Nell’estate 1990 Cagliari si ritrova al centro delle cronache sportive mondiali. C’è la Coppa del Mondo in Italia e in Sardegna gioca l’Inghilterra. I tifosi di Sua Maestà sono liberi di tornare a tifare in giro per l’Europa dopo cinque anni di stop dovuti all’Heysel.

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Tempo poche settimane, però, Cagliari deve far fronte a una nuova invasione, seppur in numero molto ridotto. Quella degli…uruguaiani. La Celeste, guidata dal Maestro Tabarez, ha giocato a Udine, Verona e Roma, perdendo con l’Italia agli ottavi, ma si è fatta notare. E per il ritorno in A dopo la doppia promozione a firma Ranieri, il Cagliari sceglie tre di quei protagonisti.

Il presidente Orrù porta al Sant’Elia Pepe Herrera, centrocampista (e all’occorrenza difensore) con un ottimo piede sui calci piazzati. In avanti dal Nacional arriva Daniel Fonseca, destinato ad una carriera importante in Serie A. Ma la stella conclamata è un’altra. Forse non un re, ma certamente…un Principe. Questo il soprannome di Enzo Francescoli, dalle origini immancabilmente italiane.

Non è un calciatore qualsiasi e in Italia lo sanno bene. Da Montevideo, dove ha esordito con la maglia dei Wanderers, è partito prima alla conquista dell’Argentina, dove con il River Plate ha vinto il campionato.

La carriera in Europa

Poi si trasferisce in Francia nel Racing Club, una squadra che oggi milita in quella che è la quinta divisione transalpina. Meglio il Marsiglia di Tapie, in cui però si ferma un solo anno, giusto in tempo per assicurarsi il titolo, il secondo consecutivo per le statistiche delle scommesse sportive, per i ragazzi di Tapie.

Ma è con la Celeste che il fantasista classe 1961 dà il meglio. Dal suo arrivo in nazionale, l’Uruguay ha vinto due volte la Copa America ed è arrivata una volta seconda. Logico dunque che l’interesse nei suoi confronti sia alto. In Serie A, si sa, lo spazio alla fantasia non è mai troppo. E il Principe, che sia al River che in Francia aveva mostrato una certa propensione al gol, è costretto ad arretrare il suo raggio d’azione.

Da trequartista che balla tra le linee, si trasforma in regista. L’idea di Ranieri fa diminuire sensibilmente il numero delle reti (17 in 99 partite), ma regala al Cagliari un creatore di gioco sopraffino. Uno che, tanto per fare un esempio, è il mito assoluto di Zinedine Zidane.

Il francese lo ha visto nella “sua” Marsiglia e se n’è innamorato. E non è un caso che il primogenito di Zizou, nato nel 1995, si chiami proprio Enzo. Ma il futuro Pallone d’Oro non è l’unico a subire il fascino del Principe. A Cagliari l’uruguaiano diventa immediatamente un mito.

La prima stagione non è poi così entusiasmante, ma i sardi si salvano con quattro punti di vantaggio sulla terzultima, ponendo le basi per una manciata di annate memorabili. In quella successiva i tre calciatori della Celeste vengono confermati in blocco e, dopo sei giornate di campionato, finiscono nelle mani dell’uomo giusto al momento giusto.

Massimo Giacomini inizia male il torneo e viene sostituito da Carlo Mazzone. Il tecnico romano prende una squadra a rischio retrocessione e la porta a un’altra salvezza tranquilla. Come sua abitudine, Mazzone crea un collettivo in grado di supportare la presenza di alcuni calciatori di classe superiore. E il Principe e Fonseca fanno decisamente parte della categoria. Francescoli, con una maggiore libertà di azione, torna più incisivo in avanti e anche i compagni di squadra ne beneficiano. Ma la stagione 1991/92 è solamente il riscaldamento per una delle annate che hanno scritto la storia del Cagliari.

I rossoblù si presentano al via del campionato 1992/93 senza Fonseca, ceduto al Napoli, ma il neo-presidente Cellino lo sostituisce con Lulù Oliveira (oltre che con l’altro uruguaiano Tejera, che però si rivela un flop). La macchina è sempre più oliata e fa miracoli. Arriva uno splendido sesto posto, che qualifica gli isolani per le scommesse Seria A alla Coppa UEFA. E Francescola stavolta è tra i capocannonieri della squadra, con 9 gol tra campionato e Coppa Italia. Il finale di campionato del Principe è scintillante, con cinque reti nelle ultime quattro partite, compresa una doppietta al Torino.

E forse è proprio in quel giorno di maggio al Delle Alpi che i granata si innamorano di lui. Il Toro di Mondonico quell’anno vince la Coppa Italia e vuole lanciare di nuovo l’assalto all’Europa, dopo la finale di Coppa UEFA persa nel 1992 contro l’Ajax. Per farlo sceglie il Principe, che trova anche da quelle parti un paio di connazionali.

E se l’oggetto misterioso Saralegui fa tappezzeria da un bel po’, in avanti in teoria c’è Pato Aguilera. L’eroe della Coppa Italia dell’anno precedente però gioca pochissimo e a stagione in corso rescinde. Poco male, perché Francescoli mette le sue qualità a disposizione di Andrea Silenzi, che non a caso fa la sua miglior stagione in Serie A, segnando 17 gol e rimediando la convocazione in nazionale. 

Un finale da Re!

A 33 anni, però, e con un po’ troppi infortuni a limitarlo, l’uruguaiano decide di tornare a casa. E “casa” per lui significa il River Plate. Il fisico non lo coadiuva, ma la classe resta, considerando che tra 1994 e 1997 riesce a vincere tre tornei di Apertura, uno di Clausura e, già che c’è, anche una Copa Libertadores nel 1996.

Francesoli con la Liberta!

Anche il canto del cigno con la Celeste è da brividi: la Copa America 1995 si gioca in Uruguay e il Principe la solleva da capitano dopo aver battuto in finale, da sfavorito per le scommesse calcio, il Brasile campione del mondo. Il ritiro arriva nel 1997, a 36 anni. Poi, il Principe continuerà a dedicarsi al suo River, ma da dirigente, diventando fondamentale nell’arrivo sulla panchina di Marcelo Gallardo, suo ex compagno di squadra, che finora ha regalato ai Millonarios due Libertadores, una Copa Sudamericana e tre Supercoppe continentali.

Insomma, dovunque è andato, Francescoli ha lasciato il segno, persino regalando (vista la somiglianza) il suo soprannome a Diego Milito. E viene spontanea una battuta. Sarà stato anche El Principe, ma la leggenda della Celeste ha fatto una carriera…da Re.

*Le immagini dell'articolo, entrambe distruibite da AP Photo, sono di Martyn Hayhow e Daniel Muzio.

Sull'autore
Di
Ermanno Pansa

Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

Amante degli incontri ricchi di gol, collabora quotidianamente con il blog di 888sport, per il quale rappresenta una costante fonte di idee.

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