Che la stagione 2022/23 sarebbe stata lunga e complicata lo sapevano tutti. La decisione di disputare i mondiali in Qatar tra novembre e dicembre ha creato la necessità di interrompere i campionati e le coppe continentali per un mese, con un problema non indifferente ai calendari.

Le soluzioni sono state necessarie e poco apprezzate: partenza anticipata dei tornei, anche in paesi dove a inizio agosto è difficile giocare, e calendari ipercompressi, con partite praticamente ogni tre giorni sia prima che dopo la manifestazione iridata. E oltre ai giocatori, che sono ovviamente oberati dalla fatica, quelli che si trovano con i grattacapi maggiori sono ovviamente i preparatori atletici.

Più partite meno allenamenti

Il recupero degli infortunati da gestire

Le novità per la preparazione nel 2022

Chi sono i preparator atletici top

Quanto guadagna un preparatore atletico professionista

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Più partite meno allenamenti

Il preparatore è già solitamente uno degli elementi cardine dello staff tecnico e più in generale della squadra, perchè quando un undici in campo non corre o corre meno di quanto dovrebbe, i problemi sono dietro l’angolo. Ma in una stagione così complicata, il lavoro di chi deve fare in modo che i calciatori siano sempre al massimo della forma è ancora più importante.

Giocare con costanza da una parte aiuta, perchè permette di mantenere il ritmo partita, ma dall’altro crea parecchi problemi: stanchezza, infortuni e difficoltà di far rodare chi gioca meno. Già, perchè più partite significa per forza di cose meno allenamenti. E se chi scende in campo non ha difficoltà, chi invece si ritrova a partire spesso dalla panchina ci può mettere parecchio a carburare, perdendosi almeno un paio di sedute a settimana tra viaggi e rifiniture.

I problemi maggiori, però, sono quelli legati agli infortuni. Senza la possibilità di alternare a dovere lavoro e defaticamento, i preparatori atletici stanno trovando parecchie difficoltà a evitare che i calciatori risentano di piccoli e grandi problemi che impediscono di scendere in campo. Chi gioca deve riposare almeno un giorno facendo defaticante, mentre i compagni si allenano normalmente.

Il recupero degli infortunati da gestire

Ma di conseguenza poi si scende in campo con un allenamento in meno sulle gambe e le complicazioni sono dietro l’angolo. E anche squadre che nelle scorse stagioni erano state molto brave nel lavoro di prevenzione stanno giocoforza soffrendo gli impegni ravvicinati. 

Basterebbe pensare alla Roma di Mourinho, che nella scorsa annata sembrava aver risolto i suoi problemi atavici con l’ingresso nello staff di Carlos Lalin (che è anche il personal trainer dello Special One) e Stefano Rapetti, ma che ha visto subito salire il numero degli stop.

Mou a Trigoria

Per non parlare della Juventus, letteralmente falcidiata dagli infortuni che influiscono sulle quote scudetto, al punto che la figura del preparatore bianconero Simone Folletti, da lungo tempo collaboratore di Allegri, è finito sulla graticola assieme al tecnico.

Ma c’è anche chi ha saputo finora affrontare una stagione così difficile in maniera migliore, come il Napoli di Spalletti e di Francesco Sinatti, che nella stagione 2021/22 ha visto parecchi calciatori infortunati ma che per ora pare aver tenuto botta. 

Le novità per la preparazione nel 2022

Ma come si lavora in questa situazione? Difficile a dirsi, perchè se le stagioni precedenti prevedevano di poter mettere a punto una preparazione fisica per poi fare richiami più o meno importanti quando il calendario lo permetteva, stavolta ci sarà ben poco tempo per farlo.

Il momento migliore, paradossalmente, sarà lo stop per i mondiali, che però creerà a sua volta delle difficoltà. Chi parte per il Qatar si allenerà ed eventualmente giocherà con la sua nazionale, chi resta invece deve fermarsi per un mese senza perdere la forma fisica accumulata. Dunque, è facile attendersi una ampia serie di amichevoli per i club, italiani ma non solo, che permettano di tenere su la condizione fisica anche se non ci saranno partite ufficiali per un po’.

Chi sono i preparator atletici top

Chi sono dunque i preparatori atletici più quotati? Certamente quelli che hanno vinto il Cronometro d’Oro, il premio italiano legato a questo particolare aspetto della vita di squadra.

Si possono segnalare Antonio Pintus, che ha lavorato con Conte all’Inter e che è uno dei segreti del Real Madrid di Zidane e di Ancelotti, ma anche Domenico Borelli, l’incaricato di Gasperini per fare in modo che la sua Atalanta vada sempre a cento all’ora: per la Serie A scommesse tra l'alto questa qualità della Dea è da prendere in considerazione per puntare sul successo nerazzurro nei secondi tempi!

E poi c’era Gian Piero Ventrone, storico preparatore della Juventus che era all’estero, assieme ad Antonio Conte, quando è prematuramente scomparso.

Una seduta del Tottenham in Corea!

Tra gli stranieri invece uno dei più famosi è Oscar “El Profe” Ortega, storico preparatore di Simeone, che terrorizza i giocatori dell’Atletico Madrid con le sue preparazioni fisiche spaccagambe.

Quanto guadagna un preparatore atletico professionista

Quanto guadagna un preparatore atletico? Le cifre sono difficili da reperire, ma qualche calcolo lo si può fare, partendo da dati certificati. Nella Championship inglese ci sono preparatori che guadagnano oltre 300mila euro all’anno per una media totale che supera i 100mila, dunque in Premier League la cifra dovrebbe essere anche più alta.

Ma quella della seconda serie inglese è la cifra media che più si avvicina a quella della Serie A, con professionisti che superano abbondantemente i 100mila euro e altri che invece sono abbastanza al di sotto. Ma chissà che in questa stagione così complicata, i club non decidano di…dare qualche aumento ai loro preparatori!

Naturalmente i numeri di cui sopra non valgano per i top del settore che guadagnano come un allenatore!

*Le immagini dell'articolo sono distribuite da AP Photo. Prima pubblicazione 23 settembre 2022.

Sull'autore
Di
Francesco Cavallini

Francesco vive di sport, di storia e di storie di sport. Dai Giochi Olimpici antichi a quelli moderni, dalle corse dei carri a Bisanzio all'Olanda di Cruijff, se c'è competizione o si tiene un punteggio, lui si appassiona sempre e spesso e volentieri ne scrive.

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