Tra gli sport individuali, il tennis forse è uno di quelli che richiede il maggior tempo passato sul campo ad allenarsi. A parte la preparazione fisica, necessaria per affrontare partite che a volte diventano delle vere e proprie maratone, c'è da curare nel minimo dettaglio ogni tipologia di colpo, allenarsi alla battuta, alla ricezione e infine fare esercizi specifici (fisici, ma anche tattici) per far sì che il proprio gioco sia adatto a tutte quante le superfici.

Per quanto in campo ci vada uno solo, è quindi fondamentale per un tennista avere un allenatore (o anche più di uno) che si occupi di capire quali attività sono fondamentali per lo sviluppo dell’atleta. Basterebbe pensare a quanto sia stato importante per la carriera di Roger Federer lo svizzero Severin Lüthi, oppure all'influenza che ancora oggi zio Toni Nadal ha su suo nipote Rafa.

La figura del Super Coach

Come si diventa allenatori

Tutti gli esempi di Super Coach

La scelta di Sinner sul Coach

Ci sono allenatori che sono diventate vere proprie leggende, come lo statunitense Nick Bollettieri, divenuto celebre come coach di Agassi e che poi ha avuto tra i suoi allievi Boris Becker, Pete Sampras, Jim Courier ed entrambe le sorelle Williams.

La figura del Super Coach

Negli ultimi anni però si è sviluppata una nuova figura, quella del super coach. Cosa rende un super coach così diverso da un semplice allenatore? La risposta è abbastanza articolata: in primis, la carriera ad altissimi livelli da tennista. Perché se è vero che molti allenatori in gioventù hanno giocato anche da professionisti, sono pochi quelli che possono vantare l’ingresso nella top ten del ranking o addirittura qualche titolo dello Slam vinto.

Da un punto di vista più…materiale, ovviamente un super coach costa molto di più a un tennista di un normale allenatore. Volendo quantificarlo, lo stipendio è mediamente quadruplicato, anche perché tiene conto di una tipologia di esperienza che il tecnico di base difficilmente può offrire. Poi ovviamente c'è anche la divisione del lavoro.

Un super coach lascerà sempre all'allenatore "classico" la maggior parte delle attività del tennista, mentre si concentrerà particolarmente su aspetti del gioco ben precisi o, assai più spesso, sull'aspetto psicologico della questione.

Lendl e Murray!

Del resto, un allenamento fisico e tecnico può farlo quasi chiunque, ma sono in pochi quelli che possono spiegare a un astro nascente del tennis cosa possa significare la pressione del grande torneo o il dover affrontare un avversario fenomenale. 

Come si diventa allenatori

Ma perché i campioni del passato decidono così volentieri di insegnare i trucchi del mestiere alle giovani leve (o anche a volenterosi studenti un po' avanti con gli anni)? Non è solo una questione di soldi, perché nel momento in cui un Ivan Lendl (che ha guidato Andy Murray) o una Maria Sharapova scendono in campo, si suppone che ci sia poca necessità di guadagnare più di quanto  già fatto in carriera. Ma la voglia di essere i migliori non la si perde mica quando si appende la racchetta al chiodo.

E sapere di aver fatto la differenza nello sviluppo di un nuovo campione significa dimostrare che le proprie abilità non erano ristrette soltanto al tennis giocato. Anche chi si affida a un super coach, però, ha parecchi vantaggi.

Serena con Patrick Mouratoglou

Intanto, poter sfruttare l’esperienza di chi quel percorso l’ha già fatto e con ottimi risultati. E poi per un giovane di talento, vedersi affiancato da un mito della racchetta significa proiettarsi addosso molto di più la luce dei riflettori, aumentando così il proprio valore anche a livello economico e pubblicitario. Dunque, di recente molti campioni e molte campionesse hanno deciso di affiancare al proprio staff anche una leggenda del passato, a volte ottenendo risultati particolarmente positivi.

Tutti gli esempi di Super Coach

L'esempio migliore non può che essere quello di Novak Djokovic, che per tre anni è stato seguito da Boris Becker. Il tedesco, il più giovane vincitore di sempre della storia di Wimbledon, è stato fondamentale per lo sviluppo del campione serbo, come dimostrano i numeri del loro periodo di collaborazione.

Djokovic con Becker!

Con accanto Becker come super coach, Djokovic ha vinto 25 tornei, chiudendo il Career Grand Slam con il Roland Garros (mai vinto fino a quel momento) e andando molto vicino a realizzare il Grande Slam nel 2015. Il teutonico ha assistito da tecnico del serbo a 14 vittorie in un Master 1000, a due Finals vinte, due Australian Open, un Open di Francia, due Wimbledon e uno US Open e in quel periodo Djokovic è stato numero uno del ranking per 122 settimane consecutive.

Evidentemente, nonostante la separazione arrivata a dicembre 2016, l'esperienza con il super coach è piaciuta parecchio a Nole, sconfitto da favorito per le quote US Open nella finale che avrebbe rappresentato il Grande Slam che infatti ora è stato seguito a lungo da un altro campione del passato, il croato Goran Ivanisevic.

Goran con Nole!

Persino uno come Federer per un periodo ha deciso di affidarsi a un super coach. Quando lo svizzero ha trovato parecchie difficoltà a competere con avversari del calibro di Nadal, Djokovic, ha deciso di uscire da quel momento complicato chiedendo aiuto a un'altra leggenda del tennis, Stefan Edberg.

Re Roger con Stefan Edberg

Lo svedese, vincitore per due volte di Australian Open, Wimbledon e US Open, ha lavorato con King Roger per modernizzare il suo gioco, consigliandogli di cambiare racchetta e di affidarsi a una più moderna, ma anche di sviluppare nuove strategie che potessero adattarsi meglio alla sua condizione fisica.

Per sua stessa ammissione, Edberg ha trovato abbastanza difficile…insegnare a Federer qualcosa che lo svizzero non sapesse, ma comunque la partnership, durata due anni, ha portato in dote 10 tornei, compresi tre ATP 1000, ma anche la vittoria della Svizzera nella Coppa Davis.

Anche in questo caso, c'è stato un bis, visto che Federer ora è allenato anche lui da un ex tennista croato, Ivan Ljubičić, a cui viene attribuito il miglioramento recente del rovescio dello svizzero, forse il suo vero unico punto debole persino negli anni migliori.

La scelta di Sinner sul Coach

Sinner chiede l'approvazione del suo palco!

Insomma, se persino i migliori di sempre si affidano al super coach, è normale che le nuove generazioni ci pensino parecchio anche loro.

L’azzurro Sinner, che ci farà sognare anche per le quote tennis, prima era allenato da Riccardo Piatti e ora passato sotto la guida di Simone Vagnozzi, ha spiegato di essere alla ricerca di una leggenda in grado di guidarlo nei suoi primi anni al top (e per lui si fa il nome di un “certo” John McEnroe), ma non è l’unico intenzionato a trovarsi un…tutor di un certo livello. 

Prima dell'edizione 2022 di Wimbledon ha ingaggiato un nuovo super coach, Darren Cahill che in passato ha fatto le fortune di diversi tennisti top!

E visti i risultati, facile pensare che il trend possa continuare…


*Le immagini dell'articolo sono distribuite da AP Photo. Prima pubblicazione 9 aprile 2022.

Sull'autore
Di
Ermanno Pansa

Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

Amante degli incontri ricchi di gol, collabora quotidianamente con il blog di 888sport, per il quale rappresenta una costante fonte di idee.

 

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