatori Ponziana, altra compagine cittadina, giocava nel campionato jugoslavo. Al momento della sospensione del campionato, la Triestina era a metà classifica del girone B di Serie C. Lontana, ancora, dal ritorno in quella che per tanti anni fu la sua casa. La Serie A. 

*Il testo dell'articolo è stato curato da Marco Valerio Bava; l'immagine di apertura è di Franco Debernardi (AP Photo).

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