Europei, Mondiali, podi olimpici o di una gara di motori. Se c'è un'emozione in particolare che accomuna tutti questi eventi sportivi è senz'altro l'inno nazionale. Certo, il calcio e i Giochi a cinque cerchi ci hanno permesso di conoscerne un vasto assortimento e eccettuando quello italiano, che per ragioni di appartenenza suscita un brivido in più, noi di 888sports ci siamo chiesti quali altri siano, nella loro musicalità e solennità, i più apprezzati, i più amati, quelli che danno una carica supplementare.

Posto che, come sempre, non esiste una risposta oggettiva. De gustibus, come si suol dire. A questo proposito, ne abbiamo individuati 5:

Inno della Federazione Russa

La Marseillaise

God Save The Queen

The Star-Spangled Banner

Hino nacional brasileiro

 

Inno della Federazione Russa

Musica composta nel 1939, testo nel 2000. Com'è possibile una forbice temporale così ampia? Semplicissimo: l'inno è stato riscritto dopo lo scioglimento dell'Unione Sovietica. La necessità di avere un nuovo inno fu espressa direttamente dal presidente russo Vladimir Putin a seguito delle immagini provenienti delle Olimpiadi di Sydney 2000...

E le parole dedicate all'ormai dissolta Unione Sovietica, apparivano completamente fuori contesto. Nonostante i numerosi pareri contrastanti, si decise di conservare la melodia, ma di cambiare le parole del testo. Indipendentemente da come la si pensi, perdere l'ex inno dell'Armata Rossa sarebbe stato, musicalmente parlando, un vero peccato.

Una sinfonia talmente solenne e spettacolare da essere presente nei momenti cinematografici più cult, come l'ingresso sul ring di Ivan Drago (interpretato dall'attore svedese Dolph Lundgren), sfidante di Rocky (IV) Balboa, maschera quasi inscindibile di Sylvester Stallone. Erano tempi, a metà Anni '80, in cui la Guerra Fredda bruciava le sue ultime braci nel teatro della quotidianità...

La Marseillaise

"Allons enfants de la Patrie, le jour de gloire est arrivé!". Talmente solenne da aver ispirato cori da stadio sulla stessa melodia. Il compositore? Un italiano di Fontanetto Po, piccolo paese della Bassa vercellese: Giovanni Battista Viotti, musicista di corte a Parigi: lui insieme a Claude Joseph Rouget de Lisle.

L'inno divenne la chiamata alle armi della Rivoluzione francese e in questo contesto assunse il nome di "Marsigliese" perché intimata per le strade dai volontari provenienti dalla città portuale del sud al loro arrivo a Parigi. Quante volte lo abbiamo sentito nel calcio.

Quante volte è entrato in competizione col nostro "Inno di Mameli": il derby delle Alpi è stato anche musicale, in questo senso. Ci permettiamo di fornire anche una segnalazione extracalcistica: il trasporto con cui viene cantato dalla nazionale transalpina di rugby. Magari proprio a Saint-Denis, terra difficile da espugnare per i pronostici e consigli scommesse sportive...

Baggio accarezza il montante!
 

God Save The Queen

"Dio Salvi la Regina" è l'inno più antico al mondo e, probabilmente, più famoso al mondo in quanto in uso in tutti i territori dell'Impero britannico. E' l'inno, infine, ascoltato da tutti atleti britannici ai Giochi Olimpici, in cui gareggiano - senza suddivisioni - sotto la Union Jack. La sua intonazione a Wembley, ha un effetto devastante: su tutte, ci sentiamo di scegliere i momenti di amplificazione prima del calcio d'inizio degli Europei 1996, giocati per l'appunto in Terra d'Albione.
 

Quando però, i sudditi della Regina si separano, i risultati sono altrettanto emozionanti. Come non citare, a questo proposito "Hen Wlad Fy Nhadau", l'inno nazionale del Galles. Quello che, probabilmente, viene cantato più a squarciagola tra tutti i canti patriottici.

Abbiamo imparato a conoscerlo nel rugby e a Euro 2016. E' cantato in lingua gaelica, il titolo significa "La vecchia terra dei miei padri" e, un po' come "Flower of Scotland", viene "urlato" proprio per distanziarsi il più possibile da Londra.
 

Hino nacional brasileiro

Si tratta di una vera e propria marcia trionfale, tipica dei canti patriottici sudamericani, come ad esempio quello dell'Uruguay "Orientales, La Patria O La Tumba". Un inno amatissimo, che non ha riecheggiato solamente nel calcio.

Era però pratica comune sentirlo anche nella Formula Uno, specialmente ai tempi di Ayrton Senna. Fino a quel maledetto 1° maggio 1994 a Imola, si trattava di un binomio quasi inscindibile.
 

*Le immagini dell'articolo, distribuite da AP Photo, sono di Vadim Ghirda e Carlo Fumagalli.

Sull'autore
Di
Stefano Fonsato

Stefano collabora da anni come giornalista freelance per il portale web di Eurosport Italia, per il quotidiano La Stampa e con la casa editrice NuiNui per la quale è stato coautore dei libri "I 100 momenti magici del calcio" e "I 100 momenti magici delle Olimpiadi".

E' amante delle storie, dei reportage e del giornalismo documentaristico, ma il suo "pallino" resta, su tutti, il calcio d'Oltremanica.

 

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