Dopo Vicenza e Triestina, continua il nostro viaggio attraverso tre piazze dove il calcio, seppur lontano da palcoscenici prestigiosi, rappresenta sempre l’elemento trainante delle rispettive comunità, in particolare di quelle giovanili! 

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PISA

Lontani i tempi di Anconetani, triestino di nascita, ma poi, legatosi alla città della Torre e alla sua squadra, la portò in Serie A, dopo averla presa in Serie C. Era il 1982, Pisa festeggiava il ritorno nella massima serie e poco dopo si tingeva anche di tricolore per la vittoria dell’Italia al Mondiale di Spagna. Sono diciassette le presenze in A e l’ultima è datata 1991.

Con Anconetani arrivarono due Mitropa Cup (’86 e ’88) e all’Arena Garibaldi si potevano ammirare giocatori come Klaus Berggreen, Wim Kieft, Claudio Sclosa, Dunga, Max Allegri, ma anche José Antonio Chamot e Diego Pablo Simeone e un Direttore Tecnico del calibro di Mircea Lucescu. Pisa, però, non è solo Anconetani. Negli anni ’20 la squadra conobbe altre pagine di gloria e nel 1921 arrivò a giocarsi la finale scudetto persa poi (2-1) contro la Pro Vercelli. 

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Caraballo, a sinistra, con Klaus Bergreen: la coppia di assi stranieri del Pisa!

FOGGIA

Serie D, girone H. Il Foggia è ripartito da qui, dopo il fallimento. I Satanelli sono però un’altra di quelle squadre che hanno fatto epoca, che hanno segnato la geografia del calcio italiano. Come dimenticare, infatti, il nono posto conquistato nel 1965 con Oronzo Pugliese in panchina, a pari merito con la Roma che poi volle il Mago di Turi alla guida della propria squadra. Schietto, sincero, uomo d’altri tempi, si ricorda di Pugliese l’impresa tattica di imbrigliare la Grande Inter di Helenio Herrera, sconfitta 3-2 che spinse Gianni Brera a titolare, il giorno dopo, così: “L’orgoglio del Foggia ha fatto bastione, fermata l’Inter”.

In effetti, Pugliese mise in campo una squadra cortissima, con linee strette per non dare campo all’Inter e impose una marcatura a uomo ferrea sui giocatori nerazzurri per limitarne l’immenso talento. Racconta Patini, capitano di quella squadra: “Quando entrammo in campo, lo stadio tremò, l’urlo delle gente era così forte che per venti minuti quelli dell’Inter rimasero annichiliti”. Un’impresa che resta nella memoria di Foggia, tramandata dai padri ai figli, come le gesta di quella che fu poi soprannominata Zemanlandia.

Con il tecnico boemo in panchina, tornato dopo una parentesi nella stagione ’86-’87, Signori e Baiano in attacco, il Foggia diede spettacolo all’inizio degli anni ’90. I Satanelli tornano in Serie A nel 1991, dopo 13 anni di assenza, Rambaudi-Signori-Baiano solo il tridente delle meraviglie e il Foggia con Zeman arriva, clamorosamente per le scommesse calcio, due volte nono e una volta undicesimo. Poi il boemo se ne va alla Lazio e nel ’95 il Foggia retrocede. In Serie A, quindi, manca ormai da 25 anni.

CATANZARO

I giallorossi sono stati il primo club calabrese ad arrivare nella massima serie. Sette partecipazioni in Serie A tra il 1971 e il 1983 condite da due settimi posti nel 1981 e nel 1982 che gli valsero l’appellativo di “Timore del Nord”. Il Catanzaro, allenato da tecnici del calibro di Gianni Di Marzio, Carlo Mazzone e poi anche da Tarcisio Burgnich che conquistò il settimo posto dell’81 e permise al Catanzaro d’essere incoronata come “La Regina del Sud”.

Fondamentali erano i gol di Massimo Palanca che realizzò 70 con la maglia dei calabresi. Storica rimane la tripletta in casa della Roma (nella vittoria 1-3 del Catanzaro) nel marzo del 1979. Catanzaro che sfiorò anche la finale di Coppa Italia nella stagione 1981-1982, ma in semifinale fu decisiva la regola dei gol segnati in trasferta e in finale andò l’Inter.

I giallorossi, infatti, persero 2-1 a San Siro, poi s’imposero 3-2 in casa. Ma non bastò. Il Catanzaro manca dalla Serie A da quasi 40 anni e la piazza, una delle più passionali d’Italia, oggi aspetta ancora di risalire dalla terza serie. 

*Il testo dell'articolo è stato curato da Marco Valerio Bava; entrambe le foto sono distribuite da AP Photo, l'immagine di apertura è stata scattata da Lorenzo Galassi.

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