La Virtus Bologna è una delle grandi del basket europeo, lo dice anche abbastanza il palmares, che parla di 16 campionati italiani (l’ultimo è quello della stagione 2020/21), 8 Coppe Italia, 2 Supercoppe Italiane, 2 Euroleghe, una Coppa delle Coppe, una EuroChallenge, una Eurocup e una Basketball Champions League; una bacheca che le rende quella delle Vu Nere una delle società più titolate del Continente.

E non solo, perché degli 82 campionati italiani di Serie A disputati, la Virtus Bologna se ne è persi solamente due, uno per i problemi finanziari che a inizio nuovo millennio hanno portato alla mancata affiliazione al torneo e un altro per una retrocessione subito dimenticata con il ritorno nella massima categoria.

La leggenda della Vu Nere

La ricostruzione della Virtus Bologna

La rivalità con l'Olimpia Milano

Gli stipendi dei big della Virtus

Il contratto biennale di Nico Mannion

La leggenda della Vu Nere

La leggenda della Virtus nasce nel dopoguerra, quando un po’ come il Grande Torino le Vu Nere dominano la Serie A con quattro scudetti consecutivi tra 1946 e 1949.

Altri due titoli arrivano negli anni Cinquanta, poi c’è un periodo complicato in cui la concorrenza di Milano, Varese e Cantù fa pagare dazio ai bianconeri. Si ricomincia a vincere nel 1976 e nel 1984 arriva la stella. Gli anni più belli però sono certamente i Novanta, quelli in cui in panchina c’è quasi sempre Ettore Messina. Anticipati dalla Coppa Coppe del 1989, sono gli anni in cui arrivano cinque titoli tra 1992 e 2001, conditi da due Euroleghe.

I festeggiamenti per una coppa europea!

Per il sedicesimo scudetto bisogna attendere il 2021, dopo che nel frattempo la Virtus era scesa per due volte in LegaDue, tornando però immediatamente sempre tra i grandi. E nell’attesa del titolo nazionale, sono arrivate anche parecchie coppe continentali, non ultima l’Eurocup, vinta con merito per i pronostici oggi misti nella stagione 2021/22.

La ricostruzione della Virtus Bologna

L’anno fondamentale per la ripartenza è il 2016, quello in cui la Virtus subisce l’onta dell’unica retrocessione sul campo della sua storia. Per ripartire, c’è bisogno anche di una nuova società e il bolognese Massimo Zanetti, proprietario della Segafredo e già numero uno anche del Bologna Calcio, acquisisce la maggioranza delle quote della società.

Da quel momento è partita la risalita, che ha portato in una manciata di anni le Vu Nere di nuovo a poter competere per il titolo, un qualcosa che dopo i problemi a inizio nuovo millennio sembrava quasi una chimera. Strano a dirsi, ma a portare lo scudetto numero 16 è stato…un ex Fortitudo, Aleksandar Djordjevic, che negli anni Novanta era uno dei leader della F, in contrapposizione con il connazionale Predrag Danilović, la stella assoluta della Virtus dell’epoca.

E poi per la stagione 2021/22 è arrivato Sergio Scariolo, che della Fortitudo di Djordjevic…era l’allenatore.

La rivalità con l'Olimpia Milano

Ma questo crea pochi problemi ai tifosi della Virtus, dato che i risultati dei grandi ex rivali nella parte bianconera di Bologna sono più che positivi. Merito anche di una rosa costruita con l’obiettivo di contrastare le altre grandi potenze del basket italiano dell’ultimo decennio, che dopo i problemi economici della Mens Sana Siena e la decisione della Benetton Treviso di limitarsi alla pallacanestro giovanile sono l’Olimpia Milano e la Reyer Venezia.

Proprio contro le Scarpette Rosse è arrivata la vittoria del campionato 2020/21, una finalissima che si ripete anche nella stagione che sta per terminare.

La Virtus ha dominato la regular season, terminando a 52 punti e perdendo solo quattro partite, tutte quante lontano dalla Segafredo Arena. Nei playoff le Vu Nere hanno avuto la meglio su Pesaro e Tortona, in entrambi i casi vincendo la serie da strafavoriti per le scommesse basket per 3-0.

Gli stipendi dei big della Virtus

Se si cerca di individuare i giocatori più importanti del roster della Virtus Bologna non si può trascendere da un paio di individualità niente male.

La prima è quella di Milos Teodosic, serbo classe 1987, il cui arrivo nell’estate 2019 è stato la molla per il ritorno al titolo. Il play, che ha scritto la storia con il CSKA Mosca e che arrivava da due anni in NBA con la maglia dei Los Angeles Clippers, ha firmato un contratto da due anni più uno con la Virtus, per poi rinnovarlo nell’estate 2021 da fresco campione d’Italia, accordandosi con i bolognesi fino al 2023.

Milos Teodosic con la canotta dei Clippers!

Per lui l’accordo parlava di poco più di cinque milioni in tre stagioni, più un premio per il ritorno (già raggiunto) in Eurolega, dunque circa 1,6 milioni all’anno.

Il che è più o meno quanto incassa l’altra delle grandi stelle della Virtus Bologna, ovvero Marco Belinelli. La guardia di San Giovanni in Persiceto, che ha indossato sia la maglia delle Vu Nere che della Fortitudo, è anche l’unico italiano ad aver mai vinto il titolo NBA (quando giocava con i San Antonio Spurs), oltre a essersi aggiudicato, a sorpresa per le scommesse NBA la gara del tiro da tre punti nel weekend dell’All-Star Game del 2014.

Per il “Beli” il ritorno in Italia nel novembre 2020 ha significato un accordo da tre stagioni e mezza, con uno stipendio complessivo da cinque milioni di euro, che terminerà nel giugno 2024. 

L’ultimo dei big a essere arrivato alla Virtus è un altro azzurro, Daniel Hackett. Per lui a marzo 2022 c’è stato lo svincolo dal contratto con il CSKA Mosca in seguito alle ben note vicende di politica internazionale, seguito dal ritorno in Italia assieme al georgiano Tornik'e Shengelia.

Hackett si è pagato il buyout con 100mila dollari versati alla società moscovita e ha firmato un contratto con la Virtus Bologna fino al 2024, per una cifra che si avvicina ai 3 milioni di euro complessivi.

Per Shengelia invece l’accordo è a breve termine, fino a giugno 2022, e prevede 600mila euro per quattro mesi, una cifra che va a coprire in pieno quanto il georgiano guadagnava al CSKA.

Il contratto biennale di Nico Mannion

L'azzurro con la canotta degli Oklahoma City Thunder

Impossibile poi dimenticare una stella del basket italiano come Nico Mannion. Il classe 2001, dopo una stagione in NBA con i Golden State Warriors ha accettato nell’agosto 2021 un biennale da parte della Virtus, ma nella stagione in corso ha trovato poco spazio.

Per lui comunque lo stipendio è da 350mila euro, in linea con l’accordo da 500mila dollari con la franchigia californiana, sempre un'opzione per i pronostici NBA che comunque mantiene i diritti su di lui in caso di ritorno in NBA. Insomma, gli investimenti anche pesanti la Virtus li ha fatti eccome. E i risultati, tra campionato ed Europa, si vedono…

*Le immagini dell'articolo sono distribuite da AP Photo.

Sull'autore
Di
Francesco Cavallini

Francesco vive di sport, di storia e di storie di sport. Dai Giochi Olimpici antichi a quelli moderni, dalle corse dei carri a Bisanzio all'Olanda di Cruijff, se c'è competizione o si tiene un punteggio, lui si appassiona sempre e spesso e volentieri ne scrive.

Articoli Correlati

Gli stipendi dell'Olimpia

I ruoli nel basket

Il figlio prodigo

Il faro del basket

A Tokyo con merito