L’estate 2021 dovrebbe segnare il ritorno in attività di uno dei tecnici più famosi del calcio italiano. A giugno scadrà infatti il contratto che lega l’Inter a Luciano Spalletti e l’allenatore toscano potrà dunque cercare un nuovo club. Il suo è un profilo che fa gola a molte squadre, soprattutto a quelle che vogliono ricostruire. Negli ultimi decenni, il tecnico di Certaldo ha dimostrato di sapere dare la sua impronta alle squadre e spesso e volentieri, come confermano alcuni casi eclatanti, le sue esperienze sono state propedeutiche ad annate importanti, anche se, per uno strano scherzo del destino, non sotto la sua guida.

Spalletti calciatore

Samp, Venezia ed Ancona

Il primo ciclo a Roma

Spalletti in Russia

Il ritorno a Trigoria

Spalletti all'Inter

Spalletti calciatore

Da giocatore, il centrocampista Spalletti non lascia decisamente il segno, navigando tra Serie C1, C2 (allora la terza seri era divisa in due categorie diverse) e Serie D. Termina la carriera a Empoli ed è nella sua Toscana che spicca il volo come allenatore. Comincia come tecnico delle giovanili e nel 1994 viene chiamato a sostituire l’esonerato Lombardi, ottenendo la salvezza ai playoff.

Nella stagione successiva il club non punta su di lui, ma nell’estate 1995 il presidente Corsi gli affida la prima squadra. L’Empoli ottiene la promozione in B dopo aver vinto i playoff e, già che c’è vince anche la Coppa Italia di Serie C. Un capolavoro, ma si può fare meglio. Nella stagione 1996/97 arriva addirittura un clamoroso doppio salto, con il secondo posto in B che vale la promozione in Serie A. L’unica stagione nella massima serie con il club toscano, non a caso ribattezzato su questo blog Università del calcio, termina con la salvezza, ottenuta con una stagione di anticipo. Poi è tempo di andare altrove. Le esperienze successive, però, non sono molto soddisfacenti.

Samp, Venezia ed Ancona

Nel 1998 Enrico Mantovani lo sceglie come nuovo tecnico della Sampdoria, ma le cose non vanno per nulla bene. Nonostante una rosa con nomi importanti (come Montella o Ortega), a dicembre la squadra è in zona retrocessione e Spalletti viene esonerato. L’inglese Platt però non fa meglio, quindi il tecnico di Certaldo torna per il gran finale di stagione, non riuscendo però a salvare la Doria dalla retrocessione.

La stagione dopo, quella 1999/2000, a puntare su di lui è il Venezia. Il leitmotiv è sempre lo stesso: partenza lenta, esonero, ritorno, ma stavolta con un altro addio definitivo a febbraio. Dopo un anno di stop, nel 2001 arriva all’Udinese per sostituire De Canio e contribuisce alla salvezza dei bianconeri, che però non lo confermano. Giusto il tempo di salvare comodamente l’Ancona in Serie B che Pozzo lo richiama a Udine, dove per tre stagioni sarà grande calcio.

Il primo ciclo a Roma

Spalletti, che già a Empoli ha sviluppato un 3-4-3 che ha funzionato molto bene, ripropone lo stesso schema al Friuli e i risultati sono clamorosi. Per lui un sesto, un settimo e addirittura un inaspettato quarto posto per le scommesse Serie A, grazie a una squadra molto compatta con qualche individualità di spicco (De Sanctis, Jorgensen, Pizarro, Iaquinta). Il tecnico lascia in regalo ai bianconeri la Champions, ma non la affronterà, perché lo ha scelto la Roma di Sensi dopo il disastro dell’anno dei quattro allenatori.

Anche stavolta l’inizio non funziona, con tanto di rischio di esonero, ma poi Spalletti trova la quadra, inventandosi un nuovo modo di fare calcio. Nasce il 4-2-3-1, con il centravanti che in realtà è un falso nueve che più che segnare deve fare spazio per gli inserimenti di chi viene da dietro. Con Totti prima punta (nonostante l’infortunio che rischia di fargli perdere il mondiale) che vince la Scarpa d’Oro, Perrotta incursore e Pizarro regista, la Roma migliora.

In quattro stagioni arrivano tre secondi posti, con lo Scudetto sfiorato nel campionato 2007/08, ma anche due Coppe Italia, una Supercoppa. Nell’agosto 2009, però, dopo un avvio shock, arriva l’esonero.

Dalle ceneri della Roma di Spalletti nasce poi quella di Ranieri, che sfiorerà fino alla partita con la Samp all'Olimpico di nuovo il tricolore...

Spalletti in Russia

Ma per il tecnico toscano c’è già una nuova avventura: lo vuole lo Zenit San Pietroburgo, che gli costruisce ponti d’oro e gli regala una squadra attrezzatissima. E infatti in Russia Spalletti vince quelli che finora sono i due suoi unici campionati, portando sulle rive della Neva anche talenti italiani come Criscito, che diventerà una bandiera, e Rosina.

Poi però qualcosa si rompe e dopo un secondo posto, un campionato deludente e troppe eliminazioni precoci in Champions League, arriva l’esonero nel 2014. Serviranno due anni per rivedere l’allenatore di Certaldo in sella.

Il ritorno a Trigoria

Nel gennaio 2016 lo richiama la “sua” Roma per sostituire Rudi Garcia. La seconda esperienza in giallorosso di Spalletti regala alla Roma un terzo e un secondo posto, un record di punti in Serie A, ma soprattutto la contrapposizione a Totti. Il capitano giallorosso, che nel primo periodo di Spalletti era l’arma segreta, improvvisamente diventa argomento di discussione. Totti, che con il francese non aveva giocato a causa di alcuni infortuni, resta in panchina per la maggior parte delle prime partite dello Spalletti bis.

Spalletti in panchina

Prima della gara contro il Palermo, un’intervista del calciatore causa uno scontro frontale. Totti, che si lamenta della poca considerazione nelle scelte del tecnico, viene addirittura allontanato dal ritiro a Trigoria. Il caso poi, seppur parzialmente, rientra e le ottime prestazioni da subentrato nel finale di campionato, (con 4 reti e due assist, compresa la doppietta in 4 minuti che ribalta Roma-Torino), convincono la società a rinnovare il contratto al Capitano per un’ultima stagione.

L’annata 2016/17 però è un continuo ribollire. Con Dzeko capocannoniere la Roma arriva naturalmente seconda, facendo 87 punti, ma tutta l’attenzione è sullo scontro Totti-Spalletti, ormai un muro contro muro tra frecciate, dirette e indirette, da entrambe le parti. Alla fine ci perdono entrambi. Il numero 10 giallorosso lascia (malvolentieri) il calcio il 28 maggio 2017 in uno stadio che fischia il tecnico, dopo che durante la stagione più volte Spalletti lo fa entrare per pochissimi minuti a match chiuso o gli nega l’ingresso in campo, come nel caso dell’ultima partita a San Siro contro il Milan.

Vista però la reazione dell’ambiente alla querelle, il tecnico lascia Trigoria. E anche stavolta, pochi mesi dopo l’addio di Spalletti, la Roma sfiora un altro sogno, raggiungendo a sorpresa per le scommesse calcio la semifinale di Champions con Eusebio Di Francesco.

Spalletti all'Inter

Quella squadra però è già una rivale, perché nel frattempo il tecnico ha scelto l’Inter, che ha bisogno di ripartire dopo annate non all’altezza del blasone nerazzurro. Detto, fatto, perché a dicembre Icardi e compagni sono primi in classifica e imbattuti. I mesi invernali però vedono una flessione della squadra, che riesce a rimanere attaccata almeno al treno Champions e lo raggiunge all’ultima giornata, battendo la Lazio e scavalcando i ragazzi di Inzaghi per il quarto posto finale.

Il ritorno nell’Europa che conta, però, non è positivo e la stagione 2018/19 regala anche il caso Icardi, che scuote l’Inter dalle fondamenta e crea problemi alla squadra. Anche stavolta l’obiettivo minimo, la Champions League, è raggiunto, ma non basta perché nel maggio 2019, nonostante un contratto fino al 2021, viene annunciato l’esonero. Al suo posto arriva Conte e il resto è storia recente...  

E adesso, cosa attende Spalletti? Chi punterà su di lui? Complicato a dirsi, perché il profilo del tecnico di Certaldo è sospeso in un limbo: quello degli allenatori importanti, bravi e innovativi, ma non del tutto vincenti. Una situazione che pesa, quando si tratta di affidare una panchina importante. Prima di prendere Pioli ci aveva pensato il Milan, ricevendo però un no dell’Inter, che non ha liberato il tecnico. E ora chissà. In Italia ci sarebbe il Napoli in caso non si punti più su Gattuso. O perché no, la solita Roma, con il rinnovo di Fonseca ancora in dubbio. Sarebbe una storia strana, anche visti i trascorsi e gli attriti con la piazza. Ma come aveva già detto lui stesso dopo il secondo addio…”non escludo il ritorno”.

*Le immagini dell'articolo, entrambe distribuite da AP Photo, sono di Francisco Seco ed Antonio Calanni. Prima pubblicazione 12 marzo 2021.
 

Sull'autore
Di
Ermanno Pansa

Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

Amante degli incontri ricchi di gol, collabora quotidianamente con il blog di 888sport, per il quale rappresenta una costante fonte di idee.

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