E’ stato un lungo letargo quello del tennis maschile italiano. Anni nei quali dai circoli della Penisola si faticava a tirar fuori giocatori in grado di scalare la classifica Atp sino alle prime posizioni e realmente competitivi nei tornei più importanti del circuito, Slam compreso. 

Gli anni migliori

Lontani sembravano, insomma, i tempi di Omar Camporese, che nel 1992 raggiunse la 18esima posizione nella classifica mondiale e, soprattutto, si rese protagonista della splendida cavalcata nella Coppa Davis del 1997, quando guidò la carica degli azzurri ai quarti di finale contro la Spagna di Carlos Moya, battuto dal bolognese in cinque set (6-7 6-7 6-1 6-3 6-3).  

 

Ma anche quelli, più recenti, di Renzo Furlan (arrivato sino al 19esimo posto Atp) e Andrea Gaudenzi (18esimo a inizio 1995), forse una delle maggiori occasioni perse dell’italtennis maschile. Tutta colpa di una spalla maciullata. Senza tornare troppo indietro, al tempo degli dei, da Nicola Pietrangeli ad Adriano Panatta, Paolo Bertolucci e Corrado Barazzutti, che sollevarono la Davis sotto il cielo di Santiago del Cile nel 1976. 

Fabio il Profeta

E’ una storia di generazioni quella del nostro tennis, senza la continuità di tecnica e competitività registrata in altre discipline, a partire naturalmente dal calcio. A predicare nel deserto, tenendo alto il vessillo della racchetta tricolore, è stato soprattutto Fabio Fognini. Classe 1987, specialista della terra rossa (superficie su cui ha conquistato 9 titoli Atp), nel 2019 ha sfatato il tabù della top 10, classificandosi al nono posto.

Decisiva la storica vittoria al Masters 1000 di Montecarlo, prima affermazione azzurra in terra monegasca dopo l’apertura al professionismo. Trionfo maturato con il 6-4 6-2 rifilato in semifinale a Rafa Nadal (non proprio uno qualsiasi, in particolare su quella superficie) e il 6-3 6-4 a Dusan Lajovic in finale. 

Le imprese di Matt

Romano classe 1996, Berrettini è il classico giocatore moderno, potente e rapido nonostante la mole (1.96 metri per 95 kg). Privilegia il fondo campo, da cui sfodera il suo colpo migliore: il dritto incrociato. Alte percentuali nel servizio e un rovescio che sa variare, dal piatto allo slice. Tre titoli Atp conquistati e una semifinale agli Us Open del 2019 nella quale ha ceduto in tre set (6-7 4-6 1-6) a Nadal, poi vincitore della prova dello Slam (5-7 3-6 7-5 6-4 4-6 a Medvedev).

Il risultato vale a Berrettini l’accesso alle Atp Finals di Londra, dove viene inserito in un girone di ferro con Roger Federer, Novak Djokovic e Dominic Thiem. Perde con i primi due (2-6 1-6 dal serbo e 6-7 3-6 dallo svizzero) ma batte a sorpresa per le scommesse tennis Thiem (7-6 6-3) diventando il primo italiano a vincere una partita nel prestigioso torneo. 

Il predestinato

E passiamo alle speranze. A partire da Jannik Sinner. Altoatesino (è nato a San Candido il 16 agosto 2001) è attualmente il più giovane classificato nella classifica Atp (37esima posizione raggiunta). Fra gli altri record vantati: primo giocatore in assoluto nato nel 2001 a raggiungere sia gli ottavi che i quarti in una prova dello Slam (Roland Garros 2020) e a qualificarsi agli ottavi un torneo Master 1000 (Internazionali d’Italia 2020).

 

Prima ancora di trionfare nell'ATP di Sofia, aveva un ottimo rapporto fra vittorie (25) e sconfitte (21) nel singolare, considerata la giovanissima età. 

Giovanissimo

L’ultimo della nidiata è Lorenzo Musetti, classe 2002, che è stato comunque in grado di scalare rapidamente la classifica Atp. Oggi è 124esimo, avendo perso una posizione rispetto al 123esimo posto conquistato nella prima metà di ottobre. Musetti si è guadagnato l’attenzione del grande pubblico durante gli ultimi Internazionali d’Italia, eliminando al primo turno lo svizzero Stan Wawrinka (0-6 6-7), numero 17 del mondo e testa di serie numero 10 del torneo e al secondo il giapponese Kei Nishikori (35 della classifica Atp) per 6-3 6-4. Ha poi perso agli ottavi con il tedesco Dominik Koepfer (4-6 0-6).

Musetti, trionfatore nell'Australian Open Junior del 2019, gioca un tennis elegante e appartiene a una specie in via d’estinzione: quella dei giocatori che giocano ancora il rovescio a una mano. Il suo idolo? Neanche a dirlo: Roger Federer. 
 

*Il testo dell'articolo è di Luca La Mantia; l'immagine di Kin Cheung (AP Photo).

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