Per 39 anni - sino al 1999 - è stata una delle più fascinose competizioni europee per club. Ha offerto ai tifosi quattro decenni di trionfi, ribaltoni, campi improbabili, sorprese, gioie inaspettate. Ha concesso la ribalta a club sconosciuti - affiancandoli a quelli maggiormente prestigiosi -, mostrato immagini di stadi talora avveniristici, talora improbabili, campi innevati, prati tagliati con precisione elvetica o dall'erba alta nei quali scambiarsi la sfera diventava qualcosa di impossibile.

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Per tutte queste ragioni, a prima vista contraddittorie, la Coppa della Coppe era amata da tutti: nella scala dei trofei internazionali, era considerata la seconda competizione continentale per club (la Coppa Uefa veniva dopo, infatti) e la vincente disputava la Supercoppa Europea insieme a quella della Coppa dei Campioni. A giocarla erano le formazioni che avevano trionfato nelle rispettive coppe nazionali.

La Cup Winners' Cup fu rimossa dal palcoscenico calcistico europeo proprio dopo la riforma della Champions League (con 4 squadre qualificate nei paesi con il ranking Uefa più alto) e l'introduzione dell'Europa League, diventata di fatto una fusione tra la Coppa Uefa e, appunto, la Coppa delle Coppe.

L'ALBO D'ORO DELLA COPPA DELLE COPPE

Il club a detenerne il record di vittorie? Il Barcellona, con 4 trofei alzati dopo i successi nel 1979, 1982, 1989 e 1997. Tuttavia fu aperta e chiusa dai trionfi italiani: nel 1999 fu la Lazio di Alessandro Nesta e Cristian Vieri a mandare in archivio la competizione grazie al 2-1 con cui sconfisse il Maiorca di Héctor Cúper, con le reti di Vieri e di Pavel Nedvěd.

Nel 1961 invece, tutto iniziò con la Fiorentina, che in un atto conclusivo a doppia mandata, sconfisse i i Rangers di Glasgow espugnando Ibrox 2-0 e imponendosi 2-1 all'allora Comunale di Firenze. Diventato poi "Artemio Franchi", storico dirigente viola e presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio, che convinse l'Uefa (di cui fu anche presidente negli anni '70) a riconoscere ufficialmente la competizione, atto che si concretizzò nell'ottobre 1963.

Otto i successi inglesi (due del Chelsea e poi Tottenham, West Ham, Manchester City, Everton, Manchester United e Arsenal), 7 quelli italiani (oltre a Fiorentina e Lazio, anche Juventus, Sampdoria, Parma e due volte il Milan), altrettanti quelli spagnoli: al poker del Barça si aggiungono anche le vittorie di Atletico Madrid, Valencia e Real Saragozza. Quest'ultima, formazione provinciale del calcio iberico, visse una stagione eccezionale per le scommesse sportive nel 1994-95, arrivando a trionfare contro il "gigante" Arsenal nella finale del Parco dei Principi.

L'EDIZIONE 1994/1995

Il Saragozza - detentore della Copa del Rey grazie al successo ai calci di rigori sul Celta Vigo - entra in gioco nei Sedicesimi di finale ma viene sconfitto 2-1 dal Gloria Bistriţa nell'andata in Romania. Parte male, quindi, l'avventura degli spagnoli, che però dilagano (4-0) nel ritorno della Romareda. I Leoni di Víctor Fernández eliminano così gli slovacchi del Tatran Prešov agli ottavi e iniziano a crederci ribaltando, in casa, lo 0-1 di Rotterdham contro il Feyenoord: 2-0 in Aragona e Inghilterra nel destino. In una Romareda completamente esaurita, capitan Miguel Pardeza e compagni, si entusiasmano con un secco 3-0 nell'andata contro il Chelsea, che a Stamford Bridge s'impone vanamente 3-1.

Arriva il 10 maggio 1995, tempo di affrontare il grande Arsenal "pre Wenger" al Parco dei Principi di Parigi: erano i Gunners di David Seaman, Nigel Winterburn e bomber Ian Wright. Gara bloccata nel primo tempo e aperta al 68' da uno spettacolare mancino dalla distanza dell'attaccante argentino Juan Esnáider (in seguito meteora della Juventus) e riequilibrata al 77' dal non proprio raffinatissimo attaccante gallese John Hartson in seguito a un'azione elaborata dei londinesi.

Si va ai tempi supplementari sull'1-1 e tutto sembra essere indirizzato verso i calci di rigore. Ma al 120', all'ultimo respiro del match, lo show di Mohammed Alí Amar, in arte Nayim, centrocampista dai piedi "educati" di Ceuta, che s'inventò quello che fu definito il gol più spettacolare di tutte le edizioni della Coppa delle Coppe: su una palla vagante, senza nemmeno controllarla, da metà campo, l'ex canterano del Barcellona calciò di destro verso l'alto con tutta forza, sorprendendo il portiere dei Gunners (e della nazionale inglese) Seaman sotto la traversa. Tifosi aragonesi in delirio: Real Saragozza incredibilmente campione.

 

Storie di ordinaria Coppa delle Coppe, come i trionfi del piccolo Mechelen (o Malines): i belgi avevano trionfato al cospetto del grande Ajax in una edizione in cui l'Atalanta di Emiliano Mondonico - quell'anno in Serie B (!) - si spinse fino in semifinale, proprio contro i giallorossoneri del portiere Michel Preud'homme. Ma si ricorda anche la partecipazione del Vicenza dei miracoli nel '97-'98, eliminati solamente dal Chelsea di Gianfranco Zola e Gianluca Vialli in semifinale a Stamford Bridge.

E che dire dei successi del Magdeburgo (nel 1974 sul Milan), della Dinamo Tbilisi (contro il Carl Zeiss Jena) nel 1981 e dell'Aberdeen di sir Alex Ferguson, che nel 1983 sconfisse niente meno che il Real Madrid? Quanta nostalgia per quel torneo: e chissà se il progetto in cantiere relativo all'"Europa League 2" (definita, per l'esattezza, "UEFA Europa Conference League") riuscirà a regalare le medesime emozioni. Difficile...

*La foto di apertura dell'articolo è di Dusan Vranic (AP Photo).

Sull'autore
Di
Stefano Fonsato

Stefano collabora da anni come giornalista freelance per il portale web di Eurosport Italia, per il quotidiano La Stampa e con la casa editrice NuiNui per la quale è stato coautore dei libri "I 100 momenti magici del calcio" e "I 100 momenti magici delle Olimpiadi".

E' amante delle storie, dei reportage e del giornalismo documentaristico, ma il suo "pallino" resta, su tutti, il calcio d'Oltremanica.

 

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