Essere ai livelli di uno come Roberto Bettega da giocatore, ma fare infinitamente meglio da dirigente. Questa è la strana storia di Ariedo Braida, che nasce centravanti ma che i suoi gol migliori li ha fatti da direttore sportivo. Il suo nome è infatti legato a doppio filo all’epopea del Milan di Silvio Berlusconi, che lo ha voluto in rossonero per completare la “Triade” composta da lui stesso e dal fido Galliani.

Braida forte attaccante di provincia

La straordinaria triade rossonera 

L'intuizione sull'acquisto di Sheva

Da Barcellona alla Cremonese

Tutti i grandi acquisti del Cavaliere (o almeno, quelli dal 1986 al 2013) portano la firma del classe 1946, che magari non ha visto la Serie A con la frequenza che sognava quando giocava, ma che certamente tra i direttori sportivi è decisamente fuori categoria.

Braida forte attaccante di provincia

Ariedo Braida nasce a Precenicco, piccolo comune in provincia di Udine ed è proprio con la maglia bianconera che comincia la sua carriera da calciatore. Dopo un quadriennio al Friuli, arrivano una serie di trasferimenti a Pisa, Brescia e Mantova, ma è Varese che qualche soddisfazione arriva, come la vittoria del titolo di capocannoniere della Serie B 1969/70, a pari merito proprio con Bettega, suo compagno di reparto.

Che la Lombardia sia nel destino di Braida diventa chiaro quando si trasferisce al Monza, dopo altre esperienze a Cesena e Palermo. In Brianza arrivano un campionato di Serie C vinto e anche il trionfo nella Coppa Anglo-Italiana. Ma non solo, perché da quelle parti gira una persona che sarà fondamentale per il post-ritiro del centravanti: un certo Adriano Galliani…

Quando nel 1981 Braida lascia il calcio dopo aver giocato anche per Parma e Sant’Angelo, il Monza gli offre il ruolo di Direttore Sportivo, che ricopre fino al 1984. In quell’anno passa all’Udinese, ma nel 1986 la storia del calcio italiano sta per cambiare. Berlusconi compra il Milan, Galliani diventa vicepresidente e serve un direttore generale. E chi meglio dell’ex attaccante?

La straordinaria triade rossonera 

Braida dunque diventa la figura operativa del mercato rossonero, lasciando a Galliani e al Cavaliere i riflettori, ma lavorando nell’ombra affinché il Diavolo ottenesse i risultati prefissati. E il suo mestiere Braida lo fa benissimo, come dimostrano i colpi del primo periodo rossonero.

I tre campioni olandesi (Gullit, Rijkaard e Van Basten) arrivano grazie a lui. Alcuni dei trasferimenti hanno una storia abbastanza particolare, a partire da quello che riguarda il Cigno di Utrecht. Il centravanti sembra promesso alla Fiorentina, ma un blitz del DG rossonero ad Amsterdam completa un trasferimento destinato a scrivere la leggenda della Serie A.

Marco Van Basten con Sacchi

E lo stesso dirigente ritiene tuttora l’acquisto di Van Basten il migliore della sua carriera. Quello più complicato, forse, è invece quello di Rijkaard, visto che i tifosi dello Sporting Lisbona non ne vogliono sapere di lasciar andare il tulipano. Ma quando fanno irruzione nella sede della società, non trovano il contratto già firmato dal club, perché Braida ce lo ha ben nascosto…nelle mutande.

E tanto per confermare la bontà delle scelte del direttore generale del Milan, sempre in quegli anni Braida fa un viaggio a Roma per visionare un ragazzino di cui si dice un gran bene. Peccato per il Milan che l’undicenne Francesco Totti preferisca rimanere nella Capitale. Il futuro capitano della Roma rimarrà forse un’ossessione per il dirigente che più volte tenterà Totti nel corso della sua carriera, senza mai riuscire a vederlo in rossonero.

L'intuizione sull'acquisto di Sheva

In compenso però il lavoro di Braida paga comunque, perché il mercato del Milan è sempre incredibile, così come i risultati. Negli anni Novanta arrivano campioni come i vincitori del Pallone d’Oro Papin e Weah o Boban e Savicevic, che danno sempre nuova linfa al periodo d’oro rossonero. Anzi, una volta Braida decide anche di scavalcare il suo superiore Galliani.

Quando visionano assieme Andriy Shevchenko, il centravanti non tocca palla e il vicepresidente del Milan è scettico. Ma il DG, che l’ha già visto altre volte e che ha ottime referenze anche grazie al lavoro dell’osservatore Galbiati, sa benissimo che quello è un caso e porta comunque Sheva a Milano.

L’ucraino ringrazia, regalando da protagonista la Champions 2003 ai rossoneri e prendendosi anche il Pallone d’Oro nella stagione successiva.

Il gol di Sheva nella Supercoppa europea contro il Porto

A proposito di Pallone d’Oro, un altro di quelli scoperti da Braida è Kakà.

Il brasiliano, unico centrocampista a realizzare una tripletta in A per le scommesse calcio prima di Pasalic, arriva a Milano giovanissimo e anche lui vincerà da protagonista il premio nel 2007, anno dell’ultima Champions dell’era Berlusconi.

Certo, non di soli grandi colpi come quelli realizzati anche con la collaborazione dello straordinario Bronzetti è fatto il periodo rossonero di Braida, che a volte sbaglia valutazioni (lasciare andare Vieira) o acquista calciatori destinati a diventare bidoni leggendari (Borghi, ma anche Reiziger o Bogarde). Ma, bacheca alla mano, sono errori decisamente perdonabili…

Da Barcellona alla Cremonese

Quando nel 2013 le strade di Braida e del Milan si separano, il friulano vorrebbe subito tornare in sella, alla Sampdoria, ma l’acquisto del club da parte di Ferrero fa naufragare il tutto. Poco male, perché Braida trova posto in un altro club leggendario, il Barcellona. I blaugrana nel 2015 gli affidano le trattative con i calciatori provenienti da club stranieri, ma le cose non vanno bene come ai tempi del Milan.

Anzi, dopo il Triplete, da mega favoriti per le scommesse sportive, di Luis Enrique i catalani cominciano a sbagliare tutto sul mercato, prendendo calciatori a prezzi altissimi che poi rendono poco (Coutinho su tutti, ma anche Dembelè e Griezmann).

A pagare per primo questa situazione è anche Braida, che nel 2019 lascia La Masia, un anno prima della rivoluzione interna che porterà all’addio anche di Abidal. L’italiano però non ci sta e denuncia il club per licenziamento senza giusta causa, visto che il contratto con i blaugrana sarebbe dovuto terminare nel giugno 2022.

Ariedo Braida

Ma anche la fine amara dell’avventura al Camp Nou non ha certo tolto a Braida il gusto della sfida. E infatti l’ormai settantacinquenne dirigente è ancora in campo, stavolta come consulente strategico della Cremonese, altra società lombarda (un pattern che evidentemente è ricorrente) e che storicamente ha uno dei migliori vivai del calcio italiano.

La prima stagione quasi intera da dirigente termina con un tredicesimo posto in Serie B, ma i buoni uffici di Braida hanno portato a un mercato estivo molto interessante, che ha visto confermare o arrivare allo Zini alcuni nomi di grande prospettiva come Carnesecchi, top tra i giovani portieri italiani, di cui è stato rinnovato il prestito, o il partenopeo Gaetano, anche lui già con un’esperienza temporanea a Cremona.

E se il palmares del dirigente suggerisce qualcosa, meglio guardare ai grigiorossi con un certo interesse, anche in A, dopo la promozione del 6 maggio 2022. Del resto, non si diventa un mito del mercato per caso…

*Le immagini dell'articolo sono distribuite da AP Photo. Prima pubblicazione 1 dicembre 2021.

 
Sull'autore
Di
Ermanno Pansa

Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

Amante degli incontri ricchi di gol, collabora quotidianamente con il blog di 888sport, per il quale rappresenta una costante fonte di idee.

 

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