Quando alla tua prima partita da professionista batti un record di precocità che apparteneva a Diego Armando Maradona, qualcosa vorrà anche dire. E il fatto che poi Sergio Aguero del Diez sia addirittura diventato il genero, non fa altro che aggiungere altro a quella che, nel momento in cui l’argentino appenderà gli scarpini al chiodo, verrà raccontata come la leggenda del Kun.

Nato nel 1988 a Buenos Aires e così soprannominato per la somiglianza con un personaggio dei cartoni animati, il centravanti può essere tranquillamente considerato come uno dei migliori bomber della sua epoca. E se qualcuno non fosse convinto al riguardo, possono sempre parlare i numeri.

Il Kun nasce calcisticamente nell’Independiente, che lo fa esordire ancora giovanissimo nel 2003, ad appena 15 anni e 35 giorni. Le stagioni in patria sono un crescendo. Nelle prime due ottiene solamente una manciata di presenze (1 nella prima, 7 nella seconda, comprese due spezzoni in Copa Libertadores senza mai andare in gol), ma da quella 2004/05 comincia a farsi vedere più spesso, scendendo in campo 12 volte e segnando 5 reti.

Con 25 milioni è in Spagna

E poi arriva l’annata in cui, ad appena 18 anni, Aguero comincia davvero a farsi notare. Per lui 36 presenze in Primera Division, 18 marcature. In pratica, un gol ogni due partite. E nessuno si sorprende quando l’Atletico Madrid, società esperta in bomber di razza, sborsa per lui ben 25 milioni di euro per portarlo al Vicente Calderon.

Sulle prime, l’acquisto non sembra particolarmente azzeccato. Sotto la guida del messicano Aguirre e in coppia con Fernando Torres, il Kun è il recordman di presenze colchonero della stagione 2006/07 con 42 partite giocate, ma va in gol solo 7 volte. Sarà solo una questione di tempo... L’anno dopo l’argentino trova un nuovo compagno di reparto in Forlan e il duo sudamericano funziona eccome: 50 presenze totali, 27 reti (19 in campionato, 2 in coppa del Re e 6 in Coppa UEFA), più o meno la media che aveva convinto l’Atletico ad acquistarlo. E al termine del campionato riceve il premio Puerta come miglior giocatore della Liga.

 

Nella stagione 2008/09, Aguero conferma il suo feeling innato con le porte avversarie, considerando che in 47 partite disputate segna 21 volte e si presenta anche alla Champions League con quattro reti, compresa una doppietta contro il PSV Eindhoven. La stagione 2009/10 è leggermente peggiore in quanto a numeri (54 presenze e 19 gol), ma è quella della consacrazione continentale. Dopo l’eliminazione dalla Champions League, l’Atletico vince l’Europa League nella finalissima contro il Fulham.

All’inizio di quella successiva i Colchoneros portano a casa, da sfavoriti per le scommesse calcio, la Supercoppa Europea contro l’Inter fresca di Triplete e il Kun segna il definitivo 2-0. Ma sarà la sua ultima stagione a Madrid. Con il rinnovo del contratto, la clausola rescissoria scende a 45 milioni e il Manchester City non si fa sfuggire l’occasione. Aguero lascia l’Atletico con 27 gol, portando così il suo totale in biancorosso a 101 marcature.

L'uomo dei record

Al City comincia un’altra storia. Gli sceicchi sono arrivati da poco e il Kun è una delle stelle di una squadra costruita per vincere. E così sarà. Sotto la guida di Mancini, Aguero è assoluto protagonista della Premier League 2011/12. E non solo per le 22 reti (in totale saranno 30), ma soprattutto per quella, decisiva, in pieno recupero contro il QPR che regala ai Citizens un trionfo atteso da oltre quarant’anni.

L’anno dopo però entrambi i protagonisti deludono: Mancini viene esonerato e Aguero ha una stagione ben sotto la media, con sole 17 marcature, 12 delle quali in Premier League. Ma sarà l’ultimo anno in cui l’argentino scende sotto i venti. La stagione 2013/14 è di nuovo trionfale. In panchina c’è il cileno Pellegrini e la connection sudamericana funziona: vittoria del campionato e media gol pazzesca per Aguero, che tra Premier League, Champions e coppe nazionali, nonostante parecchi infortuni, mette a segno 28 reti in appena 32 partite.

Meglio l’anno successivo, anche se stavolta il City resta a secco. Per il Kun 32 reti ma zero trofei. In compenso, Aguero vince il titolo di capocannoniere con 26 marcature in campionato. La stagione 2015/16 è l’ultima a Manchester per Pellegrini, che non va oltre il quarto posto nonostante i 24 gol in Premier League del Kun, che in totale fa 29 e solleva anche la League Cup.

E poi…arriva Pep. Il City investe su Guardiola e ottiene trofei e… un nuovo Aguero. Con in panchina il catalano, i numeri del Kun si impennano. Nella stagione 2016/17 i Citizens arrivano solo terzi, ma l’argentino va a segno ben 33 volte, 20 delle quali in Premier. Le altre 13 sono sparse tra FA Cup (5) e Champions League (8 in altrettante partite).

Guardiola, maestro del City!

Quando però la squadra di Guardiola carbura, non ce n’è per nessuno. Arriva una doppietta clamorosa in Premier, che in entrambe le stagioni porta la firma del Kun: 30 reti totali nella stagione 2017/18 e 32 in quella successiva. E pazienza se in nessuno dei due casi i gol in campionato sono stati abbastanza (in entrambi i casi 21) per vincere il titolo dei bomber. La stagione 2019/20, però, ha fatto gridare alla crisi: “solo” 23 reti di cui 16 in campionato, anche a causa del giusto turnover con Gabriel Jesus. E sono cominciate le prime critiche per l’argentino, anche alla luce di un contratto faraonico. Per lui, 14 milioni di euro l’anno fino al 30 giugno 2021.

I numeri del Kun

Alla scadenza saranno passati dieci anni dall’approdo a Manchester e ci si può fare qualche conto. Considerando che il primo contratto è da 10 milioni di euro a stagione e che il rinnovo del 2014 lo ha portato alle cifre attuali, si può dire che l’argentino sia costato una dozzina di milioni di euro all’anno al City. Non poco, ma considerando che il Kun ha un bottino di 255 reti in 373 partite  e una media di 28,2 gol a stagione, all’Etihad hanno davvero poco di cui lamentarsi.

E non sorprende che, nonostante l’età a fine stagione (33 anni) più di qualche big stia pensando a offrirgli un contratto a parametro zero, magari con il sostegno dello sponsor tecnico Puma. Del resto, come dimostra il caso Suarez, i migliori non guardano la carta di identità.

Più semplice però che il Kun decida di tornare nella sua Argentina, che ha lasciato ormai quindici anni fa. E a proposito, giusto anche vedere lo strano rapporto di Aguero con l’Albiceleste. Per lui 97 presenze e 42 gol, non proprio in media con le cifre nei club. Ma soprattutto una sorta… di maledizione. Le partite in cui il centravanti ha giocato tutti i novanta minuti si contano sulle dita di due mani perché sono esattamente dieci. Colpa della concorrenza, che nell’Argentina è ampia e feroce, ma anche di prestazioni non sempre all’altezza.

Il Kun con la maglia della Nazionale!

Non esattamente quello che ci si aspettava da chi nel 2007 aveva portato l’Under-20 al titolo mondiale, vincendo anche il titolo di capocannoniere della manifestazione con 6 reti. Ma l’amico/rivale Leo Messi può confermare. Essere profeti in patria è sempre difficile, ma in Argentina è ancora più complicato...

*Le immagini dell'articolo, tutte distribuite da AP Photo, sono, in ordine di pubblicazione di Alastair Grant, Dave Thompson ed Ariel Schalit.

Sull'autore
Di
Ermanno Pansa

Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

Amante degli incontri ricchi di gol, collabora quotidianamente con il blog di 888sport, per il quale rappresenta una costante fonte di idee.

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