In Serie B è nata una stella. In questo caso non parliamo di un calciatore, ma di un direttore sportivo. Un talento che scopre talenti e ha dimostrato, soprattutto, di saper costruire una Squadra, con la “s” maiuscola. È Pasquale Foggia, ds del Benevento dei record, la formazione che in questa stagione ha dominato la serie cadetta. In poco tempo, Foggia ha dimostrato di meritare la Serie A esattamente come la squadra campana.

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E l’anno prossimo il Benevento sfiderà il “suo” Napoli, un sogno che si realizza per l’ex scugnizzo del Rione Traiano cresciuto con il mito di Maradona e che poi, nel 2009, ha fondato una società dilettantistica nei pressi di Soccavo.

A 36 anni, l’ex ala della Lazio è reduce da un salto in alto da brividi. Nel settembre 2016 si iscrive al corso per l’abilitazione a direttore sportivo, il 28 novembre si diploma, il 10 gennaio 2017 ottiene il primo incarico dirigenziale come ds del Racing Roma in Lega Pro e dopo appena sei mesi, il 29 giugno, diventa responsabile e ds del settore giovanile del Benevento.

Infine, nel gennaio 2018, viene promosso a direttore sportivo della prima squadra: Oreste Vigorito, proprietario del Benevento, crede in lui e gli affida la ricostruzione della rosa, dopo la retrocessione in B, con la “mission” di tornare il più presto possibile in Serie A, miscelando alla perfezione esigenze tecniche con necessità economiche, competitività e risanamento.

Così Foggia nell’estate 2018 rivoluziona tutto, cambia 20 calciatori, sceglie un nuovo staff tecnico (con Bucchi in panchina) e sanitario, soprattutto ribalta la strategia utilizzata fino a quel momento e valorizza i giovani. “L’aspetto tecnico deve andare di pari passo con quello economico”, il suo concetto base. Non a caso, tra i modelli di Pasquale Foggia c’è il ds della Lazio, il suo amico Igli Tare.

Ragazzi interessanti come Sanogo, Cuccurullo, Filogamo e Volpicelli debuttano in prima squadra: arrivano tutti dal settore giovanile. Un altro dei suoi pupilli, Enrico Brignola, attaccante classe ’99, viene ceduto al Sassuolo per 3,5 milioni più 500mila euro di bonus e il 50% della futurra rivendita. Un affare. Come l’idea di puntare su Lorenzo Montipò, all’epoca tra i portieri della Nazionale Under 21 e oggi pilastro della super squadra di Pippo Inzaghi: Foggia lo ha convinto ad accettare la scommessa Benevento, nonostante il titolare fosse Puggioni, e l’hanno vinta insieme.

Nell’estate 2019, infatti, il cartellino del portiere è diventato tutto del club campano, che lo ha riscattato dal Novara. Il campionato 2017-’18 finisce però con una beffa: nella semifinale dei playoff per la promozione, Benevento eliminato dal Cittadella nonostante la vittoria per 2-1 in trasferta all’andata, per colpa del ko (0-3) del ritorno al Vigorito.

CARTELLINI A ZERO, SI INVESTE NEL MONTE STIPENDI

Ma la strada per la straordinaria stagione successiva era già tracciata: nel gennaio 2019, preso a parametro zero dal Werder Brema il difensore Luca Caldirola, che era corteggiato da club di A proprio come il capocannoniere della squadra, il regista Nicolas Viola, convinto ad accettare il progetto giallorosso nonostante le proposte dalla massima serie.

Stesso discorso per il “bombardiere” (visto il sinistro al fulmicotone) tedesco Kragl, 13 gol in 51 gare nel Foggia, e per il trequartista Dejan Vokic, classe '96, soffiato sempre a parametro zero a società olandesi e soprattutto tedesche che già si erano fatte avanti per lo sloveno: “Vi assicuro – ha detto Foggia – che questi giocatori non sono venuti o rimasti con noi per una questione economica, perché avrebbero guadagnato di più altrove. Per me la riconoscenza nel calcio esiste”.

La sua strategia ha pagato: scelte basate su esigenze tecniche, senza compromessi con i procuratori; spese oculate, il che non era scontato avendo un presidente come Vigorito che comunque nel calcio investe senza remore (cosa che spesso porta a sbagliare acquisti più facilmente): invece il Benevento dei record è costato zero euro di cartellini, lo stesso capitano Maggio, una vita nel Napoli, è stato preso da svincolato.

La differenza con gli altri club la fanno gli ingaggi, i più alti della B (monte stipendi tra i 13 e i 14 milioni di euro, tra parte fissa e bonus), ma soprattutto la capacità di affidarsi agli uomini giusti, tra giocatori e panchina. L’intuizione di puntare su Pippo Inzaghi, reduce dalla tormentata avventura a Bologna, si è rivelata vincente: “È una persona vera, di sani principi. Lui ama questo lavoro, lo fa con passione. Altrimenti uno non passa dal Milan al Venezia e non rinuncia a soldi pur di venire a Benevento. Su Inzaghi non ho mai avuto alcun dubbio, conosco perfettamente la persona che è”, ha detto Foggia a “Linea calcio”, su Canale 8.

NUMERI DA RECORD

La scelta, ovviamente condivisa con entusiasmo dal presidente Vigorito, ha prodotto risultati incredibili: al momento dello stop, il Benevento era primo con 22 punti sulla terza a 10 giornate dalla fine. Nessuno, nella storia della B, aveva conquistato 69 punti nelle prime 28 giornate: 21 vittorie e 54 reti segnate. E per il sistema scommesse la squadra di Inzaghi si avviava a battere il clamoroso record dell’Ascoli ’77-’78: 87 punti (in realtà furono 61, ma la vittoria valeva 2 punti).

Numeri da urlo, davvero. Trascinata dai gol di Viola (9) e degli attaccanti Sau (8), preso gratis – anche lui! – dalla Samp (dopo tanti anni nel Cagliari), Coda (7), Roberto Insigne (6), fratello dell’azzurro Lorenzo, e Moncini (3), il Benevento di Foggia & Inzaghi si è rivelata una inarrestabile macchina da punti, in casa e in trasferta. Prezioso pure l’apporto di un altro acquisto importante, quello dell’esperto centrocampista Schiattarella, arrivato dalla Spal. Ha trovato spazio anche il difensore centrale Alessandro Tuia, considerato un predestinato ai tempi delle giovanili della Lazio.

Il gruppo di giocatori creato da Foggia e guidato da Inzaghi ha saputo esprimersi ad alti livelli per l’intera stagione. A partire dai napoletani Insigne, Letizia e Improta, più Maggio che a Napoli ha vissuto 10 anni: “Ragazzi eccezionali – sottolinea il ds - che sono con me a Benevento da due anni, hanno avuto alti e bassi ma non è mai mancata la voglia di lottare per questa maglia e per i tifosi. Da Maggio che ha 38 anni a Insigne, il più giovane. Ma tutto il nostro gruppo è davvero speciale, trovarne di simili è impossibile”.

Di sicuro, sarà intrigante vedere il Foggia e il suo Benevento alla prova della Serie A: è l’esame di maturità, ma il giovane direttore sportivo ha dimostrato di avere le qualità e la competenza per superarlo.


*La foto di apertura dell'articolo è di Lorenzo Galassi (AP Photo)

Sull'autore
Di
Giulio

Giulio è nato giornalista sportivo, anche se di professione lo fa “solo” da 30 anni. Dal 1997 è l'esperto di calciomercato del quotidiano La Repubblica.

Dal '90 segue (senza annoiarsi mai) le vicende della Lazio: collabora anche con Radiosei e dirige il sito Sololalazio.it. Calcio e giornalismo sono le sue grandi passioni. L'unico rimpianto che lo tormenta è aver smesso di dare spettacolo sui campi di calcetto.

 

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