La storia era talmente potente, senza bisogno di essere eccessivamente romanzata, che una volta messa su pellicola, si rivelò un successo mondiale. Tanto che Brad Pitt, completamente inquadrato nel personaggio, si guadagnò anche una candidatura all'Oscar come miglior attore.

Chi era Billy Beane

Il Moneyball applicato al calcio

Al Pacino ed altre leggendarie storie sportive

Il film, in Italia, per una volta venne tradotto fedelmente ("L'Arte di vincere"), ma per tutti è rimasto impresso come "Moneyball". Ma quale fu la vera storia che ispirò il tutto a cominciare dal libro "Moneyball - The art of winning", scritto da Michael Lewis e pubblicato nel 2003? E' quella dell'ex giocatore di baseball Billy Beane. Il quale, dopo aver militato per molti anni tra le fila degli Oakland Athletics, viene nominato general manager del club californiano le cui finanze, in quel momento, erano decisamente aride.

 

Appassionato e con una gran voglia di rivalsa al termine di una carriera da eterno incompreso, l'intenzione di Beane è quella di raggiungere il miglior risultato con la minor spesa possibile. Ma come fare? La soluzione arriva dall'elaborazione di un rivoluzionario metodo per scegliere i giocatori da acquistare, senza follie o addirittura a prezzi modici, per costruire un roster decisamente competitivo.

Attraverso il ricorso a modelli matematici e statistici e l’aiuto del "fido" Peter Brand, Billy in poco tempo rivoluzionerà il modo del baseball, nonostante la diffidenza di chi lo ha preceduto e il timore di chi gli sta intorno: succede sempre così, d'altra parte, coi personaggi e le idee che ribaltano la prospettiva. Nello sport come nella vita.

La vera storia di Billy Beane

La storia di Beane non sarà accompagnata da un vero e proprio lieto fine (quanto lo avrebbe voluto l'industria cinematografica!): dopo aver comunque conquistato un primo posto nella West Division nella Regular Season, Oakland si fermò infatti al cospetto di Minnesota al primo turno (i quarti di finali) delle Division Series della centesima edizione (quella del 2002) della Major League Baseball.

Tuttavia, i Latics tagliarono il traguardo più alto di tutti i tempi nella storia del baseball americano e delle scommesse sportive: 20 successi di fila, ottenuti con una squadra formata da giocatori scartati dalle società "top class", ma estremamente funzionali a determinati ruoli e collocazioni sul diamante. “Una specie – si dice nel film – di isola dei giocattoli difettosi”. Chi appesantito, chi eccentrico, chi poco ortodosso: unici nel loro modo di esprimersi con guantoni, mazza e pallina.

Tutti, però, selezionati tramite un'attenta valutazione statistica delle loro prestazioni passate, isolata - questo è l'aspetto più importante, inizialmente poco compreso - da moduli di gioco e fattori ambientali o esterni. E il loro status di “scartati”, quindi, garantiva un prezzo d’acquisto modesto.

Midtjylland e Ankersen, il Moneyball nel calcio  

Una teoria che, con il passare degli anni, penetrò anche il mondo del calcio: l'esempio - e per giunta dichiarato - più lampante, è quello del Midtjylland, club dalla tradizione giovane in Danimarca e che, grazie al lavoro Rasmus Ankersen il "Billy Beane del football europeo", si è arrampicato fino alla Champions League.

Rampante autore, oratore pubblico e consulente aziendale e una presenza scenica che,  potrebbe tranquillamente ricordare quella di un attore hollywoodiano, Ankersen - classe 1983 - è stato costretto ad abbandonare la propria carriera di calciatore (proprio al Midtjylland) da giovanissimo per via di un grave infortunio.

La sua conoscenza la divide, con un fil rouge indissolubile tra il club dello Jutland e quello londinese del Brentford, che nel 2020 ha sfiorato la promozione in Premier League ed è, a ben vedere, una colonia del calcio danese coi calciatori Mads Bech Sørensen, Henrik Dalsgaard, Mads Roerslev Rasmussen, Christian Nørgaard (centrocampista ex Fiorentina) ed Emiliano Marcondes. Tutti sotto l'egida del mister connazionale Thomas Frank e del suo vice Brian Riemer.

Al Pacino e le storie maledette

Difficile fare una lista nel mare magnum dei film sportivi: certamente, rimanendo lungo Hollywood boulevard, a fare la storia come e più di Moneyball, resta il mitico "Ogni Maledetta Domenica" ("Any Given Sunday", 1999), dedicato al football (americano, ovviamente) col discorso finale di Al Pacino negli spogliatoi tra i suoi ragazzi dei Miami Sharks.

Quegli indimenticabili "centimetri" che caratterizzano lo sport e la vita, di un coach - Tony D'Amato - burbero e vecchio stile, che ha cominciato a "non sopportare la faccia che vede allo specchio" ma, anche, con un cuore grande così. Indimenticabile la chiusura: "E' il football, ragazzi. E' tutto qui!". Che, nel tempo ha ispirato miliardi di discorsi degli allenatori, a ogni livello di qualsiasi sport collettivo.

Rimarchevole è anche il tratteggio dei dietro le quinte dei procuratori sportivi, offerto da "Jerry Maguire" (1996) con Tom Cruise e Renée Zellweger.


A proposito di "storie maledette", il calcio - al di là dei vari lungometraggi documentaristici su Diego Armando Maradona - ha spesso sofferto di grandissime difficoltà di riproduzione rispetto agli sport americani. Si è sempre dovuto porre un maggiore accento sulla storia in sé, più che sulle gesta in campo.

 

Un esempio su tutti, è "Fuga per la vittoria" (1981), in cui la differenza tra i veri calciatori (tra cui Pelé) e Sylvester Stallone, in campo, stava tutta nella goffa parata di chi - evidentemente - sarebbe stato molto più adatto ai film sulla boxe nel personaggio di Rocky Balboa.

Tornando al calcio, sull'olimpo - e non a caso si tratta di un film targato BBC - resta "Il Maledetto United" (2009) dedicato ai 44 giorni di Brian Clough sulla panchina del Leeds all'inizio della stagione 1974-75.

*L'immagine di apertura dell'articolo è di Ben Margot (AP Photo). Prima pubblicazione 2 dicembre 2020.

Sull'autore
Di
Stefano Fonsato

Stefano collabora da anni come giornalista freelance per il portale web di Eurosport Italia, per il quotidiano La Stampa e con la casa editrice NuiNui per la quale è stato coautore dei libri "I 100 momenti magici del calcio" e "I 100 momenti magici delle Olimpiadi".

E' amante delle storie, dei reportage e del giornalismo documentaristico, ma il suo "pallino" resta, su tutti, il calcio d'Oltremanica.

 

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